Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Thursday September 20th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Quando a Bavari fioriva il garofano

1° maggio 1963: la delegazione del PSI di Bavari al 50° anniversario di fondazione della S.M.S. "Operai e Contadini"

La nostalgia canaglia del bel tempo andato ha accompagnato questo inizio 2010 fra i superstiti che si aggi­rano, ancora dolorosamente increduli, tra i ruderi e i calcinacci di quella che fu la casa del sociali­smo ita­liano, il già glorioso PSI. Trent’anni fa, il 1° gennaio 1980, si spegneva Pietro Nenni, anima e carburante di una sinistra romagnola sanguigna e un po’ naïf. Nel febbraio 1990, vent’anni or sono, lo raggiungeva il sa­vonese Sandro Pertini, il «presidente più amato dagli ita­liani». Dieci anni dopo – il 19 gennaio dell’anno giubilare – era il turno di Bettino Craxi: fra i leader socialisti, si­curamente il più discusso e problematico, tant’è vero che il giudizio della storia su di lui rimane in sospeso.

Ci sovviene di quando anche a Bavari era aperta la sezione del Partito socialista, nel tratto di via Casale oggi denominato via Merlanti, di fronte al bocciodromo del Circolo Acli. In quel complesso edilizio, popo­larmente chiamato “e Gazann-e”, i socialisti bavaresi coabitavano con il dottor Ra­schi, che lì svolgeva la sua attività ambulatoriale. L’orgoglioso simbolo del garofano rosso, ancora corredato da falce, martello, libro e nascente sol dell’avvenire, faceva bella mostra di sé sulla targa collocata a fianco della porta d’ingresso. Di quella sezione, il “padre nobile” fu nientemeno che Gaetano Barbareschi, antifascista prima, senatore e ministro del lavoro poi, la cui famiglia, negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, era sfollata a Bavari trovando asilo e protezione. E negli anni della ricostruzione e del boom economico, epoca del primo centro­sinistra, quando ancora il termine “socialista” era sinonimo di “galantuomo”, il segretario del PSI bavarese rispondeva al nome di Natale Lastrico, da tutti conosciuto come «ö Gaglia». Non servivano lauree o posi­zioni di prestigio per fare politica, ma solo saldi ideali e una forte passione.

Non è un mistero che uno dei maggiori capo-correnti cittadini del partito, il lombardiano Fulvio Cerofolini, ex tranviere e sindaco di Genova nel decennio ’75-’85, a capo di una giunta rossa, annoverasse alcuni socia­listi bava­resi tra i suoi amici e sostenitori. La politica a volte di­vide, altre volte affratella; è nella sua natura e non c’è nulla di riprovevole in questo.

Qualcuno ricorda come, imme­diatamente prima dell’esplodere dell’inchiesta di “Mani Pulite”, la sezione ba­varese del garofano – galvanizzata dalla crisi del PCI e dalla prospettiva di un definitivo regolamento dei conti a sinistra – stesse persino progettando di entrare in competizione con la tradizionale “Festa dell’Unità” organizzando a propria volta, in paese, un’edizione della meno nota “Festa dell’Avanti”.

Tutto ben considerato, viene da chiedersi come sia stato possibile che un partito così antico e così radicato sia stato pol­ve­riz­zato in men che non si dica nel giro di appena un paio d’anni. Al seggio di Bavari i sociali­sti, prima del fatale 1993-‘94, raccoglievano qualcosa come un centi­naio di voti, suppergiù il 15% dell’elettorato. Dal quindici anni a questa parte, invece, le varie liste ispirate al vecchio PSI non sono mai complessiva­mente andate oltre i 10 voti, l’uno virgola qualcosa: un’avara manciata. L’implosione del Partito socialista – stando agli analisti della politica – ha premiato in particolare Forza Italia, che avrebbe incamerato circa i due terzi dei voti del garofano, e solo in misura minore il centrosinistra, che, in teoria, dei so­cialisti dovrebbe essere l’habitat naturale. È para­dossale che proprio il partito che per cinquant’anni incarnò l’idea della sinistra di governo, mode­rata e riformista, abbia voltato le spalle alla sinistra proprio quando il partito “cugino”, il PCI, spa­rita l’URSS, abbando­nava il comunismo per appro­dare, sia pure obtorto collo, ai lidi del socialismo democratico europeo.

Sarebbe interessante poter accedere agli archivi – se ancora esistono – della sezione socialista di Ba­vari. Ciò ci permetterebbe probabilmente di comprendere quale sia stata, anche localmente, l’evoluzione-in­voluzione di questo importante soggetto politico che, nel bene e nel male, contrasse­gnò e condizionò la poli­tica nazionale per interi lustri e su vari livelli. Per decenni i compagni so­cialisti convissero più o meno fra­ternamente con i compagni comunisti nella direzione di organizza­zioni unitarie come le società di mutuo soccorso, le cooperative di consumo e di servizi, le associa­zioni no profit come l’Arci e derivati e, in primis­simo luogo, nel sindacato rosso per eccellenza, la CGIL. A Bavari, insomma, come ovun­que in Italia. Gli anni ’80 e i primi anni ’90 stravolsero anti­chi equilibri collau­dati dal tempo. La si­nistra ne uscì frantumata e drasticamente ridimensionata, co­stretta a cercare af­fannosamente un’alleanza con la sponda mancina della Democrazia Cristiana per rimanere a galla.

Il Partito socialista di Bavari aveva alcuni esponenti pubblici. Segretari di sezione, militanti, eletti in con­siglio di circoscrizione, oltre naturalmente ai semplici iscritti, che magari custodivano gelosa­mente la tessera nel taschino della giacca. Buona parte di costoro, per fortuna, sono ancora in mezzo a noi. Ma che giudizio danno, che cosa pensano di tutta questa storia intessuta di luci e di ombre? Perché hanno ammainato la loro bandiera, che con quella comunista condivideva l’identico colore purpureo? Come leggono l’attuale situa­zione politica? E soprattutto, qual era e qual è la loro idea di “socialismo”? Pertini af­fermava che il sociali­smo è la sintesi di giustizia e libertà. Non di Berlusconi e Bersani. Socialisti, di Bavari e d’ogni dove: se ci siete, battete un colpo.

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