Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Thursday September 20th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Ricordare Don Grosso, dieci anni dopo

Sono dieci anni che Don Grosso non è più fra noi. Dieci anni sono un periodo medio: né breve, né lungo all’eccesso. Un periodo, tuttavia, in genere segnato da cambiamenti, anche profondi, sia nella biografia della singola persona, sia in quella di una comunità. Per dirla proprio tutta, Don Grosso, come del resto il Dottor Raschi, un po’ morì già quando gli toccò di andare in pensione controvoglia. All’imbrunire del 7 gennaio 2003 il vecchio prete di campagna lasciava quest’orfano mondo, ma, in un certo senso, la sua fine era cominciata fin dal 12 ottobre 1997, data nella quale s’era congedato da parroco di Bavari dopo cinquantadue – diconsi cinquantadue – anni di ininterrotto ministero.

Don Grosso in gita alla Casa del Romano, primavera 2000.

Abbiamo avvertito la sua mancanza in questi dieci anni? A questa domanda possono rispondere solo quei bavaresi (e non sono tutti) che lo hanno conosciuto. I nati dopo il 1990, o giù di lì, sanno poco o niente di lui. Men che meno sanno qualcosa coloro che a Bavari sono venuti ad abitare a partire dalla seconda metà di quel decennio. Ma sono ancora tantissimi i bavaresi (e non solo) che lo ricordano con affetto e nostalgia.

Dal 1997 in poi la Parrocchia di Bavari, l’antica Pieve di San Giorgio, è stata retta da altri due parroci. Con caratteri, retroterra culturali e stili pastorali diversissimi. Dobbiamo renderci bene conto di quanto sia difficile raccogliere un’eredità come quella lasciata da Don Grosso, ricevere un simile testimone. Ed è soprattutto difficile, forse impossibile, per i successori di ieri e di oggi, sostituirsi “moralmente” e “affettivamente”, nei cuori della maggioranza dei parrocchiani, alla figura del vecchio prete burbero e benevolo. Un’esperienza come quella di Don Grosso (che don Fully Doragrossa volle chiamare, con indovinata espressione, «un mistero di incarnazione») è irripetibile e basta.

E quindi? E quindi è ovvio che la risposta alla domanda se ci sia mancato Don Grosso è: certo che sì! Ed è un sì esclamativo che non intende venir meno al rispetto dovuto sia alla memoria di mons. Merani, sia a p. Riccardo Saccomanno, arciprete di Bavari da quasi cinque anni. Sì, ci è mancato e ci manca; e l’unico modo che abbiamo per lenire tale mancanza, almeno laicamente, è parlare di lui condividendo ricordi e sentimenti.

Solennità della Madonna della Guardia, 29 agosto 1993: Don Grosso con il Card. Canestri, arcivescovo di Genova, don Luigi Olcese, parroco di Premanico, e numerosi parrocchiani

Parlare di un uomo che, da ragazzo, corrispose alla voce che lo invitava ad essere «prete», che non vuol dire «sacerdote» ma «anziano», «senior». Non per diventare un vecchio anzitempo, ma perché chiamato a essere “più” grande, “più” maturo, “più” saggio, “più” avanti, così da poter svolgere l’ardua funzione di guida spirituale che gli apostoli di Cristo affidarono ai presbiteri.

Parlare di un uomo che attraversò tre guerre: le due carneficine mondiali e per ultima quella fredda, la contrapposizione politica est/ovest che irrigidì e intimorì il mondo per oltre quattro decadi. Che dal 1946 al 1997, durante la sua arcipretura a Bavari, fu fra i protagonisti di una rinascita civile e sociale che ci diede la rigenerazione della società cattolica e della società di mutuo soccorso, la creazione del campo sportivo «Taviani», la fondazione della Croce Azzurra. E tante altre piccole e meno piccole realizzazioni.

Parlare di un uomo che fece onore al suo abito e alla sua missione: anzitutto educando alla fede cristiana centinaia di fratelli e di sorelle, sempre presente nei momenti capitali della loro esistenza; e, in secondo luogo, con una fervida, appassionata dedizione alle “sue” chiese, quella parrocchiale, che fece restaurare nel 1967-1968, e il santuario mariano, oggetto della sua predilezione, in tutto ciò fedele al detto del salmista: «lo zelo per la tua casa mi consuma». E poi – cui honor, honor – mediante la carità nascosta e non sbandierata, giacché, come insegna il Vangelo, «quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra».

Agosto 2002: con il dott. Raschi all’inaugurazione di un’ambulanza della Croce Azzurra

Parlare, in estrema sintesi, di un uomo buono che ci fu amico e compagno, per un bel tratto, nel viaggio, ora piacevole ora ostico, della vita umana. Che ci seguiva, ci rassicurava, ci ammoniva, ci sgridava e ci perdonava. Insomma, che c’era, e che in quel suo esserci non inter- pretava una parte, ma restava, incredibile dictu, sempre, comunque, invariabilmente se stesso.

Sì. Don Grosso è sempre rimasto Don Grosso. È per questo che lo abbiamo amato. È per questo che lo amiamo ancora.

ALESSANDRO MANGINI

BAVARI RICORDA DON GROSSO, prete di campagna, uomo di Dio: venerdì 11 gennaio 2013, ore 21, presso la sala “F. Malaponte” del Circolo A.C.L.I. San Giorgio in via B. Merlanti 3; domenica 13 gennaio, ore 11, nella chiesa parrocchiale S. Messa in suffragio dell’arciprete.

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