Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday May 23rd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Dieci anni dopo. Un ricordo di Livio Greco.

Livio Greco, Presidente del Circolo ACLI San Giorgio di Bavari dal 1985 al 1999

Era il 20 agosto 2000. Appresi la notizia della morte di Livio Greco appena tornato dal Giubileo della Gio­ventù e, dopo una settimana d’infernale calura romana, fu una doccia gelata. Mi ero recato a fargli visita in ospedale giusto poche settimane prima e lo avevo trovato di ottimo umore. Forse non presentiva l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Parlava di futuro, ottimisticamente, del tutto intenzionato a viverlo da protagonista. D’altra parte, aveva solo cinquantun anni, una “mezza età” che lui, fino a diciotto mesi prima, stava attraversando splendidamente. Lo rammento giovanile nel fisico, asciutto e longilineo, e nel tratto ca­ratteriale, spigliato e sicuro di sé.

Con Livio, portato via anzitempo da un male crudele, i bavaresi hanno perduto un concittadino se­riamente impegnato nella società civile e un grande dirigente dell’associazionismo locale. Presi­dente del Circolo Acli per quasi un quindicennio (a lui si deve la resurrezione della vecchia “società cattolica” sotto il profilo gestionale e organizzativo e il rilancio in grande stile della bocciofila), fu l’ideatore e il coordinatore di “Bavari Insieme”, la manifestazione ludico-ricreativa che in questi ul­timi anni è tornata a inaugurare gioiosamente la stagione estiva nel nostro paese. Alla militanza nel sociale af­fiancò inoltre quella politica e sindacale: passioni che coltivava con capacità e intelli­genza, agevo­lato dalla sua brillante comunicativa.

Ma Livio era anche un innamorato del suo lavoro. Entrato in Amt come autista, aveva col tempo raggiunto la qualifica di controllore, un incarico di considerevole responsabilità di cui andava giu­stamente orgoglioso. Fu soprattutto per suo merito se le linee bus collinari che servono Bavari non subirono in quegli anni tagli o soppressioni, nonostante i persistenti problemi di bilancio dell’azienda del trasporto pubblico genovese.

Se gli capitava l’occasione, sapeva essere pungente e spigoloso. Capace di dialogo con tutti, talora, convinto in coscienza di essere dalla parte della ragione, non esitava a procedere controcorrente, fosse pure da solo – o quasi – contro tutti. Come ogni innovatore, anche dentro il Circolo Acli do­vette scontrarsi con la diffidenza di quanti temevano ed osteggiavano la modernizzazione, l’apertura al mondo giovanile, il varo di iniziative e forme di partecipazione differenti da quelle tradizionali (fiacche e logore).

Bavari stentò a capirlo e ad apprezzarne l’autentico, profondo valore umano. Qualcuno si spinse persino a ritenerlo un corpo estraneo. Mentre fuori paese fu benvoluto, stimato, ricercato. Come al solito, nemo propheta in patria.

Sento il dovere e il piacere di ricordarlo perché, nonostante la differenza d’età che ci separava, fu un amico sincero, fu il presidente che mi consegnò la mia prima tessera aclista, fu un valido ammini­stratore del Circolo e un maestro di azione sociale. Scrivo queste cose con cognizione di causa, per­ché lo vidi all’opera e mi trovai a collaborare con lui per oltre un lustro. Scrivo ciò che penso e ciò che è vero, perché a un decennio dalla sua scomparsa, ogni finzione encomiastica sarebbe sciocca e vana. Nutro comunque la speranza di non essere stato retorico, per­ché lui non lo era.

Dieci anni, e sembra ieri. Grazie ancora, caro Livio; molti, probabilmente, ti hanno dimenticato, ma perlomeno noi quattro gatti ci concediamo ancora il vizio della memoria, che, come insegnavano gli antichi filosofi, è uno dei tre elementi che costituiscono l’anima dell’uomo. Senza memoria non c’è storia, non c’è il palpito della scoperta (o della ri-scoperta) di una vita vissuta. Ed è per questo, oltre che per amicizia, che noi ti ricordiamo. E tanto basti.



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