Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday July 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Per reagire all’apatìa servono forze fresche

Fra poco le giornate ricominceranno ad allungarsi e questo implicitamente significa che un altro anno è passato. Un anno difficile per la popolazione sia mondiale che nazionale, che europea, ma anche per quella locale. La crisi economica ha investito tutti non risparmiando nessuno. Ed è in questi momenti di difficoltà che il popolo avrebbe bisogno di sentirsi protetto da una classe politica adeguata e sintonizzata sui bisogni primari dei cittadini. Sono questi i momenti in cui essere solidali, fare squadra, essere altruisti, investire sul futuro: sono esigenze primarie alla sussistenza della società e dei nuclei famigliari.

Ma dalla politica queste risposte tardano ad arrivare. E in questa difficile situazione, nei cittadini è facile che si crei un clima di crescente disaffezione. Un crollo verticale della fiducia  nei partiti, ritenuti dai cittadini incapaci di formulare progetti innovativi e proposte credibili di governo per il futuro del Paese. Il problema, è bene specificarlo, non è soltanto italiano. Anche inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi in questo momento particolare, hanno una particolare avversione per chi regge politicamente le sorti del paese in cui vivono. L’Europa assomiglia sempre più a una polveriera, sempre sul punto di dover esplodere da un momento all’altro. Proteste si levano a ogni latitudine e da tutti i ceti sociali. L’italiano si lamenta e non sa più con chi prendersela per questo stato di cose.

Viene da lontano il malessere, poiché la crisi mondiale, è irreversibilmente legata a doppio filo alla crisi di valori e d’etica che attanaglia la civiltà contemporanea. Parole come Sacrificio, Amore, Patria, Verità, Etica (della finalità, della responsabilità e professionale), Tolleranza, Umiltà, Solidarietà, non albergano più nei cuori della gente. Non sono più valori condivisi e condivisibili, da insegnare e tramandare alle generazioni future. Il  tutto e subito, l’egoismo, l’egocentrismo, il materialismo, il laicismo, hanno minato le fondamenta delle nostre radici culturali. E’ così che, un fatto, una Religione, un modo di vivere, una legge, una partita di calcio, può generare contrapposizioni di vedute talmente opposte, che sorge il dubbio di chi possa aver ragione.

Secondo la versione data, Carlo Giuliani è contemporaneamente martire e delinquente; Moggi:  un truffatore o un perseguitato dalla giustizia; Placanica: un servitore dello stato o un assassino; Quattrocchi: un eroe o un esaltato al soldo dei potenti; il Corano: un libro per invasati o un testo sacro; le guerre: d’occupazione o di liberazione; Berlusconi: uno statista o un delinquente comune ecc. ecc.

Possibile che tutti abbiano ragione?  Possibile che servano divisioni e contrapposizioni, per risollevare le sorti della nostra amata Italia?

Il ritratto del nostro Bel Paese risulta sempre più sconfortante agli occhi del cittadino comune, anche per gli esempi negativi che arrivano dall’alto. Servirebbe voltar pagina rispetto a una concezione utilitaristica ed egocentrica del vivere politico e del vivere quotidiano. Detto questo, non tutto è da buttare a mare: esiste per fortuna ancora una grande maggioranza di persone oneste e sensibili ai doveri della vita di comunione, che potrebbero compiere la vera rivoluzione del ventunesimo secolo. Ma non è semplice visto l’abitudine consolidata di spartirsi i luoghi di comando a  seconda di logiche trasversali, carrieristiche e personalistiche. Servirebbero forze fresche non contagiate dal morbo della poltrona. Servirebbe il coraggio di affrancarsi definitivamente dalla sudditanza psicologica nei confronti del potente di turno.

Da questo clima di sfiducia che investe il popolo, certamente non rimangono esclusi i cittadini di Bavari.

E se la crisi di valori, economica e politica è generale,  ineludibilmente toccherà anche noi e la nostra piccola realtà. Le preoccupazioni in un piccolo paese come il nostro rimangono sempre le stesse: riuscire a mantenere almeno i servizi essenziali, ad oggi presenti sul territorio, alimentare la solidarietà tra la popolazione, difendere il territorio e le radici culturali che lo contraddistinguono. E in questo contesto a dir poco preoccupante, sperare che dei foresti possano supplire alle nostre negligenze e al nostro disimpegno sociale, appare alquanto velleitario. Il disimpegno alla lunga si ritorce sempre contro chi lo applica. E a nulla serve poi strapparsi le vesti e i capelli. Infatti: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Sperare in San Claudio e in Santa Roberta, mi sembra un esercizio autolesionistico: anche perché non mi risulta sia servito per salvarci dalla chiusura della Caserma dei Carabinieri e nemmeno per la messa in sicurezza delle molteplici frane presenti nel nostro territorio.

Ma se la politica e i politici piangono, l’associazionismo a Bavari certamente non ride. Infatti a parte qualche iniziativa riuscita che riguarda i bambini, la vita associativa e culturale del nostro paese latita. La disaffezione dei concittadini verso quelle poche occasioni di ritrovo è oramai evidente a tutti. Come è evidente a tutti che il ricambio generazionale nelle associazioni non ha avuto l’esito sperato e che le iniziative intraprese sicuramente hanno avuto il demerito di dividere, più che il merito di condividere.

Il tutto in un clima comunale che non lascia presagire nulla di buono. I tagli governativi hanno assottigliato i bilanci sia comunali che regionali. Quindi è facile presagire momenti duri per il futuro dei pochi presidi pubblici rimasti sul nostro territorio. Servirebbero passione, abnegazione sociale, voglia di condivisione e progetti comuni. Invece si procede in ordine sparso mortificando a volte le rare individualità che cercano di emergere dall’anonimato. Questa di far nascere nuove figure referenti del nostro territorio è una battaglia che occorrebbe ingaggiare, per invertire la tendenza che ci vede al traino di interessi che non sono certamente riconducibili, alla vita sociale della nostra piccola realtà. Volti nuovi, volti freschi, capaci di ascoltare i reali problemi della gente e capaci di adoperarsi per il bene della comunità a prescindere da logiche partitiche.

Un esempio in tal senso è arrivato dall’opera di Padre Riccardo Saccomanno che, a distanza di pochi anni dall’insediamento nella nostra Parrocchia di Bavari, tra la diffidenza e i maniman di molti,  ha saputo realizzare un progetto  d’ampio respiro come la ristrutturazione dell’ex campo di calcio Taviani, abbandonato oramai da parecchi anni. Di tale impegno ne beneficerà l’intera comunità, senza nessun costo per la collettività  e senza nessun impegno morale di sudditanza nei confronti di eventuali benefattori. Una goccia nell’oceano? No, un nuovo modo di mettersi in discussione e un nuovo modo di fare e affrontare problematiche che altrimenti rimarrebbero confinate sempre a livello di sogni e/o utopie.

ANDREA CEVASCO

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