Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday May 23rd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Andrea Cevasco: “Nel mio Dna la politica del fare”

FILO DIRETTO CON ANDREA CEVASCO CANDIDATO AL CONSIGLIO DELLA REGIONE LIGURIA (LISTA BIASOTTI)

Caro Andrea, tanto per cominciare, un po’ di storia. A quando risale il tuo “innamoramento” per la poli­tica?

Non vi è una data precisa ma la vo­glia d’impegnarmi è nata conte­stualmente alla nascita dei miei figli. Penso sia successo a tutti i padri di chiedersi: quale società vorrei per loro? Da quel momento in poi, il passo è stato breve. Ho cominciato a scrivere ed esternare ad altri le mie idee e la mia voglia di cambiamento: lettere a mini­stri, lettere ai giornali. Forse un po’ inaspettatamente ho ri­cevuto molti attestati di stima e an­che incoraggia­menti. Una te­lefonata di ringrazia­mento dal Se­natore Al­fredo Biondi a casa (argo­mento: di­fesa dell’onestà intellet­tuale). Una lunga lettera dal Presi­dente della Camera Fausto Berti­notti, in data 17.12.2007 (argo­mento: morti bian­che e sicurezza sul lavoro). Una mail dell’attuale Mini­stro alle at­tività pro­duttive Claudio Scajola (ar­gomento: produzione e sviluppo) Una lettera di ri­sposta a un mio articolo, pubbli­cato su Il Gior­nale di Genova, in oc­casione della cele­brazione della Fe­sta della Libe­ra­zione ( argomento: ri­correnza del xxv aprile a Genova) da parte del Consi­gliere del Presidente della Re­pub­blica Giorgio Napo­litano per la Stampa e l’Informazione, Pa­squale Cascella. E molte e-mail di in­corag­giamento e/o solo di condivi­sione. Il mio blog www.andreacevasco.com di discus­sione politica annota; 17.193 visite e 31.790 pagine lette. Visite dalla città di Ge­nova: 7.285. Per me un grande e inaspettato risultato.

 

E inoltre: perché il centrodestra e perché, nel centrodestra, proprio Sandro Biasotti?

Il centrodestra è la mia casa natu­rale. Mentalmente sono troppo di­stante dall’ideale comunista ma an­che dal post-comunismo e/o dall’attuale so­cialdemocrazia (mai compiuta!). Per­ché Sandro Biasotti?  Sandro Biasotti per la sua recente sto­ria politica e la sua passata storia im­prenditoriale non ha certo da invi­diare niente a nessuno. L’impegno politico da de­putato a Roma, il ruolo di capo­gruppo PdL della Commissione IX Trasporti, di­mostrano come l’uomo si sia prodi­gato in difesa degli inte­ressi della no­stra regione e di come egre­giamente ci ha rappresentato di fronte all’Italia intera. Per questo mi ritengo fortu­nato di essere candidato nelle liste ci­viche per Biasotti Presi­dente.

 

Come giudichi la Liguria d’oggi?

La Liguria, oggi, è una regione espres­sione della classe politica che la go­verna e della post industrializ­zazione statale. La buro­crazia impe­rante e l’assenza di libera concor­renza morti­ficano la storia di un po­polo che nel passato aveva esportato civiltà, de­mo­crazia e tolleranza, oltre a valori ed etica, sia professionale che im­prendi­toriale. Manca proget­tualità d’insieme. Si legifera a rimor­chio di chi strilla di più. L’oligarchia di sini­stra ha stretto un patto ince­stuoso con l’aristocrazia ligure affin­ché “tutto cam­bia perché nulla cambi” fe­deli entrambi al motto: “è meglio un male già noto a un bene non speri­mentato”. L’immobilismo re­gna so­vrano: No a gronda auto­stra­dale, no a terzo valico, no al piano casa,  no alla scuola privata, no alla grande distri­buzione che non sia a marchio Coop,  no a una sanità pub­blico-privata,  no a  gestioni mi­ste pubblico-privato, no alla caccia, no ai termova­lorizzatori, eccetera. Due filo­sofie al confronto: quella del FARE di centrodestra e quella BUROCRATICA del sopravvi­vere di cen­trosinistra.

