Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Thursday September 20th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Primarie. Dallo sgarbo alla resa dei conti.

Preannunciate (o minacciate…) da quasi un anno, ecco finalmente profilarsi all’orizzonte le sospirate elezioni primarie del centrosinistra genovese, che stabiliranno se a correre per la poltrona di primo cittadino sarà ancora Marta Vincenzi, oppure uno dei suoi sfidanti: Roberta Pinotti, Marco Doria, Angela Burlando o Andrea Sassano. Saranno una resa dei conti in piena regola, ed è molto dubbio che servano a rafforzare la compagine politica che le ha promosse.

Marta Vincenzi

Diciamo subito che queste primarie sono, anzitutto, uno sgarbo del PD nostrano alla sindaco in carica: non è certo buon galateo politico sottoporre al giudizio di militanti e simpatizzanti l’attività di un amministratore locale giunto alla fine del primo mandato. In questi casi e in via ordinaria, la prima e ultima parola dev’essere quella dell’intero corpo elettorale, in occasione del voto amministrativo. Punto. Invece il Partito Democratico si è distinto per le stucchevoli e ripetute pantomime con le quali ha cercato di ottenere il ritiro in buon ordine della Vincenzi, e di conseguenza la legittimazione politica di primarie tra candidati di nuovo conio. Ma è raro avere la botte piena e la moglie ubriaca. E difatti.
Marta Vincenzi non è un sindaco popolare. Nelle classifiche nazionali di gradimento si trova in piena zona retrocessione. È una donna che suscita fortissime antipatie. Dicono che abbia un carattere difficile, addirittura impossibile. E chissà fino a che punto è abile nella scelta (o nella conferma) dei suoi collaboratori. L’apparato dell’ex PCI, che ancora forma l’ossatura del PD, non l’ha mai digerita fino in fondo. Forse questa donna piena di «animal spirits», tenace e volitiva, né suffragetta né pasionaria, interprete di se stessa più che di un qualsiasi personaggio costruito a tavolino, spaventa anche un po’. E si sa com’è l’essere umano: le personalità forti, o le si adora, o le si detesta. L’indifferenza non è contemplata, tertium non datur.

Marco Doria

Gli altri candidati, Pinotti e Doria in testa (cioè i due che hanno qualche concreta possibilità di insidiare la «primogenitura» vincenziana), messi al bando facili slogan e proclami ad effetto, hanno il dovere di dire con molta chiarezza quale sia il programma che propongono e quale sia la loro idea di città. Perché il loro presentarsi alle primarie del centrosinistra ha assunto, da subito, il significato di una contestazione in tronco dell’operato e dei risultati dell’attuale amministrazione; e perché, quindi, l’elettorato di riferimento necessita di capire se tale sfiducia sia fine a se stessa, o se sia invece portatrice di una pars construens sulla quale fondare un’alternativa riformista, non conservatrice ma neppure massimalista.

Angela Burlando

Andrea Sassano

Con tutto il rispetto e con tutta la buona volontà, né Andrea Sassano, che si rivolge all’arcipelago della “sinistra diffusa” tra il PD e i movimenti più radicali, né l’ex vicequestore Angela Burlando, candidata del piccolo e residuale Partito Socialista, hanno la benché minima chance di elezione. Tuttavia, bisognerà fare i conti con la loro azione di “disturbo”. In effetti, la disfida principale, quella tra le due primedonne della politica genovese, potrebbe risolversi per uno scarto di decimali. Sarà perciò determinante anche il loro consenso, come pure quello raccolto dal prof. Doria; è probabile che quest’ultimo andrà ad attingere a un certo malpancismo progressista che, in sua assenza, avrebbe forse premiato, più per disperazione che per intima convinzione, la bionda e bella senatrice.

Roberta Pinotti

La quale senatrice rappresenta, inoltre, l’ultima speranza dei riformisti cattolici di ricollocare un correligionario sul seggio più importante di Tursi. Dopo il decennio dell’agnostico, compassato e tecnocratico Pericu e dopo il quinquennio della professoressa di filosofia credente nel «Dio di Spinoza» (sive Natura, con grande gioia degli ambientalisti e scorno delle pecorelle del Card. Bagnasco), l’area ex popolare e cristiano-sociale del PD potrebbe intravedere in Roberta Pinotti, ex capo scout, l’occasione di esprimere un sindaco maggiormente rappresentativo della complessità sociale e culturale del partito e della coalizione. Che comunque – sia chiaro – in assenza dell’UDC o di altre frange moderate è e resta una sinistra-centro e non un centro-sinistra in senso proprio.

Il vero paradosso che salta agli occhi è che, nella Superba, i ruoli di maggioranza e di opposizione vengono ricoperti dalla stessa famiglia politica. La gauche plurielle al governo della città fin dal 1993 (riedizione, aggiornata allo spirito dei tempi, della giunta rossa cerofoliniana del decennio 1975-1985), stabile interlocutrice di enti pubblici, imprese, manager, società di varia natura giuridica, terzo settore, insomma di tutti gli altri attori e gangli sociali ed economici della nostra città, evidentemente non considera affatto la prospettiva di una sconfitta nelle urne e di una alternativa di centrodestra.
Questa analisi denota o una infinita presunzione, o altrimenti una chiara consapevolezza dell’inettitudine dell’avversario. Né l’una né l’altra sono buoni segnali: ci dicono che la situazione politica genovese, critica e depressa, è forse destinata a perpetuarsi a tempo indefinito, perlomeno nella visione di uno dei maggiori interpreti della scena pubblica, il centrosinistra. D’altronde, l’esilità dell’opposizione è un dato di fatto: oltre che di frammentazione, il centrodestra soffre finanche di assenza di leadership: troppi generali per un unico esercito. Per di più, la logica attendista del PDL (lancio del candidato sindaco dopo l’esito delle consultazioni della parte avversaria), più che una mossa tattica, pare obbedire al bisogno di prendere tempo e fiato.
Ad ogni modo, sotto con le primarie. E poi vedremo come andranno a finire le doparie. Pardon, le amministrative. Buon divertimento.

ALESSANDRO MANGINI

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