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Thursday September 20th 2018
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Un ragazzo speciale, tra l’Olimpo e il Walhalla

Recensione a «Un mondo celato nel tempo», romanzo d’esordio di Stefano Cevasco

Non si può dire che al bavarese Stefano Cevasco manchi il dono della fantasia. Con il suo romanzo d’esordio, l’“ingegnere-scrittore” ci regala una storia (anzi, un intreccio di storie che si dipanano e poi si concatenano su una piattaforma comune) in cui mondi e personaggi diversissimi tra loro entrano in contatto e, molto spesso, in rotta di collisione, producendo effetti di grande godibilità narrativa.

Estremamente variegata è la caratterizzazione dei personaggi. Lungo il corso del romanzo troviamo, infatti, esseri umani dotati di poteri soprannaturali, e, interagente con loro, un parterre de rois immaginifico popolato dei classici protagonisti delle leggende nordiche (fate, nani, elfi, folletti, animali mostruosi, orchi e giganti) ai quali si affiancano, dal “mezzo del cammin” in avanti, dèi ed eroi del mito greco-romano, più qualche comprimario preso in prestito dal pantheon egizio, orientale o addirittura amerindio. Un coacervo di figure (nonché di rimandi intertestuali), ciascuna con peculiarità inconfondibili, ciascuna mossa da stimoli, obiettivi e valori propri, sovente antitetici, che l’autore ha il coraggio di fare convivere su una terra che non è la nostra terra e sotto un cielo che non è il nostro cielo. È invece, per la precisione, quel «mondo celato nel tempo» cui allude il titolo dell’opera: probabilmente la realtà alternativa, parallela, in una parola fiabesca, germinata in modo naturale nella mente dell’autore, dopo anni di frequentazione dei capolavori del genere fantasy.

L’opera ha le evidenti caratteristiche del “romanzo di formazione”. Il protagonista, il diciassettenne Nicolas Savian, immaturo e impulsivo all’inizio, cresce, passo dopo passo, attraverso le molteplici (a volte traumatiche) esperienze che è chiamato ad attraversare. Si tratta di una crescita sia interiore che formale: allo sviluppo etico si accompagna infatti anche una maggiore perizia nelle arti magiche di cui dispone, perché il traguardo, fuor di metafora, sembra proprio essere l’integrale dominio di sé. Un  autocontrollo che non cancella né depotenzia le emozioni e i sentimenti, ma li riconduce e li valorizza in una prospettiva ampia, relazionale, solidale, non egoistica. Ed è grazie a Nicolas che troviamo traccia, nel romanzo, di temi che percorrono fin dai primordi la storia della letteratura occidentale: il motivo del viaggio, della ricerca di senso, della conoscenza. Sotto questo aspetto (che ci pare oltremodo rilevante), il giovanissimo eroe è, senza se e senza ma, un autentico ulisside.

In quest’ottica, l’antagonista per eccellenza è rappresentato non solo e non tanto dalle orde di demoni e bruti vari mossi dalla brama di instaurare un regime di oscurità e di terrore. Questi sono piuttosto l’emblema del male inevitabile (però non invincibile) con cui l’uomo deve fare i conti nel corso della sua esistenza. Il vero antagonista di Nicolas è, perciò, Marcus, il coetaneo – in apertura di romanzo viene dipinto con le sembianze di un “bullo” – che, colpito anch’egli, come tutti, dal male (quel male, ripetiamo, inevitabile che nessuno risparmia: nel nostro caso è un evento epocale che cambia e stravolge la vita dei personaggi), reagisce in modo diametralmente opposto. Ossia non scende in battaglia per far trionfare un’idea di bene universale, ma semplicemente per sfogare una volontà di potenza, per conquistare un potere, per sostituire, a una tirannide, un’altra tirannide. La sua cifra caratteristica non è lo sviluppo, bensì il suo contrario: l’involuzione. Di male in peggio.

Il terzo character attorno al quale ruota la storia è la giovane Mariel. Mariel è icona vivente della ragione. Non di una ragione intellettuale, fredda e impartecipe; ella raffigura invece una ragione umanissima: matura, nobile, ferma e rigorosa nei suoi principi, ma anche permeata di dolcezza e di amore. Se Nicolas è un paladino della giustizia e Marcus simboleggia l’istinto primitivo di chi risponde alla violenza con altra violenza, Mariel fonda il suo agire sui valori della fratellanza, dell’accoglienza, della condivisione delle differenze. È una condotta, quella della ragazza, ispirata alla convinzione che solo l’apertura, non la chiusura, salveranno un’umanità percossa e smarrita (come – lascia intendere fra le righe l’autore – quella reale e contemporanea).

C’è un brano che ottimamente tratteggia la psicologia di Mariel e di Marcus: mentre la prima si prodiga nel rivolgere le sue cure anche ai giganti feriti, facenti parte della masnada che ha messo a ferro e a fuoco la città di Merzidan, il secondo vede in loro solo dei nemici da sopprimere spietatamente, in un circuito apparentemente inarrestabile di odio generatore di odio. La diatriba ha termine con alcune parole, secche e perentorie, della ragazza:

«Mariel era furente, come poteva Marcus calpestare l’accordo che avevano stipulato, come poteva condannare a morte degli esseri viventi.

“Fai come credi, io non ti posso fermare, non userò la violenza con un mio pari per combattere un’ingiustizia. Sarebbe come cercare di spegnere un incendio usando il fuoco ed io non sono così stupida”.

Si alzò e se ne andò, non permise a Marcus alcuna replica.»

La copertina del romanzo

Il romanzo segue un ritmo narrativo decisamente incalzante. Le vicende (e le vicissitudini) si susseguono senza posa, in un crescendo di colpi di scena che culmineranno in un finale forse, in parte, prevedibile, ma non per questo meno spettacolare. Molto ben riuscite alcune parentesi descrittive, che rivelano nell’autore un certo gusto e un certo talento per la rappresentazione paesaggistica e fisiognomica, sicuramente intesa non solo quale scenario o maschera teatrale, ma soprattutto come proiezione fisica, ambientale, figurativa di stati d’animo, qualità, passaggi e momenti cruciali. Peccato soltanto per qualche isolata scelta lessicale non felicissima, e per un po’ di refusi, che tuttavia non inficiano minimamente la piacevolezza della narrazione.

Il romanzo di Stefano Cevasco, reperibile sia in formato cartaceo tradizionale, sia in formato e-book, è una lettura molto gradevole, e a maggior ragione sotto l’albero, durante le feste di Natale; magari al posto della visione di uno dei tanti filmetti triti e ritriti che le tv generaliste trasmettono stancamente in quei giorni.  Lo raccomandiamo molto volentieri.

ALESSANDRO MANGINI

 

Stefano Cevasco

UN MONDO CELATO NEL TEMPO

Ed. Vanilla – ottobre 2011 – Pagg. 244

€ 13,00 in formato cartaceo

€ 4,99 in formato e-book (pdf)

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