Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Monday March 8th 2021
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Stefano Cevasco (Fare): «Rivoluzione liberale. Ma davvero»

Stefano Cevasco in direzione regionale di FARE, un nuovo movimento che si propone di innovare la politica con le idee (poco conosciute) del liberalismo sociale.

Il simbolo di FARE per fermare il declino

Il bavarese Stefano Cevasco è uno dei quattro eletti alla direzione regionale di FARE per Fermare il Declino, l’organizzazione politica di ispirazione liberale fondata dal giornalista economico Oscar Giannino. L’elezione, ottenuta attraverso un sistema elettronico molto avanzato (i votanti hanno potuto esprimersi online), è avvenuta successivamente al pre- congresso della sezione ligure del mo­vimento (celebrato lo scorso 4 maggio presso l’hotel “Holiday Inn” di via Milano a Genova). Ed è diventata di dominio pubblico il 10 maggio.

Cevasco, 42 anni, ingegnere informatico, non è nuovo all’impegno politico (nel 2007 fu candidato per Forza Italia al Municipio Valbisagno), ma stavolta il suo ruolo non è solo quello del militante o dell’ideologo appassionato: sarà invece quello di dirigente politico a tutti gli effetti. Andrà ad af­fiancare, insieme ad altri tre colleghi di partito, il nuovo presidente regionale Gianluca Gandalini.

Dal sito internet di Fare (www.fermareildeclino.it), apprendiamo che il movimento nasce dalla convergenza di alcune inizia­tive personali che si incontrano sul terreno delle cose da fare. Nasce inoltre dall’esigenza, da un lato, di perseguire obiettivi concreti su cui è possibile aggregare un ampio consenso, dall’altro di dare una risposta al fatto che queste persone, di estrazione e orientamenti ideali differenti, sono oggi non rappresentate.

Al momento, Fare non ha rappresentanti eletti negli organi dello Stato o delle civiche amministra­zioni, ma è tutta questione di tempo: la volontà, chiaramente espressa, è quella di presentarsi alle elezioni, a qualsiasi livello, per contribuire, con la forza del pensiero liberal-democratico, al go­verno del Paese e dei territori.

Stefano Cevasco è una persona estremamente interessante: unisce, alle indubbie competenze profes­sionali, una spiccata e vivace intelligenza che gli ha permesso, in passato, di cimentarsi anche nel genere narrativo e in quello teatrale. Inoltre, in certi periodi della sua vita, ha svolto parte attiva in alcune realtà associative locali come la Croce Azzurra e il Circolo ACLI. Gli abbiamo posto qual­che domanda, a cui non si è sottratto:

Stefano, complimenti per l’elezione e auguri. Ti conoscevamo come un sostenitore piuttosto convinto del Cavaliere e di Forza Italia. Come spieghi questa tua “conversione”?

Stefano Cevasco, a sinistra, con due altri esponenti liguri di FARE.

«Certamente lo ero. Forza Italia nasceva impostata come un partito liberale di massa, Berlusconi parlava di rivoluzione liberale. Col tempo, di fatto, si sono trasformati in conservatori. Non una legge liberale e stata proposta da PDL negli ultimi 13 anni. Al contrario si sono portate avanti le peggiori azioni illiberali che si possano fare, dalla vicenda Alitalia, ad appoggiare le “non libera­lizzazioni”, dalle giravolte su ICI e IMU e via dicendo, all’aumento sistematico della spesa pub­blica».

Che cosa si propone di fare… FARE?

«La risposta e semplicissima, vogliamo rivoluzionare questo paese, renderlo un paese che sappia liberare il suo talento, cancellando burocrazia, riducendo la presenza dello stato nell’economia, riducendo le tasse sul reddito, cancellando i privilegi, includendo gli esclusi. Fare, ma sul serio e non solo a colpi di slogan, la vera rivoluzione liberale».

Oggi con il vocabolario della politica si fa una gran confusione. Che cos’è il liberalismo?

«Ti dirò ciò che vuol dire “essere liberali”. Essere liberali vuol dire fare riferimento ad una storia e a una cultura favorevoli al libero mercato, quindi contrarie ai monopoli e allo statalismo, ma che ha anche delle visioni solidaristiche che mediano le storture del libero mercato assoluto; noi libe­rali, per esempio, crediamo nei sindacati, crediamo nella necessità di intervento statale, a patto di non farlo diventare predominante rispetto all’iniziativa privata, crediamo nelle cooperative e nella cooperazione.»

Stefano Cevasco. 42 anni, ingegnere, risiede a Bavari.

Ti dirò la verità: il vostro sembra un manifesto liberal-socialista, più che liberista.

«Se c’è la parola (e il contenuto) liberal io lo sono, liberal-socialista come dici tu o social-liberale come mi ha scritto un amico qualche giorno fa. Io non sono liberista, sono liberale. C’è una diffe­renza sostanziale, anche se molti confondono i termini. Chissà, magari farò un meeting, anche a Ba­vari, per spiegare le differenze».

Una volta, liberale era la buona borghesia, liberali erano i “signori”…

«Io invece sono convinto che l’idea liberale non sia per niente elitaria. È però importante cono­scerla, se si confonde con il liberismo è un errore e un danno, sarebbe come confondere socialismo e comunismo».

Immagino che in questo momento siate molto impegnati nella comunicazione. Come si può fare per entrare in contatto con te?

«Se qualcuno fosse interessato a questa nuova realtà, mi può contattare all’indirizzo email stefano.cevasco1971@libero.it o su facebook, o di persona».

Ancora auguri, Stefano, siamo certi che credi in quel che fai.

«Grazie».

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