Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday November 14th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Genova mia di sasso.

Mancano ormai nove mesi o poco più alle elezioni amministrative della primavera 2012 e la fibrillazione è già palpabile. Ai cittadini genovesi toccherà l’arduo compito di eleggere i loro rappresentanti nei Municipi (le ex Circoscrizioni, una distinzione più nominalistica che reale), in Comune e in Provincia. Sarà un voto locale di notevole rilevanza perché dalle urne uscirà la classe dirigente incaricata di governare il territorio per il successivo quinquennio.

Marta Vincenzi

I partiti politici, specie i maggiori, guardano a questo appuntamento con crescente inquietudine. Il PD deve affrontare senza autodistruggersi la grana-Vincenzi: la ricandidatura della sindaco uscente, sondaggi alla mano, potrebbe finire per essere una scelta suicida, o almeno controproducente. D’altro canto, fare ricorso alle primarie significherebbe, per converso, sconfessarne l’operato, con il rischio di vendicativi colpi di mano dell’ultim’ora, tipo la presentazione di liste civiche ad personam esterne e avverse alla coalizione.

Enrico Musso

Il centrodestra genovese al momento sembra proprio non sapere a che santo votarsi: la Lega Nord è pronta a correre in splendida solitudine; il Popolo della Libertà perde i pezzi per strada e nemmeno se ne preoccupa (forse nemmeno se ne accorge); il battitore libero Enrico Musso non ha ancora recuperato lo smalto necessario per coagulare attorno a sé un’area di consenso tale da accreditarsi come qualcosa di più che un semplice terzo incomodo.

Paolo Pissarello

E a livello di quartiere? Solo ultimamente il Partito Democratico ha preso coscienza dell’insostenibilità del piano di revisione AMT varato dalla giunta comunale e sostenuto a spada tratta dal vicesindaco Paolo Pissarello, bavarese ma non troppo, vista la sforbiciata con cui ha reciso senza tanti complimenti la linea bus 478. I democrats di vallata stanno ora soppesando una serie di proposte attraverso le quali aprire un nuovo negoziato con i piani alti di Palazzo Tursi. I militanti della base – quei pochi ancora intestarditi a fare la politica dal basso, da vent’anni a questa parte caduta in grave discredito, oltreché disuso – sanno bene che su temi e problematiche simili ci si giocano centinaia (se non migliaia) di voti; con buona pace dello stesso vicesindaco, che questa considerazione neppure la vuole sentire. Lui, no (c’entrerà mica qualcosa il fatto che il suo ingresso in giunta sia avvenuto per – legittima e motivata – cooptazione, e che da tempo l’avvocato prestato alla politica si sia dichiarato indisponibile alla riconferma del mandato? Chissà!); ma chi i consensi se li deve guadagnare, sudandoseli uno per uno, magari la pensa in altri termini.

Andrea Cevasco, tra i fondatori di Liguria Moderata-Liberali Cristiani

Sul versante di destra, infischiandosene bellamente della dura reprimenda del neosegretario Angelino Alfano («Dobbiamo fare un partito serio, basta con l’anarchia e con le liste “Coca cola”: chi le vuole fare poi vediamo quanti voti prende senza il PDL»), l’imprenditore bavarese Andrea Cevasco si è lasciato alle spalle il partito berlusconiano entrando nel novero dei fondatori (un plotone di ex arditi biasottiani di belle speranze) del movimento Liguria Moderata-Liberali Cristiani, che candida il poco più che cinquantenne Andrea Cambiaso, anch’egli imprenditore, alla poltrona di primo cittadino. Al di là di qualsiasi pio proposito, liste come questa potranno ottenere voce in capitolo se e quando i loro risultati elettorali non formeranno cifre da prefisso telefonico; solo così, in caso di ballottaggio al secondo turno, avranno facoltà di mercanteggiare a caro prezzo eventuali apparentamenti.

Francesco Carleo

È ancora presto per dire se nel Levante cittadino l’ex AN Francesco Carleo sarà riconfermato come candidato presidente per il centrodestra. La fronda interna, capeggiata da Alba Viani, punta a detronizzarlo. Per quanto riguarda l’opposizione, i rumors segnalano la possibilità che il centrosinistra contrapponga a Carleo o a chi per lui la candidatura della sempreverde Roberta Morgano, assessore comunale dal 2002 al 2009, poi sacrificata da SuperMarta sull’altare dei nuovi equilibri di maggioranza scaturiti dalle europee di due anni fa; in attesa di una nuova chance, Morgano è senza dubbio una personalità di peso, forte delle oltre duemila preferenze raccolte alle regionali del 2010, che, se non le hanno permesso l’approdo in via Fieschi, ne hanno però certificato l’alto grado di popolarità.

Roberta Morgano

La pretattica delle parti in causa finora non consente di formulare previsioni a lunga gittata. Genova versa da lustri in uno stato di apatia e di afasia, ed è dura credere che stavolta si assisterà, finalmente, all’inaugurazione d’una nuova stagione, ma nuova per davvero. Genova mia di sasso, gemeva il poeta tosco-ligure Caproni. Però subito soggiungendo: Iride. Aria. Grigia ed emaciata come si ritrova, la Superba ha disperato bisogno di colore e ossigeno. Qualcuno si periterà di somministrarglieli? Chi vivrà, vedrà.

In questo quadro, si avverte da tempi immemorabili l’assenza di una società civile attenta e sensibile alle questioni della sfera pubblica. Il disincanto e il disimpegno dei cittadini e di molte associazioni consentono alla politica di perpetuare se stessa senza apprezzabili soluzioni di continuità. Troviamo inoltre opinabile la strategia comunicativa e relazionale di alcuni gruppi sociali, in virtù della quale un uomo politico è da ritenersi buono o cattivo, santo o arcidiavolo, amico o nemico, soltanto in base alla sua disponibilità al “fiancheggiamento”. Con noi o contro di noi nella misura in cui annaffi il nostro orticello. Con l’aggravante che spesso, in questi casi, si gabella l’orticello per podere o latifondo. È un abbaglio ricorrente.

È tanto ovvio da essere banale, invece, che un uomo politico debba essere valutato sulla scorta del suo impegno rivolto al raggiungimento del bene comune; ciò che, in quanto tale, scavalca e oltrepassa il “particolare” di qualsiasi articolazione – seppure importante – delle società umane organizzate. Rimane pertanto difficile assegnare a cuor leggero il diploma di filantropo o la medaglia d’oro al valor civile a tanti politici nostrani. Ci dispiace contraddire chi li piazza sui piedistalli. Ma tra i nostri tanti difetti, c’è pure quello d’essere un tantino iconoclasti.

ALESSANDRO MANGINI

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