Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday November 14th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

«Alle astro-ambulanze non ci credo, il futuro della Croce è adesso»

A TU PER TU CON MARIO MAINERO

Presidente P.A. Croce Azzurra di Bavari

Intervista raccolta da Alessandro Mangini

Mario Mainero, classe 1954, dirigente di lunga data della Croce Azzurra, dalla primavera 2008 ne è anche il presidente: il terzo, per la precisione, dopo il dottor Luigi Raschi (1956-1982) e Luigi “Aldo” Delpino (1983-2008). Una domenica mattina di metà giugno lo incontriamo nella sede della Pubblica Assistenza per una chiacchierata tra amici che sia di preludio all’ormai prossimo 55° anniversario di fondazione del più importante sodalizio del nostro paese. Ci riceve col suo solito sorriso simpatico e un po’ sornione. Non posso dire che se la rida sotto i baffi, perché ormai da qualche anno ha deciso di dargli un taglio.

Presidente, anzitutto un salto all’indietro. Del resto, le ricorrenze servono a rinfrescare la memoria. Quali sono, a tuo avviso, i tre momenti fondamentali della storia della Croce Azzurra? Quelli, cioè, che sono stati più densi di conseguenze per il futuro?

Mario Mainero (a sin.) insieme a Enzo Canepa, altra storica colonna portante della Croce Azzurra di Bavari

Il primo momento che mi viene in mente risale al 1978: quando, con i ragazzi del paese – a volte eravamo anche in trenta! –, ristrutturammo il vecchio garage in via alla Chiesa S. Giorgio. Tutte le sere ci vedevamo per portare via la terra. Ricordo che, quando abbiamo aperto lì, fu l’amico Graziello Villa a dare il bianco. C’era un 600 celestino che, siccome non si usava mai, non andava in moto e bisognava sempre spingerlo. Prima di allora, non avevamo una sede vera e propria. Il recapito della Croce era dalla Trattoria Cacciatori. Prima ancora nella SOMS. Poi attorno al ’73 Tonino Taddei mise in piedi la Croce in modo organizzato. Fu il nostro primo punto di appoggio. Mi ricordo benissimo che stavamo per ore su da lui ad attendere le telefonate, che però non arrivavano quasi mai!

Il secondo momento clou è stata l’inaugurazione della sede nella vecchia scuola, che all’epoca era la nuova scuola. Fu necessaria una battaglia di mesi e mesi con l’allora Presidente del Consiglio di Quartiere Francesco Ghigliotti,  che ci ostacolava in tutti i modi. Una sera decidemmo di fare un blitz in via Timavo con quattro ambulanze, posteggiate in mezzo alla strada, davanti alla sede del Consiglio di Quartiere. Eravamo una trentina di soci: lasciammo le macchine in mezzo alla strada (ma occupavano una sola corsia, perciò non fu un vero e proprio blocco), salimmo nell’edificio e una volta lì ricordo che ci toccò trattenere l’amico Enzo Canepa che, con le mani piantate sulla scrivania di Ghigliotti, gli diceva a gran voce in faccia quello che pensava… ma da lì si sbloccò la situazione, tanto che in pochi giorni ricevemmo le chiavi della nuova sede. Posso aggiungere che l’unico consigliere di circoscrizione di Bavari – parole sue –, alla fine fu l’unico a votare contro. Non ho mai capito perché. Quindi, insomma, quando siamo arrivati nei nuovi locali, abituati come eravamo ai 12 metri quadrati della vecchia sede, i 200 metri quadrati della nuova ci sembrarono un risultato eccezionale. Nella nuova sede si riusciva anche a correre!

Il terzo momento scatta con la nuova e attuale sede, e c’è poco da aggiungere perché questo è il presente che stiamo vivendo adesso. Un salto di qualità enorme.

 

A intervalli regolari, si sentono voci di dissenso che imputano alla Croce Azzurra una eccessiva partigianeria politica. In termini cromatici, volendo scherzarci un po’ su, si direbbe che per qualcuno la Croce non sia azzurra, bensì tendente al rossiccio. Che cosa senti di dire al riguardo?

Dirigenti e volontari della Croce Azzurra insieme al Presidente del Municipio IX Levante Francesco Carleo

Comincio col dire che, in passato, non sono mancati episodi di polemiche su decisioni prese dalla Croce. A volte legittime, a volte pretestuose, a volte frutto di ignoranza. La Croce negli anni ’70 è partita da zero. Da allora a oggi, per merito nostro e non certo per la manna caduta dal cielo, è riuscita a diventare una piccola “potenza” sociale ed economica locale; questo può anche aver portato qualcuno a fare delle considerazioni critiche, dettate dai motivi più svariati. Ricordo quando Delpino s’era interessato per allargare di 80 centimetri la strettoia che dal campo portava al vecchio garage, il cui imbocco lambiva l’asilo. Due mamme e un papà gli dissero letteralmente di tutto, perché “rubava il terreno ai bambini”.

Per quanto riguarda il colore politico, è ovvio che ciascuno di noi ha le sue idee. La Croce non ce l’ha, naturalmente. È stata, è e resta un’associazione apartitica. Ma è chiaro che, se in un’associazione la maggioranza è di un colore politico, la discussione interna penda più verso un versante che non verso un altro; ma non è l’orientamento ufficiale della Croce. Punto. Stesso discorso per la nomina dei soci onorari, talora isolatamente contestata: uno non viene nominato socio onorario per la tessera di partito che ha in tasca, ma perché in un dato momento la tale personalità rappresentava un’istituzione che ci ha aiutato. Saremmo ben felici, se un domani cambiasse il colore di un’amministrazione locale, di poter contare su uno stesso spirito di collaborazione. Se venisse qui il Presidente Berlusconi e ci donasse un’ambulanza nuova, non avremmo alcuna difficoltà a farlo socio onorario della Croce Azzurra. Infatti, gli ospiti che invitiamo alle nostre manifestazioni sono rappresentanti istituzionali, non politici.

