Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday May 23rd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Ricordando Paolo Emilio Taviani

Paolo Emilio Taviani

Paolo Emilio Taviani

Intorno alla figura del senatore Paolo Emilio Taviani, scomparso nel giugno del 2001, è da tempo calata una cappa di soffocante silenzio, proprio in quel Bavaridi cui il più volte ministro della Repubblica (nonché capo partigiano e padre costituente) era stato detto, con una punta di impietosa ironia, «il re». Ci chiediamo perché.
Forse non gli ha giovato essere rimasto fedele, potremmo dire sino all’ultimo respiro, agli ideali cristiano-democratici che ispirarono la sua azione politica dalla giovinezza alla tarda età. La frantumazione dell’elettorato cattolico ha impedito ai più di leggere in modo univoco e non partigiano la sua lunga biografia umana, intellettuale e politica. La netta predominanza sociale e culturale della sinistra postcomunista ha, al contrario, contribuito a relegare sbrigativamente l’esperienza tavianea fra le scartoffie dell’archivio polveroso della storia. Per converso, una destra post-ideologica con venature populistiche non poteva certo individuare in Taviani, cultore del “primato della politica”, né un maestro di pensiero, né un semplice punto di riferimento ideale. Non era lecito, dunque, attendersi un giusto riconoscimento a Taviani né da parte diun partito come il Popolo
della Libertà, costruito sul mito longobardico del berlusconismo rampante, né da parte di un partito tratto dalle ceneri spente e sparse di tutte le sinistre, qualè il PD. L’uno è un soggetto privo dialbero genealogico, al di là di qualche parentela acquisita o alla lontana;l’altro è l’ultima versione, riveduta e corretta, del vecchio PCI con una spolverata di elementi socialcristiani; per il momento, un compromesso storico formato bonsai.
Dispiace però che l’unico soggetto politico attivo in paese – il Partito Democratico – non abbia giammai avvertito l’esigenza di commemorare
convenientemente la figura di questo uomo illustre, vanto non solo per Bavari, ma per Genova, la Liguria, tutto il Paese. Dispiace soprattutto perché un partito che – nella nostra comunità – ha la rappresentanza di oltre il40%
del corpo elettorale, con punte del 50%, avrebbe il dovere morale di proporre ai suoi iscritti e sostenitori gli
esempi positivi dati dai servitori dello Stato e del bene pubblico.
Se Bavari nel secondo dopoguerra fu preservato dallo scempio edilizio che deturpò altri paesi limitrofi, il merito deve essere ascritto soprattutto al
leader democristiano, ispiratore del decreto ministeriale che, il13 febbraio 1968, sottoponeva a vincolo di tutela paesaggistica le località di Fontanegli, Montelungo, Bavari e Stallo. Come non richiamare alla mente, poi, la costante attenzione
che l’uomo politico riservò al locale tessuto sociale, di matrice sia laica
che ecclesiale, favorendo la ricostruzione della società operaia cattolica
(poi circolo Acli) e la fondazione della pubblica assistenza Croce Azzurra Ricordare Taviani significa fare memoria di una personalità fuori del comune: un intellettuale di vastissima e multiforme cultura, un autentico signore della politica, un credente maturo e convinto, un combattente perla libertà, la democrazia, la pace e lo sviluppo dei popoli. Un identikit che forse impaurisce i tanti, troppi mediocri che negli ultimi lustri si sono accomodati nelle case matte del potere

ntorno alla figura del senatore

Paolo Emilio Taviani, scomparso

nelgiugno del2001, è da tempo
calata una cappa disoffocante silen-
zio, proprio in quelBavaridicuiilpiù
volte ministro della Repubblica
(nonché capo partigiano e padre co-
stituente) era stato detto, con una
punta diimpietosa ironia, «ilre».
Cichiediamo perché.
Forse non gliha giovato essere
rimasto fedele, potremmo dire sino
all’ultimo respiro, agli ideali cri-

stiano-democratici che ispirarono la

sua azione politica dalla giovinezza
alla tarda età. La frantumazione

dell’elettorato cattolico ha impe-

dito aipiùdileggere in modo univoco
e non partigiano la sua lunga biografia
umana, intellettuale e politica. La
netta predominanza sociale e cul-

turale della sinistra postcomuni-
sta ha, al contrario, contribuito a

relegare sbrigativamente l’esperienza
tavianea fra le scartoffie dell’archivio
polveroso della storia. Per converso,
una destra post-ideologica con vena-
ture populistiche non poteva certo in-
dividuare in Taviani, cultore del

“primato della politica”, né un

maestro dipensiero, né un semplice
punto diriferimento ideale.
Non era lecito, dunque, attendersi
un giusto riconoscimento a Tavianiné
da parte diun partito come ilPopolo
della Libertà, costruito sulmito lon-
gobardico del berlusconismo ram-
pante, néda parte diun partito tratto
dalle cenerispente e sparse ditutte le
sinistre, qualèilPD. L’uno èun sog-
getto privo dialbero genealogico, aldi
làdiqualche parentela acquisita o alla
lontana;l’altro èl’ultima versione, ri-
veduta e corretta, delvecchio PCIcon
una spolverata dielementisocialcri-
stiani;per ilmomento, un compro-
messo storico formato bonsai.
Dispiace peròche l’unico soggetto
politico attivo in paese – ilPartito
Democratico – non abbia giammaiav-
vertito l’esigenza di commemorare
convenientemente la figura diquesto
uomo illustre, vanto non solo perBa-
vari, ma perGenova, la Liguria, tutto
ilPaese. Dispiace soprattutto perché
un partito che – nella nostra comunità
– ha la rappresentanza dioltre il40%
del corpo elettorale, con punte del
50%, avrebbe ildovere morale dipro-
porre aisuoiiscrittie sostenitorigli
esempipositividatidaiservitoridello
Stato e delbene pubblico.
Se Bavarinelsecondo dopoguerra
fu preservato dallo scempio edilizio
che deturpòaltripaesilimitrofi,ilme-
rito deve essere ascritto soprattutto al
leader democristiano, ispiratore del

decreto ministeriale che, il13 feb-

braio 1968, sottoponeva a vincolo di

tutela paesaggistica le località di

Fontanegli, Montelungo, Bavari e
Stallo. Come non richiamare alla
mente, poi, la costante attenzione
che l’uomo politico riservò al locale

tessuto sociale, dimatrice sia laica

che ecclesiale, favorendo la ricostru-
zione della società operaia cattolica
(poicircolo Acli) e la fondazione della
pubblica assistenza Croce Azzurra?
Ricordare Taviani significa fare
memoria diuna personalità fuoridel
comune:un intellettuale divastissima
e multiforme cultura, un autentico si-
gnore della politica, un credente ma-
turo e convinto, un combattente perla
libertà, la democrazia, la pace e lo
sviluppo deipopoli. Un identikitche
forse impaurisce itanti, troppimedio-
criche negliultimilustrisisono acco-
modatinelle casematte delpotere.

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