Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Thursday October 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Altro che inerte, Bavari è vivo

Caro Drago Buono,

chi ti scrive è una lettrice di trent’anni, nata e cresciuta tra quelle colline bavaresi di cui racconti fatti e misfatti e che tra quelle colline ha ricordi, famiglia, amici, impegni e valori.

Ho pensato e pensato nuovamente a come poter articolare, in modo semplice e comprensibile per qualunque cuore e occhio le legga, poche parole che esprimano quello che da parte mia vuol essere un modo per onorare e ringraziare quello che di tanto speciale vi è nella nostra comunità.

Non voglio vestirmi di abiti politici, che non ho la presunzione di indossare in modo così marcato, né di consigliera di alcune delle associazioni che operano a Bavari, ma bensì di quelli di una ragazza (permettimi a trent’anni di sentirmi ancora tale) che ha l’onore di poter partecipare e vivere tutto quello che di buono si fa e sempre di più, sono certa, si continuerà a fare.

Ho letto di «associazionismo che a Bavari non ride», di «vita associativa e culturale del nostro paese che latita», di «disaffezione dei concittadini», di «cambio generazionale nelle associazioni che non ha avuto l’esito sperato» e ne sono rimasta sbigottita e ferita.

Come può formarsi questo pensiero? Eppure tu stesso racconti, ormai quotidianamente grazie alla magia che offre Internet, delle quinte attorno a quel teatro meraviglioso che è la nostra piazza, dove primeggia quell’albero che ha visto crescere generazioni e generazioni!

Io, che faccio molto poco rispetto ad altre anime grandissime, voglio menzionare solo alcune delle attività di queste associazioni, la cui presenza è apparsa così spettrale (e non me ne vogliano le altre a formazione del gruppo “Bavari Insieme”, che non cito  solo per non dare dati sbagliati ma che sono convinta siano altrettanto in prima linea e spero abbiano la voglia di palesarsi tra le tue pagine).

Bavari Insieme - Foto di gruppo

Nomino il Genoa Club Bavari, che di associazione a sfondo calcistico ha ben poco rispetto all’impegno che ha voluto assumersi per far sì che da anni vi sia la possibilità per grandi e piccini (andiamo dai 3 ai 75 anni ) di usufruire dei locali scolastici per corsi di danza e ginnastica dolce o per l’energia impiegata insieme a consiglieri di altre associazioni per far sì che il famoso campo “Taviani” non morisse nell’ abbandono. Non me ne voglia Padre Riccardo, che indubbiamente avrà avuto un ruolo fondamentale nello scioglimento di quella matassa di problematiche e che per questo ringrazio sentitamente, ma tu sai per quanto tempo, anni, abbiamo cercato con le unghie e con i denti e con innumerevoli riunioni, di dire la nostra e opporci a scelte assurde in merito a quello spazio che rischiavamo di perdere.

Menziono, parlando di Genoa Club, la festa di Natale dove ogni anno nei locali del Circolo Acli, compagno di questa manifestazione, un piccolo gruppetto di ragazzi innamorati della magia natalizia e del bene più prezioso del nostro paese, ovvero i bambini, passano sere e qualcuna delle prime ore della notte a far sì che questi ultimi trascorrano insieme un piccolo evento pieno di piccoli grandi talenti, all’insegna dell’unione e del vero significato della parola “comunità”.

Il Circolo Acli, che ringrazio personalmente per avermi fatta sentire una di loro all’interno dei loro locali nell’organizzazione di questo evento, appare, nella bacheca dell’Istituto G.Gaslini, insieme al Genoa Club, come portatore di voce e di doni a nome di tutte quelle famiglie che ogni anno con un piccolo dono regalano un sorriso a bimbi meno fortunati: parlo delle famiglie di Bavari.

Giovani militi della Croce Azzurra con il vessillo sociale

Un ringraziamento e un applauso lo voglio fare a tutti quei volontari che tolgono parte del loro tempo libero per fornire un servizio, di primo soccorso e ordinario, alla nostra valle e oltre… anzi chiedo loro scusa, non tolgono il loro tempo, perché la dedizione che mettono testimonia come lo impieghino diversamente e, per loro, in modo migliore.

Sto parlando di cinquanta volontari dai sedici anni in poi che ogni giorno militano, onorano e ti offrono un sorriso nella Croce Azzurra di Bavari. Non fraintendermi, per cinquanta intendo il numero quotidiano che “circola” nei locali della pubblica assistenza, nella realtà fortunatamente siamo molti di più!