 

E quale Liguria vorresti realizzare?

Il senso morale di una società si mi­sura su ciò che fa per i suoi bambini (D. Bonhoeffer). IO HO UN SOGNO NEL CASSETTO: cambiare Genova e la Liguria in modo che il sorriso non scompaia dal volto dei no­stri figli. Le legislature durano cin­que anni, e ap­purato che i risul­tati dell’alleanza di Bur­lando sono un de­cimo di ciò che si po­trebbe fare, io ri­tengo che non si possa aspettare 50 anni per veder re­alizzare ciò che, con un governo di centrodestra, con Bia­sotti presi­dente, si potrebbe realiz­zare in una legisla­tura.  La politica del fare è nel nostro e nel mio DNA. E con un’alleanza più coesa e orga­nica po­tremmo finalmente creare quelle con­dizioni di sviluppo, lavoro e qua­lità della vita che sono l’humus so­ciale per una riconquista del sen­tirsi parte at­tiva di un progetto pro­dut­tivo. Nata­lità, lavoro, integra­zione e legalità sono fondamentali per af­frontare la sfida del 21° se­colo.

 

Telegraficamente, esponi i punti di programma che secondo te devono avere la massima prio­rità.

Lavoro: Certamente questo è un pe­riodo procelloso e i marosi dell’eco­nomia globalizzata,  dell’ingiustizia sociale, della disoccupazione, dell’in­certezza sul futuro, dell’insicu­rezza quotidiana, dell’antipolitica urlata s’accaniscono sull’Italia e sulla Li­gu­ria.  Ma sono sicuro che con unità d’idee si possa avere la forza per ri­solvere i problemi e che la condivi­sione  dei valori possa fare la diffe­renza, nella loro risoluzione.

Famiglia: “La vita va difesa, tutelata e servita, anche prima della nascita, come nella sua fase terminale”.  Su questo punto in Li­guria bisogna lavo­rare moltissimo. I dati in mio pos­sesso fanno rabbrividire: in Ligu­ria 607 donne hanno avuto almeno 4 aborti; quasi 4000 aborti eseguiti in 365 giorni. La Liguria è prima nella classifica italiana in fatto di divorzi; nelle prime quattro in fatto di sepa­razioni. L’indice di natalità a Genova e in Liguria è tra i più bassi d’Italia. La Regione Liguria non ha mai fatto nulla per combattere questa incivile deriva. La famiglia è sacra.  I figli sono vita e la vita non si può inter­romperla agli albori. Non si può ri­manere inermi, politicamente, di fronte a questa reale emergenza, an­che demografica. Io mi impegnerò in questa battaglia di civiltà.

Sicurezza: L’irrazionalità, l’emotività, l’egoismo, la xenofobia, inconsci o meno che siano, fanno parte del ba­ga­glio psicologico d’ognuno di noi. Chi vive attivamente nelle nostre città deve riconoscere che la tenta­zione dell’insofferenza, del rigetto, dell’intolleranza, è spesso messa a dura prova dalle varie forme di men­dicità, a volte violenta, che gli extra­comuni­tari esercitano. Chi subisce sulla pro­pria pelle lo stillicidio degli scippi, dei furti, dei borseggi, della prostituzione sotto casa, dell’accattonaggio minac­cioso, deve dimostrare continuamente a se stesso e alla società tutta, di avere tenace­mente la volontà di non gene­raliz­zare, di capire, di compren­dere, di tollerare. Preso atto di ciò, il biso­gno di sicu­rezza inteso come or­dine pubblico, rientra, sep­pure in­di­retta­mente, in una politica di aiuto alle fasce più de­boli. Spesso sono proprio le fasce più deboli, anziani e donne, che pagano  un prezzo perso­nale ele­vato alla man­canza di sicu­rezza. Urge quindi, la ne­cessità di in­se­rire la voce “Sicurezza” nell’ambito del Welfare, unitamente alle proble­mati­che connesse all’immigrazione, all’accoglienza ed all’integrazione dei migranti presenti sul nostro territo­rio.

Sanità: Quattro punti cardini per il cittadino: 1) riduzione dei tempi di at­tesa; 2) informatizzazione della cartella clinica; 3) po­tenziamento dell’assistenza ai cittadini anziani e di­sabili; 4) particolare attenzione alla prevenzione.

