Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday July 8th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Tra coriandoli e stelle filanti

Il Carnevale è quel periodo di tempo che va dall’Epifania alla Quaresima. È un adattamento cristiano di antiche feste pagane come i Lupercali  ed i Saturnali. Nei tempi andati, quando le occasioni di divertimento erano rare, il  Carnevale era atteso da grandi e piccini per giocare, ballare, scherzare e per qualche momento dimenticare le preoccupazioni ed il lavoro duro.

Nel Medioevo, dal 17 gennaio, giorno ufficiale dell’inizio, Genova cambiava aspetto: nel 1200, gli eventi travalicarono le intenzioni perché vennero rimossi e sostituiti dei funzionari e concessa una dilazione a chi doveva restituire un debito.

Il Governo viveva questo periodo dell’anno con grande apprensione. Oltre a buontemponi e stupidotti con scherzi cretini c’era anche il rischio che qualcuno abusasse del lassismo del Carnevale per regolare qualche conticino in sospeso o per portare a termine delle azioni illegali. Si moltiplicavano  le “grida” – disposizioni – per mantenere il rispetto della legge ma molto spesso rimanevano inascoltate.

Capitan Spaventa, classica maschera genovese

I ragazzini, non avendo tra le mani coriandoli e stelle filanti, tiravano frutta marcia e uova fradicie su ogni azzimato damerino che capitava  loro a tiro. Nel 1442 una grida  condannava l’uso «dei mimi che vagavano qua e là con la faccia velata, commettendo molti delitti».

Alla metà del Cinquecento tra pedoni e utenti delle carrozze nasceva una battaglia di cortesie: le dame lanciavano mazzolini di fiori fuori bordo, i cavalieri ricambiavano con uova riempite di profumi preziosi. Questo divertimento si trasformò successivamente  nei  primi cortei mascherati detti carossezzi che diventarono la punta di diamante dei festeggiamenti tra il 1700 ed il 1800.

Anche la Musa della poesia faceva sentire la sua voce. Il poeta Paolo Foglietta, nel XVI secolo, scrisse alcuni componimenti giocosi e gioiosi detti frottore. Oggi fanno sorridere ma all’epoca erano considerati perfino osé.

Ballavano tutti: nobili e plebei. I ricchi nei palazzi dei loro amici di sangue blu con feste così imponenti che vennero ribattezzati “festoni” ed il popolo alle “lanternette” perché si illuminavano carrugi e piazzette non avendo a disposizione sale e salotti.

Con il tempo i festoni diventarono a pagamento e famoso fu quello dei Giustiniani. Si spendevano 80 centesimi – un capitale – per una serata e 8 lire per il ciclo completo di ventotto intrattenimenti. Dal 1830 venne ammessa anche gente di media estrazione ed i prezzi vennero drasticamente abbassati per reggere la concorrenza dei veglioni del teatro Carlo Felice.  I Giustiniani chiusero i battenti nel 1849 quando la casa venne venduta e trasformata in appartamenti. Infatti dal 1700, i teatri organizzarono rappresentazioni strabilianti e di grande popolarità. Se la giocavano il teatro del Falcone in via Balbi e quello di Sant’Agostino  mentre il più dimesso teatro delle Vigne attirava il popolino.

Le “bugie”, tipico dolce di Carnevale

Naturalmente lo stomaco voleva la sua parte. Cibo a volontà, soprattutto ravioli e come diceva il proverbio l’ûrtimo giorno de Carlevâ de  raieu se fa ‘na pansâ. Oggi sono sopravvissute nella tradizione le böxïe che piacciono a piccini e ai grandi specie se accompagnate da un rossese passito che addolcisce l’animo e fa dimenticare i guai.

CATERINA DE FORNARI

Lascia un messaggio

Tu devi essere loggato Inserire un commento.



Better Tag Cloud