Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday September 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Sono nati a Genova i “Fratelli d’Italia”

Interamente genovesi le origini del nostro inno nazionale: scritto da Mameli, musicato da Novaro, fu eseguito la prima volta in Oregina nel 1947, divenendo subito il canto dell’orgoglio, del coraggio e dell’amor di patria.

Chi passa per via San Lorenzo quasi mai si accorge di una targa defilata apposta sul muro di un casamento. Sul candido marmo  spicca un nome: Goffredo Mameli, figlio poco ricordato della nostra città.

Goffredo Mameli e Michele Novaro sono gli autori del nostro inno nazionale. Goffredo scrisse le parole e Michele la musica.

Il destino li ha uniti sin dalla nascita: entrambi furono battezzati nella chiesa di San Donato che ancora conserva gli  atti dell’evento.

Goffredo Mameli, patriota genovese, giovanissimo estensore dell’inno nazionale

La leggenda racconta che la sera dell’8 settembre 1847 Mameli si trova a casa del console americano dove si parla e si discute di argomenti politici. Caso vuole che il discorso cada sugli inni.

Un partecipante buttò lì l’osservazione che ancora non vi era un inno del popolo. Qualcuno, forse ispirato o solo per scherzo, disse: ”Perché non lo scrivete voi, Goffredo?”

Mameli non se lo fece ripetere due volte. Si mise in un angolo, carta e matita alla mano, cominciando a scribacchiare qualche verso. I primi  furono: ”L’Italia s’è desta… Evviva l’Italia”.

La serata è mondana, il vociare è eccessivo, i brindisi si susseguono ed il poeta ha bisogno di calma e concentrazione. Goffredo saluta la bella compagnia e promette che l’inno sarà predisposto  al più presto.

Con sorpresa di tutti il giorno dopo le cinque strofe sono già pronte.

In quello stesso mese, in casa in un industriale torinese si trova Michele Novaro. Nel salotto entra il pittore Borzino, appena giunto da Genova.

Si avvicina a Michele e gli porge un foglio dicendo: “Questo te lo manda Goffredo”.

Novaro legge le parole e gli occhi gli si inumidiscono. Si ritira in una stanza adiacente e poco dopo torna e si siede al pianoforte. Dalle sue mani sgorga una melodia solenne, forte, impavida: una marcia che infonde orgoglio e coraggio.

È nato il Canto degli italiani.

Venne ascoltato la prima volta a Genova, il 10 dicembre 1847, al Santuario di Oregina, durante la processione che ricordava l’anniversario della rivolta genovese contro gli austriaci (quella di Balilla per capirci).

Ufficialmente all’evento avrebbero dovuto partecipare i rappresentanti cittadini delle varie corporazioni di arti e mestieri. In realtà si presentarono 32.000 persone  – un’enormità per l’epoca- provenienti da ogni parte d’Italia. Vennero per far sentire la loro voce e protestare contro l’occupazione straniera del suolo italico; l’intento era di incoraggiare il re di Sardegna, Carlo Alberto, a farsi paladino dell’Unità del Paese.

Durante la sfilata Mameli, ventenne, impugnava il Tricolore che per la prima volta fu mostrato apertamente. Era il simbolo dei Moti del 1820/’21 e esibirlo significava essere etichettati come rivoluzionari;  si incorreva nell’arresto e nella condanna penale.

La polizia non osò intervenire quel giorno e la processione da evento religioso divenne un momento di presa di coscienza civile e politica. Migliaia di voci intonarono all’unisono: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.

Il testo è repubblicano. Non troviamo cenni  a troni, sovrani  o corone; si parla soltanto di un popolo diviso che anela ad essere un’unica nazione.

L’inno girò da quel momento in poi tutta la penisola e divenne un canto d’orgogliosa speranza.

Dal 1946 è ufficialmente il nostro inno nazionale. Noi ne cantiamo solo la prima strofa ma sarebbe giusto conoscere anche le altre quattro.

L’inno nazionale francese si intitola La Marsigliese perchè nato a Marsiglia. Se l’inno italiano prendesse il nome dalla città in cui ha visto la luce si chiamerebbe La Genovese.

CATERINA DE FORNARI

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Il Canto degli Italiani

Versione ufficiale completa (dal sito del Quirinale)

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

 

 

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