Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday August 12th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

La grande illusione

La situazione catastrofica del Paese, le colpe della politica e le ripercussioni su Liguria, Genova e Bavari.

Di cosa parliamo oggi: della decapitazione morale e sociale ed economica inflitta al cittadino attraverso le leggi. Le scuse stanno a zero e oramai è chiaro a tutti gli italiani ciò che è stato perpetrato negli anni a loro detrimento: un saccheggio a tutti i livelli delle risorse della cosa pubblica; ruberie, intrallazzi, corruzione, un degrado della moralità inimmaginabile e impressionante.

Il circo della politica

Non vedo specchiati galantuomini pronti a immolarsi per riformare l’Italia. Destra, sinistra e centro, tecnici o boiardi di stato, nessuno è esente da colpe. Da Monti a Casini, da D’Alema a Berlusconi, da Napolitano alla Boldrini, passando per Renzi e Letta, sembra che nessuno stia capendo il vero male che affligge l’italica nazione, se è vero che tutti per un motivo o per un altro sono i fautori dello spendere anche ciò che non si ha, del pagare stipendi anche a chi non li produce, del «se mi mancano i soldi mi invento una nuova tassa e/o faccio ricadere il debito sulle generazioni future».

Eppure oggi tutti sanno (tranne loro, sembrerebbe) che ciò non è più possibile e non è più sostenibile. La politica, nell’immaginario collettivo, non conta più nulla, non contano più nulla i suoi leader siano essi di governo o di opposizione. Il cittadino ne ha le scatole piene di farsi comandare da una minoranza organizzata che detiene il potere (la “casta”). L’impunità, l’arroganza e le ruberie delle caste sono riusciti a disilludere anche i più credenti, i più moderati, i più ottimisti dei cittadini. Ma non finirà di certo il mondo e non sprofonderà l’Italia per colpa di questi quattro incompetenti e rubagalline.

La società è divisa in quattro classi sociali:

1) i pagatori di tasse privati.

2) i pagatori di tasse del settore pubblico.

3) i divoratori di tasse del sistema pubblico improduttivo.

4) i politici estorsori di tasse.

I quarti, politici miopi, hanno potere coercitivo di tassazione e assecondano i terzi, affamando i primi e i secondi. La gente onesta si chiede: ma perché non fanno qualcosa? Semplice: perché di disonesti improduttivi e di politici il sistema pubblico è pieno e anche i disonesti improduttivi, insieme ai politici, sono una casta che vota e occupa posti che contano.

Ma… se i primi smettono di pagare le tasse perché non hanno più i soldi per pagarle e chiudono, ai secondi non sarà pagato lo stipendio e a loro volta non potranno più pagare le tasse. E a quel punto anche i “terzi furbetti” non sapranno più a che santo votarsi. E ai quarti non rimarrà che scappare. D’altronde – ditemi voi – perché non dovrebbe finire così?

Le abbiamo provate tutte: nel 2011 abbiamo detronizzato Berlusconi e messo Monti al suo posto; nel 2012 di «Salva Italia» si è parlato e noi cittadini abbiamo pagato. Poi visto che non bastava, ad elezioni ci hanno portato, ma nulla è cambiato (almeno per noi, s’intende). Nel 2013 di riformare l’Italia si parlava e il grande vecchio la grande ammucchiata ci regalava. Fu così che vide la luce la coppia Letta-Napolitano per un grande avvenire italiano. Ma come sapete non è proprio andata così: e il 2014 iniziava con Renzi che tutto rottamava. Legge elettorale in 48 ore, nozze gay in 36 ore, Job Act in 8 ore, tagli di un miliardo ai costi della politica subito, riforme costituzionali stanotte eccetera.

Matteo Renzi, neosegretario del PD

Ecco a voi, il nuovo mantra del messianico Matteo, salvatore dell’Italia: «Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta. La vita è una cosa troppo bella per non essere presa con leggerezza. Starò sempre in mezzo alla gente, continuerò a fare battute e a riceverle, ma mettendo al centro il patto con gli elettori, non gli equilibri dei dirigenti. Il PD ha il compito di cambiare l’Italia, non di vivere un congresso permanente. E noi ci proviamo, con il sorriso sulle labbra ma anche con la determinazione di chi sa che dobbiamo cambiare verso davvero».

Peccato che non si sia accorto che gli italiani è da qualche decennio che non possono sorridere più. Peccato che gli italiani, la loro vita, grazie a lorsignori i politici, sono anni che se la sono vista rovinare e che non possono più da mo’ viverla con leggerezza. Peccato che il Mattesianico non si sia accorto che chi ha voluto il duo Letta-Napolitano sono gli stessi tre milioni di italiani che hanno votato per lui e hanno chiesto al PD coraggio, decisione e scelte forti. Peccato che con l’Imu, la Tasi, la mini Imu, la Tari, l’Iuc, l’unica cosa che abbiamo di leggero, è il portafoglio e presto anche la pancia.

Il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova

Come non detto, non serve. «Sön messe dite». Ma se l’Italia va male, la Liguria sta peggio, Genova muore e Bavari certamente non ride. E al «Te Deum» di fine anno anche il mite Cardinale Bagnasco ha indossato i panni del Federigo Borromeo delle nostre latitudini. Il Cardinale ha dimostrato nell’omelia, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere un uomo di Chiesa libero completamente da ogni umana debolezza: integro, tutto grande, tutto nobile e perfetto. Instancabile nell’operare il bene e nella denuncia del male. Le parole sulla necessità di infrastrutture, su Genova che rischia di soffocare in preda agli egoismi di chi preferisce dedicarsi a lavorare contro il vicino piuttosto che a favore di se stesso e della comunità, sul timore che la nostra città diventi un cronicario per malati e anziani, sulla mancanza di occupazione, hanno lasciato il segno. E hanno lasciato il segno poiché, anche senza far nomi, i colpevoli erano ben chiari a tutti. In primis, politici e gerarchie imprenditoriali-istituzionali.

Come dargli torto: Genova e la Liguria sono alla catastrofe. Non funziona niente; nel senso che anche ciò che è rimasto funziona male e/o è in stato prefallimentare. Così è per il trasporto locale, per la sanità, per Italimpianti, Ilva, Ansaldo, Italcantieri, l’Università, Fiera del Mare, Farmacie Comunali eccetera, eccetera. Cosa resta: poco o nulla, se si esclude qualche turista ancora attratto dall’Expo e dall’Acquario. Ma malgrado ciò, i soldi alle istituzioni regionali e locali, non bastano mai. E per sognare di tenere in vita un morto, si taglia su tutto, meno che sulle spese improduttive.

Quale futuro per il TPL a Bavari e nelle zone collinari della città?

E con questa logica, anche i servizi essenziali del nostro piccolo paesino, sono a forte rischio. Ci hanno classificato come “collinari”, insomma un peso e una rottura. Amt, ufficio postale, l’associazionismo e il volontariato, l’asilo nido e forse la scuola, sono presidi che non potranno più essere finanziati con soldi pubblici. Peccato, perché di tante altre cose, oltre a queste che ritengo essenziali, ce ne sarebbe molto bisogno.

Ma finché non ci scappa il morto, statene certi che nessuno mai le farà. Che dire: mal comune mezzo gaudio? O per parafrasare Mattesianico e il suo verbo, che sembra spopolare in questa valle, cambiamo Genova senza vivere un congresso permanente?

Andrea Cevasco

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