Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday July 8th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Il matrimonio cristiano: scegliersi “per sempre”, non “pro tempore”

Il pomeriggio della domenica delle Palme, nel salone “F. Malaponte” del Circolo Acli, è stata l’occasione per ricevere una forte e molto sentita testimonianza da parte di Emanuele Scotti, un padre sepa­rato che ha fatto una scelta impegnativa e radicale: quella di rimanere fedele al sacramento del matrimonio, andando oltre al fallimento umano della fine del rapporto con la moglie.

Qualcuno ha fatto notare che a parlare di “famiglia” ci fosse un prete e un separato che ha scelto di non risposarsi e quindi di non creare un’altra famiglia. Io credo che pur rispettando tutte le scelte e non giudicando nessuno, Emanuele (in questo è stato molto chiaro) con il suo esempio voglia dav­vero dare valore al sacramento del matrimonio, che è un qualcosa che va oltre il sentimento e il li­mite umano.

Don Pietro Pigollo

Purtroppo la realtà è che spesso ci si sposa davanti a Dio senza capirne davvero il signifi­cato. Questo non vuol dire, come ha approfondito don Pietro Pigollo, che chi fa una scelta diversa non possa far parte della Chiesa intesa come comunità o che non possa prendere parte alla “comu­nione”. Se non si può accedere in alcune circostanze alla Riconciliazione e all’Eucaristia, ci sono tutta­via tante forme di comunione; spesso, però, ci fermiamo al solo sacramento dell’Eucaristia. Don Pietro ha parlato della comunione con la “Parola”, della comunione con i “fratelli”… e ancora del fatto che essere comunità voglia dire davvero condividere le croci e aiutarci a portarne il peso, senza giudicare ma anche solo ascoltando. Di come si possa fare comunque un cammino di spiritualità e di fede.

Poi don Pietro, citando Papa Francesco, ha parlato di come dovremmo prevenire, alimentare e cu­rare il rapporto di coppia prima di arrivare a certe fratture. Certo per tanti, alcuni “divieti” sono una croce grossa, ma forse è proprio la “croce” a  rappresentare la differenza tra matrimo­nio civile e religioso e non i fiori  e le panche addobbate. Ci si aspetta sempre che la Chiesa cambi certe posizioni, ma non si ripensa mai alle parole che si pronunciano in quel giorno: «Io accolgo te come mia/o sposa/o… e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita». Alla fine dell’incon­tro si è aperto un sentito dibattito sulle queste tematiche.

In conclusione, penso che si possa dire che tutti siamo in cammino, che tutti aspiriamo per vie di­verse a raggiungere la santità, ciò che a qualcuno piace più definire “gioia”, “serenità”; questo non è ne­gato a nessuno, l’importante è approfondire la nostra fede e non pensare mai di essere arrivati. Il con­fronto, l’ascolto e la condivisione sono la forza di una buona comunità che ha voglia di crescere, insieme, senza lasciare fuori nessuno.

CAMILLA LAGOMARSINO

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