Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday December 1st 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Ricordando chi non c’è più

Siamo ormai in autunno. Gli alberi perdono le foglie e la terra  dorme in attesa della primavera. I celti, in questo periodo dell’anno, festeggiavano la ricorrenza di Samhain ovvero l’arrivo della stagione invernale; era situata intorno al 31 ottobre e ai primi di novembre: erano i giorni in cui si ricordava l’ultimo raccolto. Non solo. Per i Celti in quei giorni si celebrava la festa dei morti. Il sottile scudo che divideva il mondo dei vivi dal mondo dei trapassati si sollevava e quindi le due entità interagivano tra loro. I morti ritornavano sulla terra, facevano visita ai luoghi in cui avevano abitato ed ai loro discendenti.

Quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero romano, sovrappose il culto dei morti alla festa celtica. Per questo noi onoriamo chi non c’è più  proprio in questo momento. Mia nonna, la notte tra il primo novembre ed il due, lasciava sul tavolo un bicchiere di vino, uno di acqua, castagne bollite e dolcetti. I morti sarebbero passati nella sua casa e lei voleva  accoglierli con devozione e rispetto. Oggi, la nonna Alma è volata via da tanti anni ma io continuo con gioia il suo rituale.

Al di là dei momenti domestici di riflessione sulla morte i cimiteri, a novembre, traboccano di visitatori armati di fiori e ceri. Se andate a Staglieno, avviatevi verso il campo 1 e seguendo le indicazioni costeggiate il portico. Troverete una statua molto particolare. Si tratta di una signora anziana, in  abito da popolana in versione vestito da festa, con in mano una resta di noccioline. È una donna di una certa età, severa ma da cui traspare una certa dolcezza. Ci si domanda che ci faccia lì una donna del popolo, in mezzo alle tombe di ricchi borghesi eleganti e raffinati.

Caterina Campodonico, “a Paisann-a”

Dal 1875 il cimitero di Staglieno stava diventando non solo un luogo per l’eterno riposo ma un posto in cui erano raccolte stupende opere d’arte funeraria.

Una donna anziana, Caterina Campodonico, detta la Paesana, passava la vita a vendere  «reste e  canestrelli» alle feste patronali intorno a Genova. Era un lavoro duro, all’aperto con il bello ed il cattivo tempo, con un margine di guadagno misero che permetteva una sopravvivenza stentata. Eppure Caterina, pur nella sua povertà, ammucchiò per anni monetine: per avere una statua al cimitero ed essere ricordata nei tempi a venire.

Soldi ce ne volevano tantissimi ma la Paesana, abitante in Portoria, non smetteva di mettere da parte. Quando ebbe un bel sacchettino di monete andò a trovare lo scultore Orengo – all’epoca uno dei più noti e capaci – ed espose la sua richiesta. I soldi non avrebbero certo coperto il costo del lavoro e del materiale, ma l’artista fu così colpito da Caterina che accettò lo stesso l’incarico e creò un capolavoro.

A completare l’opera il poeta Vigo scrisse una poesia che fu incisa sul piedistallo della statua:

La poesia dialettale impressa sul piedistallo

«A son de vende ræste e canestrelli
all’Ægua Santa, a-o Garbo, a San
Çeprian,
Con vento e sô, con ægua zu a tinelli
a-a mæ vecciaia pe assegûaghe ûn pan.
Fra i pochi södi m’ammuggiava quelli
pe tramandâme a-o tempo ciù lontan,
mentre son viva e son vea Portoliann-a…
Cattainin Campodonico (a Paisann-a).
Da questa mæ memoria se ve piâxe,
voiâtri che passæ, praghæme paxe…»

Vi assicuro che vale la pena fare una visita. Tutte le settimane quando vado a trovare la mia mamma che mi ha lasciato da un po’ di mesi, passo anche da Caterina, ormai un membro ad honorem della mia famiglia, una specie di lalla  mai conosciuta ma che è comunque nel cuore di chi resta.

CATERINA DE  FORNARI

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