 

Che cosa pensi dell’ispirazione re­ligiosa in politica?

“Ecclesia libera in libera patria”. Mi definisco laico, e non laicista.

 

Come valuti la presenza dei catto­lici nei due schieramenti?

Sono contrario all’autoreferenziazione religiosa in politica. Le religioni sono “fedi” per­sonali e private. Sono un fervente difen­sore della tradi­zione cristiana della nostra nazione e della nostra regione.

 

Com’è il tuo rapporto con la fede?

Sono una delle tante “pecorelle del gregge” che fatica quotidianamente a rispettare i dettami evangelici. Non sta a me giudicarmi, verrà il tempo e Colui a cui dovrò rendere conto.

 

Restiamo in tema: oggi l’immigrazione pone seri problemi di convi­venza e d’integrazione an­che a causa delle diver­sità cultu­rali e re­li­giose. La vicenda della moschea è solo la punta di un iceberg. Am­messo (e con­cesso) che non esi­stano solu­zioni precon­fezionate, e men che meno ide­olo­giche, tu come credi che oc­corra affron­tare que­stioni di tanta im­portanza e delica­tezza?

Premesso che il documento ufficiale della Carta dei Valori del Popolo della Libertà Ligure, approvato all’unanimità dagli Stati Generali di Varazze nel dicembre scorso, pre­vede: “l’accoglienza e l’integrazione delle persone immigrate deve coniu­garsi con il ri­spetto della legge ita­liana, con l’ordine e la sicurezza del nostro ter­ritorio, con la libertà e il di­ritto dei cittadini di cir­colare se­re­namente per le strade, con la difesa delle nostre radici [..]. È im­portante che la Liguria sostenga e promuova il dia­logo inter­culturale in­teso come incon­tro tra culture di­verse nel giusto equi­librio dei diritti e dei doveri […]. La libertà religiosa deve es­sere garantita e va coniugata con il ri­spetto della legge e della sicurezza”. Malgrado ciò, io ca­pisco le paure dei cittadini genovesi. Nessuno può dirsi  veramente im­mune da impulsi biolo­gici come il so­spetto, la paura, il ri­fiuto dell’altro, dell’alieno, dello stra­niero, del di­verso. E questi impulsi biolo­gici, fanno sì che i genovesi tutti siano contrari alla costruzione di una mo­schea nel loro quartiere. Come af­frontare una questione di tanta im­portanza e deli­catezza? Far costruire la moschea oggi al Lagaccio significa produrre soltanto nuove conflittualità e nuove disuguaglianze.  Solo un’azione “po­litica bipartisan” può convin­cere la popolazione dell’ineluttabilità dell’integrazione re­ligiosa. Bisogna creare le condi­zioni af­finché si pos­sano program­mare ini­ziative di in­contro e di for­mazione che coniughino i valori della cittadinanza, con il di­ritto di libertà religiosa, affi­nando le competenze giuridiche, edu­cative e linguistiche necessarie per la gestione di centri culturali isla­mici. Si deve far accet­tare e ribadire che, ri­spettare ed af­fermare l’individualità di un popolo che ha i suoi diritti, non si­gnifica ne­gare quelli dell’individualità dell’extra-comunitario, che nella scala dei valori etici ha anch’esso valori primari, le­gati alla sua cultura alla sua religione e al suo modo di vivere. In­vece, il buoni­smo ideologico che per­vade la mente della sinistra a Ge­nova na­sconde l’egoismo di chi vuol esorciz­zare i pro­pri complessi di colpa o igno­rare, senza giustizia, l’equilibrato di­ritto di ognuno. Con­tro ogni buon senso, il sindaco Vin­cenzi, è andata oltre i suoi poteri ammini­strativi, di revoca e/o con­ferma dell’autorizza­zione a co­struire la mo­schea a Coro­nata e ha as­sunto l’indebito ruolo di ricercatore immo­biliare di area alter­nativa (La­gaccio). Il tutto, in sfregio al volere dei suoi amministrati. Urge la­vorare a una soluzione che garantisca i diritti delle mino­ranze senza ledere i diritti dei cittadini italiani. Solo con la con­divi­sione politica si può pensare di gover­nare gli impulsi biologici dei genovesi.

