Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday May 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

PD. Il partito della vocazione masochistica

Marco Doria, vincitore delle primarie, insieme a don Andrea Gallo, suo grande sostenitore

Altro che partito della vocazione maggioritaria. Questo è il partito della vocazione masochistica. E niente di sorprendente se, tra le due litiganti, il terzo goda. Il risultato delle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra è roba da psicodramma per il povero Partito Democratico. Marco Doria, indipendente di sinistra (ma, di fatto, sostenuto da Sinistra Ecologia Libertà, il movimento di Nichi Vendola), vince a man bassa con il 46% delle preferenze. La sindaco uscente e l’acerrima rivale Roberta Pinotti, messe insieme, superano a malapena il 51%. Prevedibili – questo sì – il 2% di Angela Burlando e l’1% di Andrea Sassano. Per il PD siamo di fronte a una debacle epocale. Remotissimi i tempi in cui, con presuntuosa sicumera, un segretario locale dell’ex PCI dichiarava di essere in grado di fare eleggere sindaco di Genova il primo passante preso per la strada.

L’analisi del voto deve tenere conto anche del dato relativo all’affluenza: rispetto alle primarie del 2007, i partecipanti sono stati ben diecimila in meno (25.000 quest’anno, 35.000 cinque anni fa). Sarà stato il generale inverno a limitare l’avanzata delle truppe, oppure questo forte assenteismo va letto come un messaggio politico trasmesso da un elettorato di riferimento sfiduciato e arrabbiato? Un altro elemento merita riflessione: i sondaggi nazionali oggi accreditano al PD circa il 27-28%, mentre SEL (non ancora presentatasi alle politiche) oscilla tra il 6 e il 7%. Ammesso e concesso che non è possibile che il partito di Vendola rappresenti realmente, a Genova, il 46% dell’area del centrosinistra, bisogna giocoforza concludere che una fetta significativa di elettori del PD ha sconfessato sia il partito, sia la sindaco, optando per un candidato completamente fuori dagli schemi. Mentre i più tanti se ne sono rimasti a casa.

Il PD deve pure chiedersi quale utilità abbia lo strumento delle primarie, dal momento che esso non chiama a raccolta tutto l’elettorato d’area, ma soltanto la parte più radicale e minoritaria, facendo sistematicamente pendere la bilancia in favore di forze caratterizzate da un profilo a volte quasi antagonistico. Perché il PD ha organizzato le primarie e le ha perse. Ed è obiettivamente pazzesco. Che piaccia o no, i moderati disertano questo genere di consultazioni, lasciando intere praterie a disposizione dei massimalisti: che però, vinte le primarie, debbono poi fare i conti con le secondarie, cioè con le amministrative vere e proprie. L’esempio di Milano (vittoria di Pisapia, SEL, ai danni di Boeri, PD, e poi successo anche nelle urne “istituzionali”) è inapplicabile alla situazione genovese. Genova non viene da vent’anni di cattiva e clientelare amministrazione di centrodestra. E al governo non c’è più lo spauracchio Berlusconi. Se il centrosinistra non passasse al primo turno (e stanno maturando le condizioni perché ciò si verifichi), la partita sarebbe tutta da giocare; specie se al ballottaggio approdasse un liberal-democratico come Enrico Musso.

Il duello fratricida tra Marta e Roberta – voluto, autorizzato e benedetto dalla segreteria provinciale del Partito Democratico – si è concluso nel peggiore dei modi: le due contendenti si sono infilzate e disarcionate a vicenda. Il convitato di pietra Doria, illustre sconosciuto, ma apparso fin dall’inizio come il terzo incomodo, estraneo ai giochi di potere, alle beghe di partito, alle simpatie o antipatie dell’apparato, s’è aggiudicato una competizione che sembrava riservata ai professionisti della politica. S’è inserito come un cuneo nella crepa apertasi nel PD tra vincenziani e pinottiani ed è riuscito a far crollare un muro che già presentava avanzati segni di deterioramento. Ha intercettato il malcontento, gli ha dato voce e interpretazione. Da parte sua, il maggior partito del centrosinistra ha dimostrato nei fatti di non essere guarito da quella sindrome di autosufficienza il cui germe gli era stato inoculato da Walter Veltroni. La dirigenza democratica non ha ancora preso atto che non può fare e disfare a proprio piacimento. Gli elettori non ci stanno più e sono pronti a castigarla in modo severo.

Bruno Villa

Bavari si scosta nettamente dal risultato complessivo della consultazione. Nel seggio allestito presso il Carnaby della S.M.S. “Operai e Contadini” la Vincenzi riscuote una percentuale bulgara (72 preferenze su 98 schede valide), mentre Doria e Pinotti arrancano rispettivamente al secondo e al terzo posto con 14 voti l’uno e 10 voti l’altra. Un voto pro capite invece per Angela Burlando (PSI) e Andrea Sassano (indipendente di sinistra). L’elettorato che vota alle primarie bavaresi, quasi interamente costituito di ex militanti o simpatizzanti del vecchio PCI (e quindi con una media anagrafica abbastanza alta), a differenza dell’elettorato cittadino, si mantiene abbastanza ligio alle indicazioni provenienti dai responsabili locali del partito, i quali, coerentemente con le loro posizioni più volte espresse, avevano da tempo confermato il loro sostegno alla sindaco in carica. Ma una rondine non fa primavera. A San Desiderio, per contro, i votanti si sono sbizzarriti: Doria 48 preferenze; Pinotti 38; Vincenzi 13; Burlando 2 e Sassano 1. Insomma, a poca distanza da Piazza San Giorgio l’altissima stima bavarese per la sindaco uscente si trasforma in una disistima pressoché generalizzata. E, giova evidenziarlo, stiamo sempre parlando di giudizi emessi dal “popolo della sinistra”, non da agguerriti avversari politici.

Bruno Villa, ultimo segretario dei DS, e tuttora punto di forza del PD di vallata, ne ha viste troppe per dirsi sconcertato da quanto avvenuto, ma mette in luce due punti: «Il primo è che dentro il partito ora dovrà aprirsi una fase di riflessione approfondita e anche ruvida, perché troppi errori sono stati compiuti da un anno a questa parte». «In secondo luogo – prosegue Villa –, il vero problema non è la vittoria di Doria, ma la sua capacità di elaborare un programma sul quale aggregare tutta la coalizione e non solo la sinistra radicale. E pure sul meccanismo delle primarie ci sarà da intavolare una bella discussione». Per intanto, si vedrà se nel PD vincerà la tesi del «serrate le file» oppure quella del «liberi tutti». A questi chiari di luna, l’unità interna sembra, francamente, pura utopia.

ALESSANDRO MANGINI

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