Stabilità dei valori al metro quadrato e tendenza leggermente positiva nel numero delle compravendite. Netta preferenza per le abitazioni di medie dimensioni.
Bavari e dintorni, campagna genovese a meno di dieci chilometri dal centro cittadino e delegazione ad alta vivibilità sociale (benché povera di servizi e di infrastrutture), è una zona ambita dal punto di vista residenziale? Molti lo credono sul serio, e il risultato è che i proprietari se ne approfittano un po’. Solitamente i prezzi di vendita degli immobili che insistono su questo territorio si discostano in modo sensibile, almeno in prima battuta, dai valori medi di mercato. In realtà, quasi sempre questo gioco al rialzo non dà buoni frutti e spesso si arriva alla cessione solo dopo un riadeguamento dell’offerta ai valori correnti. Tra l’annuncio di vendita e la stipula dell’atto possono così passare anche sei mesi.
Un’analisi del mercato immobiliare nel nostro ambito territoriale (denominato per comodità “Alture del Levante”) non può prendere il via senza prima considerare il dato fondamentale che lo caratterizza: il numero delle transazioni normalizzate (NTN), ossia il numero di transazioni per quota di proprietà (grosso modo equivalenti, per capirci meglio, al numero delle compravendite effettuate), è molto modesto e mediamente rappresenta appena l’1,4% del totale cittadino. Ciò è dovuto, tra le altre cose, anche al fatto che la macroarea di riferimento (Borgoratti e alta Valle Sturla fino a Fontanegli) si sviluppa in modo disomogeneo raggruppando zone a forte urbanizzazione (perciò con alta densità di popolazione; per esempio, Borgoratti) e zone con minore densità abitativa e uno stock immobiliare più contenuto (per esempio, Bavari).
Tra il primo semestre 2010 e il primo semestre 2011, le Alture del Levante hanno assistito a un incremento significativo nel numero delle transazioni immobiliari realizzate: il trend, già migliorato nettamente nel corso del 2010 rispetto al 2009, si è poi assestato nel corso del periodo gennaio-giugno 2011. Nella zona di Bavari (OMI D02, comprendente anche Fontanegli), quella che maggiormente ci interessa, il risveglio del mercato ha avuto luogo soprattutto nella prima metà dell’ultimo anno, con ben 24 transazioni andate a buon fine.
L’analisi dimensionale della macroarea rivela che le Alture del Levante mostrano le stesse caratteristiche della analoga zona della Val Polcevera, in ordine alla minore preferenza accordata ad abitazioni troppo piccole o troppo grandi in favore, invece, di una netta prevalenza per lo scambio di quelle di medie dimensioni. Tuttavia, la compravendita di monolocali, ristagnata nel 2010 su una media del 5,6% del volume complessivo di affari fatti, ha avuto un picco nel primo semestre 2011, quando è triplicata toccando quota 17,8%. Bisogna precisare che la carenza di trattative inerenti monolocali si deve anche al fatto che nel capoluogo ligure si costruisce poco (gli interventi edilizi sono mirati quasi unicamente al recupero) e di conseguenza esistono pochi alloggi con una superficie inferiore ai 60 metri quadrati: una volumetria che, visti i costi ristretti, in tempi recenti aveva dato adito, nel Nord Italia, a un piccolo boom. Inoltre, l’alto volume di scambi che, sempre nelle Alture del Levante genovese, aveva interessato durante il 2010 le abitazioni cosiddette “piccole” (da 3 a 4 vani catastali), è drasticamente diminuito, nel primo semestre 2011, dal 33,7% al 17,7%. Il grosso degli scambi in zona (oltre il 50%) riguarda comunque unità abitative di dimensioni medio-piccole (da 4,5 a 5 vani catastali) o medie (da 5,5 fino a 7 vani catastali). Il mercato ha subito un notevole incremento anche per quanto riguarda la compravendita di abitazioni di tipologia “grande” (superiore ai 7 vani catastali): da una media del 2,6% sulla somma degli scambi nel 2010 al 13,3% tra gennaio e giugno 2011.
Il valore degli immobili oggetto di compravendita a Bavari si mantiene costante su una media di circa € 2.350 al metro quadrato, in linea con quella di macroarea, sulla quale, però, influisce sensibilmente il valore immobiliare della zona OMI D17 (Apparizione), da tempo stabile sugli € 3.000 al metro quadrato. Ma mentre il numero delle transazioni in territorio di Bavari nell’ultimo anno e mezzo (gennaio 2010 – giugno 2011) raggiunge la cinquantina, nel caso di Apparizione si arresta a 33. Il mercato denota quindi più dinamismo attorno al valico della Serra, che non alle pendici del Monte Fasce, evidentemente a motivo del diverso impatto economico. Le quotazioni medie riferite al mercato residenziale locale, nell’intervallo temporale che inizia nel primo semestre 2008 (antecedente alla crisi economica internazionale) e finisce nel primo semestre 2011, sono rimaste negli ultimi anni sostanzialmente invariate, facendo registrare incrementi di valore solo per le abitazioni di pregio, aumentando così il divario tra le costruzioni economiche e quelle signorili, presenti però in minima parte nel territorio di Bavari. Queste considerazioni sembrano confermare ciò che molti analisti economici hanno dichiarato a proposito dell’andamento del mercato immobiliare residenziale italiano nel corso della crisi: tenuta dei prezzi medi con riduzione delle compravendite. Questa, se non altro, è la linea di tendenza nazionale.
In realtà, il mercato immobiliare, che nel 2009 aveva effettivamente segnato il passo, nel periodo gennaio 2010-giugno 2011 ha evidenziato – almeno nella nostra zona – una parziale ripresa delle vendite del settore residenziale, accanto a valori medi sostanzialmente stabili. Si tratta di un segnale positivo, sebbene isolato, che in un primo momento, riscontrato altresì a livello provinciale, aveva indotto a pensare che la forte crisi degli scambi immobiliari fosse, se non superata, perlomeno trascorsa nella sua fase più acuta. Il subentro però del nuovo pericolo di recessione e il permanere dello stato di crisi economico-finanziaria in tutta l’Eurozona (con le conseguenti difficoltà di accesso al credito per chi non disponga dei capitali necessari) riduce enormemente la possibilità una vera e propria ripresa del mercato, e men che meno di un ritorno, nel breve periodo, ai livelli dei primi anni 2000.
ALESSANDRO MANGINI