 

I frequenti episodi di corruzione e di immoralità diffusa gettano om­bre lunghe sulla nostra classe di­ri­gente. La gente vi si è tanto abi­tuata che quasi nemmeno più s’indigna. Non credi che nella sele­zione dei propri candidati e rappre­sentanti i partiti dovrebbero essere molto più rigo­rosi? Un leader poli­tico non do­vrebbe prati­care un’esemplare etica pubblica e pri­vata?

Il degrado socio-culturale della no­stra nazione e sotto gli occhi di tutti. Ma la delegittimazione e il populismo oltre che l’antipolitica dilagante, non recano un buon servizio alla nostra Repub­blica. Le persone oneste e per­bene de­vono partecipare at­tivamente alla ri­nascita culturale ed etica della società e della politica. Il de­mandare ad altri questo pesante far­dello non ci esime da colpe sulle scelte. Il popolo in de­mocrazia è so­vrano. La politica dell’alternanza è il vero sale della de­mocrazia.

 

Un aspetto curioso del centrode­stra è che raccoglie un consenso vastis­simo a fronte di un’or­ganizza­zione terri­toriale molto ra­refatta. A Bavari e in Valle Sturla, per esem­pio, l’unico soggetto poli­tico attivo è il PD. Pos­sibile che voi non riusciate a creare dei momenti di partecipa­zione e delle strutture in grado di so­pravvivere alla fine di una campagna eletto­rale?

Cari amici: a Bavari non è at­tivo il Partito Democratico, ma al­cuni mi­litanti che si rifanno a tale partito. La differenza non è da poco. I partiti, in generale, hanno smesso di presi­diare il territorio. Usano tec­niche di comunicazione di massa e non più ancorate all’esigenza locale. Motiva­zione: una ragione pretta­mente fi­nanziaria ed economica (nessun partito può più permettersi tali spese). Tutto è la­sciato all’intraprendenza personale e alla buona volontà dei singoli o dei gruppi.

 

Quale formula per un bipolarismo meno pasticciato? Im­magino che il tuo giudizio sul PD sia nega­tivo, ma nel PDL sono tutte rose e fiori?

Per un bipolarismo efficiente occorre ricalcare il modello europeo che uni­sce le forze omoge­nee in base ai valori di riferimento. Nel PDL non sono tutte rose e fiori… ma almeno non abbiamo la presun­zione di voler far coesistere il diavolo con l’acqua santa.

 

Che cosa rappresenta Bavari per te? Che cosa ti piace del tuo pa­ese, che cosa vorresti cambiare o miglio­rare?

Bavari è il luogo dei giorni spensie­rati della mia fanciullezza, dell’amicizia a prescindere. A Bavari ho de­ciso di far crescere i miei figli, che spero s’integrino con i figli dei com­paesani. Del mio paese mi piace tutto o quasi. Di ciò, sento il do­vere di rin­gra­ziare chi nei decenni passati si è ado­perato per uno svi­luppo che definirei a mi­sura di fami­glia. Vi era anche la ca­serma dei Ca­rabinieri e sicuramente è la cosa che rimpiango di più. L’ecosistema del no­stro quartiere è molto fragile e neces­sita di monito­raggi continui e di opere di consoli­da­mento. Non ba­stano la buona vo­lontà della popola­zione (sempre di­mostrata) e le opere in economia di­retta. Urge interventi di salvaguardia e di riquali­ficazione di alcune fra­zioni oltre a una maggiore attenzione dell’area boschiva (i roghi di quest’anno hanno dimo­strato l’estrema incu­ria). Auspicabile un pieno utilizzo a scopi so­ciali di tutti gli spazi inutiliz­zati (magari dati in ge­stione a pri­vati).

 

Rivolgiti ai cittadini con un tuo per­sonale appello al voto. Dacci i motivi per cui l’elettore o l’elettrice bava­rese do­vrebbe scegliere pro­prio te.

Dopo questa lunga intervista penso vi sia poco da aggiungere. Se non uno slogan: Andrea Cevasco è uno di NOI. Perché votare uno sconosciuto?



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