Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday August 12th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Cent’anni di storia. Per osare il futuro.

È sempre più raro, per l’uomo contemporaneo, fermarsi a riflettere sul proprio passato. Una civiltà all’insegna dell’attimo fuggente e della velocità supersonica, come la nostra, non offre nemmeno gli strumenti per farlo. Mi guardo bene dal rispolverare il vecchio adagio ciceroniano della «storia maestra di vita». Un bell’auspicio, niente più. In realtà – e purtroppo – la storia, al pari della guerra, è quella lezione che gli uomini non imparano mai abbastanza.

Tra poco più di un mese, a Bavari, «microscopico paese, non è vero? / Paese da nulla; ma però…», due associazioni di lavoratori, sorte come enti di mutuo soccorso, in una temperie politica e sociale di­versa (ma poi così tanto?) da quella odierna, taglieranno l’epocale traguardo dei cento anni dalla fon­dazione. L’aggettivo non è abusivo, né retorico, né encomiastico. Non sono poi tan­tissime le istituzioni, d’ogni ordine e grado, che possano vantare una tale longevità.

La Società Mutuo Soccorso «Operai e Contadini» (che ha conservato l’antica denominazione) e il Circolo A.C.L.I. «San Giorgio» (che è il proseguimento, senza soluzione di continuità, dell’omonima Società operaia cattolica di m.s. che nel ’53 aderì alle Associazioni cristiane lavora­tori italiani), nac­quero a distanza di appena tre giorni l’una dall’altra. Il 1° maggio la S.M.S., il 4 maggio la S.O.C.

Fu un parto gèmino, da cui vennero alla luce due gemelli eterozigoti, uniti com’erano da un’identica mis­sione, eppure divisi dal retroterra culturale e politico. «A societæ di rössci» da una parte, «a societæ dö præve» dall’altra. Nella conflittualità, a tratti aspra, tra socialismo e cattolicesimo, riverberantesi nei rapporti tra le rispettive organizzazioni sociali, ebbe poi buon gioco a insinuarsi il fascismo, con le sue idee violente e antidemocratiche e le sue manesche squadracce. Ne paga­rono le conseguenze un po’ tutti.

Ai giorni nostri, quest’atavica contrapposizione di bandiere e di colori desta qualche sorriso e un po’ di commiserazione. I guelfi e i ghibellini si sono estinti. Però, c’è sempre un però. Se a quei tempi pul­sava nei cuori e nelle menti un’autentica “poetica della politica”, il terzo millennio dell’era cristiana ha, di fatto, elevato all’onore degli altari un ben più prosaico culto dell’interesse individuale. Checché se ne dica, non sembra trattarsi di una grande conquista.

Il mutualismo originario, laico e cattolico, è da tempo andato in pensione. Il progressivo rico­nosci­mento, da parte dello Stato, di diritti e garanzie lo aveva reso, in sostanza, un sistema sor­passato e inutile. È fondamentale, però, conservarne lo spirito. Di qui deriva l’importanza dell’associazionismo e del volontariato che attualizzano, nel presente, i valori umani e sociali testimoniati e praticati dai nostri antecessori di un secolo fa.

Del resto, la stagione che stiamo vivendo non può dirsi, ahinoi, troppo tranquilla. Crisi, disoccupa­zione, precariato, lavoro nero, carovita, imposizione fiscale stellare, inadeguatezza della politica, stanno mettendo a dura prova la resistenza della società civile. Per far cassa, il governo dei tec­nici le ha studiate tutte: oltre a ficcare le mani nelle tasche dei singoli cittadini, s’è pure peritato di spremere e decurtare le risorse a disposizione del Terzo Settore. Un atteggiamento sconside­rato e sciagu­rato: nemmeno miope, ma assolu-tamente, colpevolmente cieco.

In una fase storica e in una congiuntura economica così gravide di incertezze, forse l’unico modo per scampare al peggio passa proprio attraverso la riscoperta e il rilancio di queste vecchie (ma non de­crepite) esperienze di solidarietà e di auto-organizzazione, decisamente cadute in di­suso nel lungo e incosciente periodo di vacche grasse che ci siamo lasciati alle spalle.

Cent’anni di presenza e d’impegno sociale impongono di assumere non tanto una visione retro­spet­tiva, quanto, piuttosto, prospettica. È il futuro la sfida da affrontare e da vincere. Una co­munità, per non ripiegarsi su se stessa, per non sprofondare in un limbo di grigia apatia, ha biso­gno di strutture capaci di incentivare e veicolare la partecipazione creativa delle persone e dei gruppi.

Questo è il futuro che le due arzille centenarie sanno di dover osare. Congratulazioni e auguri, dal profondo del cuore.

ALESSANDRO MANGINI

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