Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday July 12th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

San Sisto e la Meloria

Nel mese di Agosto la città si svuota. Chi va al mare, chi in montagna e chi va in ferie nelle nostre belle valli dell’entroterra.

Il 6 agosto è solo un momento delle vacanze estive. Questo giorno è dedicato a San Sisto protettore delle battaglie navali; molti combattimenti di questo genere si sono svolti proprio in questa data sotto l’egida del santo.

Per  noi genovesi è fondamentale il 6 agosto 1284 in cui ricordiamo la battaglia della Meloria. Il 1284 fu un anno denso di avvenimenti. Già nei primi mesi, vicino all’isola di Tavolara, in Sardegna, i due capitani Oberto Doria e Benedetto Zaccaria sconfissero la flotta pisana che da tempo ingaggiava scaramucce con quelle genovese. Da alleati, i pisani divennero nostri nemici quando decisero di partecipare per conto proprio alla conquista della Sardegna e della Corsica, ormai in mano genovese.

Benedetto Zaccaria fu un grande personaggio della storia medioevale e purtroppo è stato dimenticato dai genovesi ingrati alla sua memoria. La sua biografia merita un racconto a parte.

Tornando al nocciolo della questione ovvero al 1284 i zeneixi,  stufi dell’arroganza pisana che non si era piegata alla supremazia genovese, decisero di affrontare la situazione una volta per tutte. «I Genovesi avevano deliberato che nessuno dei loro rimanesse a casa, dai diciotto anni in su e dai settanta in giù, ma che ognuno andasse alla guerra con i suoi concittadini; e così incrociarono sul mare desiderosi di trovare i Pisani»

Antica raffigurazione della Battaglia della Meloria

Il  6 agosto 1284, Oberto Doria si presenta davanti alle coste toscane con 60 galee e 8 panfili. I pisani avvistano la flotta genovese e convinti di avere davanti tutte quante le navi battenti la bandiera di San Giorgio prendono coraggio e gridando: «Battaglia, battaglia!» escono in mare con le loro 72 galee al comando di Alberto Morosini, parente del doge della Repubblica di San Marco e del pisano Ugolino della Gherardesca (quello citato da Dante nel suo Inferno).

I genovesi cincischiano. Sembra che attacchino, poi ci ripensano, dopo un altro passo in avanti, indi una sosta in mezzo al mare. Nel frattempo i pisani armati di tutto punto cuociono sotto il sole agostano nelle loro belle cotte di maglia in metallo. Stufi di rosolare al sole si buttano sui genovesi pensando di averli in pugno e qui… il colpo di scena! Dietro lo scoglio della Meloria spuntano 30 galee al comando di Benedetto Zaccaria, il vero stratega ideatore del piano tattico.

«Quando i Pisani si avvidero della seconda schiera di Genova – scrive l’annalista Iacopo Doria – ebbero i cuori debilitati, poiché non avevano più la possibilità di fuggire, onde dall’una e dall’altra parte fu intrapresa battaglia terribile e acerba».

I Pisani furono annientati e la flotta completamente distrutta. Le catene che chiudevano Porto Pisano furono portate a Genova ed esposte a Porta Soprana fino all’avvento dell’Unità d’Italia. I prigionieri furono quasi diecimila e vennero stipati in Sarzano, a Campo Pisano, che prese il nome proprio dagli sconfitti: fu praticamente, un campo di prigionia ante litteram.  I toscani in cattività  erano così numerosi che venne coniato il motto: «Chi vuol vedere Pisa venga a Genova».

Pisa non si riprese mai più e cominciò a declinare. Raccontano i cronisti che: «Nello stesso anno dopo la guerra che i Pisani avevano avuto con i Genovesi, molte donne pisane, belle dame, nobili, ricche e potenti, si radunavano insieme, ora in trenta, ora in quaranta, e andavano da Pisa fino a Genova per fare ricerca dei loro uomini e visitarli. Infatti una aveva là il marito, un’altra il figlio o il fratello o un parente, e Iddio non aveva fatto trovar loro misericordia presso quelli che li tenevano schiavi. E domandavano alle guardie delle carceri dei loro prigionieri. E le guardie rispondevano: “Ieri ne sono morti trenta e oggi quaranta. E li abbiamo buttati in mare. E facciamo ogni giorno così con i Pisani”».

La storia non si ferma e a scriverla sono sempre i vincitori.In qualsiasi guerra, dalla Preistoria a ieri, a piangere sono sempre le donne di entrambi gli schieramenti.

CATERINA DE FORNARI

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