Credimi se ti dico che potrei raccontarti per pagine intere quanti meravigliosi ragazzi che tanto vengono classificati come assenteisti e menefreghisti ha la fortuna di ospitare Bavari e quanto si faccia per stare insieme e si inventi perché nulla divenga di routine. Certamente a volte si sbaglia e si pecca di presunzione o si crede di poter rivoluzionare il tutto senza pareri saggi di chi vi è stato prima di noi, ma la cosa importante è che insieme, alla fine, collaboriamo sempre, grandi e piccini.

Quanto ci si riesca a sentire subito parte integrante di questi gruppi che si sono formati per continuare con ogni mezzo a far sorridere il nostro piccolo ma grande paese è magia, ma forse, anzi sicuramente, tu lo sai già perché con noi, caro Drago Buono, vivi queste cose.

Invito quindi sentitamente a partecipare a tutto questo, anche chi talvolta giudica senza conoscere profondamente cosa vi sia dietro a quei simboli che troneggiano sulle porte delle nostre associazioni, perché di inerti vi sono solo le insegne, ma è solo entrandovi che ci possiamo render davvero conto che le mie non sono smancerie ma verità.

Certo i problemi vi sono, se l’Italia è in ginocchio sotto tanti aspetti non possiamo pensare che i problemi non tocchino anche una realtà felice come la nostra ma che, a differenza di altre, è riuscita fino ad ora – con l’impegno dei suoi abitanti prima di tutto – a non far chiudere la scuola, a ricevere fondi per la realizzazione di nuove sedi associative e della rete fognaria, etc.

Auguriamoci, in futuro, oltre che sperare in San Claudio e Santa Roberta il cui impegno lo conosciamo e possiamo starne certi, di poter credere anche in Santi nuovi, se tali li vogliamo chiamare, magari anche vestiti di simboli partitici differenti, perché nella nostra comunità tutti sono i benvenuti e l’aiuto di tutti è prezioso per continuare a portare avanti quanto di fantastico ogni giorno riusciamo a fare! GRAZIE BAVARI E GRAZIE A VOI RAGAZZI DI BAVARI!

ILARIA PADOAN

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Una Risposta a “Altro che inerte, Bavari è vivo”

  1. Andrea Cevasco scrive:

    Cara Ilaria: da un intero articolo hai decontestualizzato alcune parole che non erano riferite a nessuno in particolare, ma seguivano un discorso logico sulla precarietà valoriale della nostra società contemporanea. Penso che Tu possa convenire sul fatto che la tua lettera era espressamente indirizzata a me come risposta al mio articolo “Per reagire all’apatìa ser­vono forze fresche”, da me scritto e pubblicato sull’edizione invernale del “Dragobuono”, di cui sono col­laboratore e la cui redazione mi aveva chiesto un contributo su temi di attualità.
    Forse sarebbe stato tutto più semplice, se invece di scriverla impersonalmente al Drago Buono l’avessi consegnata personalmente. Gli attacchi personali, infatti, non fanno parte della mia cultura politica. Nel tuo articolo poi si ribadisce il concetto “quanti meravigliosi ragazzi che tanto vengono classificati come assenteisti e menefreghisti”, che io mai mi sono sognato di esprimere e di scrivere. Questa voce che circola insistentemente – Volontari=Assenteisti=Menefreghisti – non l’ho messa certamente in giro io. E francamente,avendola Tu riportata e mancando un “soggetto alternativo di riferimento” nella tua lettera, sembra riferita alla mia persona.
    A me basta che non si vada a dire in giro che ho insultato i volontari additandoli come assenteisti e menefreghisti e che non mi si definisca come “inerte” della comunità.
    Un’ultima cosa: riguardo alla frase: “Non voglio vestirmi di abiti politici, che non ho la presunzione di indossare in modo così marcato, né di consigliera di alcune delle associazioni che operano a Bavari, ma bensì di quelli di una ragazza (permettimi a trent’anni di sentirmi ancora tale) che ha l’onore di poter partecipare e vivere tutto quello che di buono si fa e sempre di più, sono certa, si continuerà a fare”. Ebbene, anche i latini sapevano che “Excusatio non petita, accusatio manifesta” (Scusa non richiesta, accusa manifesta) e, visto l’articolo, penso che mai detto fu più azzeccato.
    ANDREA CEVASCO

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