Come è cambiato il modo di fare servizio di assistenza e pronto soccorso dagli anni ’70 a oggi? Come è cambiato il volontariato e il modo di rapportarsi con la cittadinanza?

I primi tempi l’ambulanza per i cittadini di Bavari era l’ultima chance. Allora si moriva ancora in casa normalmente, cosa che al giorno d’oggi è quasi scomparsa. Nel tempo le esigenze sono cambiate e la stessa Croce Azzurra ha allargato di molto la sua offerta di servizio: i donatori di sangue, l’ambulatorio (che favorisce particolarmente le necessità delle persone anziane), la consegna di medicine e addirittura di cibarie, le attività ricreative per i soci, le gite. Quando sono entrato in Croce io, non c’erano nemmeno le sedie per sedersi. Ci si sedeva sui cassetti della vecchia scrivania dopo averli tirati fuori. Oggi possediamo una quantità di strumenti e di attrezzature di cui trenta e più anni fa eravamo completamente sprovvisti. Noi volontari eravamo solo dei facchini. Prima prelevavi il paziente, lo caricavi sulla barella e poi correvi all’ospedale, spesso senza neanche guardarlo in faccia… a volte ti capitava di riconoscerlo solo giunti a S. Martino. Adesso si agisce sul posto, in caso di gravità arriva il medico del 118, si muove un meccanismo molto più qualificato e complesso. Un’efficienza straordinaria dalla quale rimango colpito io stesso.

A volte si ha l’impressione che lo stesso Bavari non si renda bene conto dell’importanza di avere a disposizione una struttura del genere.

È un po’ come quando stai bene di salute: non ci si fa caso. Te ne accorgi solo quando si incrina. Da noi in paese la squadra per il 118 è presente e attiva 24 ore su 24. Certo, se in un’occasione dovesse succedere il contrario, ecco che si crea subito la notizia. Le Pubbliche Assistenze, in realtà, sono una delle eccellenze del Nord Italia. Nel resto della penisola non c’è questa presenza stabile,  organizzata e rassicurante. Tutti conoscono il caso del presentatore Sposini, che ha avuto un malore negli studi della RAI: i giornali, che nessuno ha smentito, hanno parlato di 40 minuti di attesa dell’ambulanza. Da noi, in Liguria, nemmeno nel più sperduto paesino della Val d’Aveto, esiste un tempo di soccorso così alto.

 

La scarsa consapevolezza di quale risorsa è la Croce induce così non pochi bavaresi a tenersene a distanza.

Io in diverse occasioni ho detto pubblicamente che purtroppo la maggioranza dei volontari che frequentano e prestano la loro opera in Croce non sono di Bavari: vengono da Apparizione, Sturla, S. Eusebio, S. Desiderio, eccetera. Probabilmente la gente di Bavari dà per scontato il fatto di avere una pubblica assistenza presente e funzionante. Forse, invece, chi proviene da altri quartieri, non avendo strutture simili alla nostra, è portato a darle più importanza e più attenzione.

 

Una parola o un’immagine per descrivere i Presidenti che ti hanno preceduto e che fanno ormai parte, non solo della storia della Croce Azzurra, ma, direi, della storia di Bavari.

Il dottor Raschi è stato il pioniere: colui che dal nulla ha creato questa struttura. L’idea della fondazione, l’entusiasmo iniziale, e poi il ritorno di fiamma degli anni ’70, dopo una lunga fase embrionale, anche grazie all’afflusso di tanti giovani di allora che sono i miei coetanei di adesso. Tutte cose avvenute sotto la sua guida.

Delpino è stato un grande organizzatore: ha trasformato un’associazione volenterosa ma senza mezzi in un’organizzazione efficiente, con tanti mezzi, con tanta gente, con una struttura non solo operativa, ma anche gerarchica, funzionante sotto ogni punto di vista.

Mario Mainero… beh, io ho fatto soprattutto il suggeritore: facendo il segretario al dottor Raschi, poi a Delpino, ho la convinzione, senza falsa modestia, di essere riuscito almeno a influenzare, a indirizzare qualche decisione importante. A essere sinceri più con Aldo, che non con il Dottore, perché Raschi quando aveva un’idea e la lanciava, era quella. E i fatti, va detto, gli davano ragione. Mentre Aldo, per i primi tempi che era arrivato qua, sembrava quasi un estraneo, andava sostenuto, appoggiato: ma ben presto diventò autonomo e competente. A tal punto da diventare un personaggio che ha cambiato in meglio, in modo decisivo, la storia della Croce. E ora che la presidenza è passata a me, mi ritrovo con queste due grandi e preziose eredità e con l’impegno di mantenere quanto siamo riusciti a costruire.

 

Una battuta finale: fantastica di viaggiare vent’anni nel futuro. Pensi di vedere una Croce Azzurra con le astronavicelle di soccorso al posto delle ambulanze?

Mah! Mi ricordo di quando si parlava del Duemila con tanta immaginazione… sono passati undici anni da quella data e noi continuiamo a fare i conti con i tagli alla sanità, il carburante da pagare, le tasse che non diminuiscono mai… no, alle astro-ambulanze per il momento non ci credo proprio!

Grazie della bella chiacchierata, Mario. E grazie per tutto quello tu e i militi della Croce Azzurra fate ogni giorno per il bene di Bavari e di tutti i suoi abitanti.

 

Il programma del 55° anniversario di fondazione della Pubblica Assistenza Croce Azzurra di Bavari (clicca per ingrandire)

 

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