Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday July 17th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Crocifisso, non arma ma segno di pace

Non abbiamo motivo di inserirci nell’ormai annosa querelle circa il diritto del crocifisso a rimanere affisso ai pubblici muri. È una diatriba che non ci appassiona, viziata com’è, a monte, da un errore madornale: l’equivoco più o meno voluto di un simbolo universale scambiato per icona pop e griffe esclusiva.

Il crocifisso non è il marchio ideologico dell’Occidente, del sistema sociale, politico ed economico euro-americano. Sarebbe blasfemo il solo pensarlo. Siamo seri: il contrassegno di quest’area del mondo è il mercato. Tutte le destre e le sinistre europee, più o meno radicali, più o meno moderate, nascono ad esito di conflitti sociali ed economici seguiti alla rivoluzione industriale di due secoli fa.

Il crocifisso, invece, rimanda immediatamente a Gesù di Nazareth, prima ancora che alla religione che da lui ha preso il via. Rinvia alla figura, all’insegnamento, alla vita, in una parola alla persona del profeta galileo che, per avere predicato la paternità di Dio, il rinnovamento interiore e la legge dell’amore totale e incondizionato, finì nel mirino delle autorità religiose e politiche del suo tempo, che se ne sbarazzarono attraverso la corruzione di un discepolo, un arresto notturno, due processi sommari e una sbrigativa esecuzione capitale. Una vittima del potere, un testimone della libertà dello spirito umano, un apostolo dell’amore. Questo fu Gesù di Nazareth, a leggere la sua vicenda biografica sotto un’ottica squisitamente umanistica.

È una chiave di lettura che dovrebbe facilitare una conciliazione degli animi. Gesù, che era ebreo, discendente di Davide, della tribù di Giuda, attraversa e supera il giudaismo. Elevato al rango della divinità suprema, non cessa di conservare la sua natura terrena, carnale e crocifissa, come luogo concreto, “fisico”, del suo farsi prossimo e icona di ciascun uomo, e in specie di quello squassato dal male e dal peccato individuale e collettivo. Egli è patrimonio inalienabile dell’umanità intera e, come tale, deve essere additato quale punto di riferimento ed esemplare etico: uomo normativo – o «nuovo Adamo», per usare quelle categorie di pensiero genuinamente ebraiche che veicolarono il pensiero suo e dei suoi primi seguaci.

Il laicissimo Sandro Pertini, socialista di vecchia scuola e ateo professo, voleva e collocava il crocifisso nel suo ufficio, perché vi vedeva un uomo con la maiuscola: l’espressione storica e concreta di un’idea altissima di solidarietà, di giustizia e di libertà, nonché un solenne monito contro qualsiasi forma di xenofobia, di violenza e di oppressione perpetrata ai danni dei più deboli. Una lezione valida tutt’oggi, sebbene ancora ostica per buona parte della nomenclatura politica e intellettuale europea.

Chi riduce Gesù di Nazareth a eroe culturale e mito fondativo dell’Occidente e ne brandisce la croce come un’arma atta a offendere, non rende un bel servizio al cristianesimo, se il cristianesimo non è soltanto una propaganda religiosa costruita su Gesù, ma la fede in e di Gesù. Parimenti rende un pessimo servizio all’intero genere umano chi briga per sostituire il crocifisso con un vuoto intonacato. Gesù crocifisso è il fratello che spalanca le braccia per abbracciare tutti. È il simbolo immaginifico e reale, umile e potente, di tutti i crocifissi della storia, di coloro che hanno portato impresse nella propria carne le stigmate della lotta per la pace e per un mondo nuovo in cui abbia stabile dimora l’equità, il diritto, l’uguaglianza. Ed è la rappresentazione dell’anelito al trascendente, a una vita buona e pura, che, pur in forme cangianti e in modi variegati, muove le coscienze di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Non sostituiamo il vuoto a Gesù. Per noi cristiani, egli è il Dio incarnato. Per i non cristiani illuminati e non prevenuti, egli è comunque un uomo degno dei massimi onori. Un uomo ineguagliabile, grande, unico.
Ieri, oggi e per sempre.

ALESSANDRO MANGINI



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