Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Friday January 22nd 2021
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Genova, Italia, Europa. Intervista alla politica/1

Comincia con questa intervista un filo diretto tra il Drago Buono e alcuni esponenti politici locali (in certi casi anche semplici ma “fervorosi” simpatizzanti) in vista delle Elezioni Europee del 25 maggio prossimo. L’intento è quello di creare dibattito, favorire il confronto delle idee e focalizzare l’attenzione dei cittadini su questo importante appuntamento elettorale che coinvolge tutta l’Unione Europea.

Cominciamo questa serie di interviste con l’amico Stefano Cevasco, rappresentante di Fare per fermare il declino – Scelta Europea (Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei).

 

Intervista a STEFANO CEVASCO

Direzione Regionale di FARE PER FERMARE IL DECLINO – SCELTA EUROPEA (ALDE)

Stefano, perché è importante andare a votare a queste elezioni europee?

Un tempo non si andava a votare, il Re decideva per tutti. Ci furono poi bui periodi di dittatura durante i quali votare era inutile. L’assenza di democrazia ci portò alla guerra, al disastro. Il 2 giugno del 1946 l’Italia diventò una Repubblica, questa fu una conquista voluta da molti italiani, pagata con il sangue dei nostri zii e dei nostri nonni. Il 1° gennaio del 1948 l’Italia diventava finalmente una Repubblica fondata sul lavoro con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana. I vantaggi della democrazia sono sotto gli occhi di tutti. Oggi fra mille difficoltà viviamo comunque molto meglio di quanto si viveva nella prima metà del ‘900 e tutto questo lo abbiamo ottenuto attraverso una scelta, attraverso il voto. Quel voto non ci regalò solo la democrazia, quel voto fu anche l’urlo degli italiani contro la dittatura e contro la guerra.  È in quella sanguinosa guerra che l’Unione europea affonda le sue radici. L’idea dell’integrazione europea è nata per far sì che non si verificassero mai più simili massacri e distruzioni. Nel 1951, sulla base del piano Schuman, sei Paesi firmarono un trattato per gestire in comune le rispettive industrie carbosiderurgiche. Questi sei Paesi erano Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. L’Italia è fra i fondatori dell’Europa Unita, l’Italia ha saputo a suo tempo guardare al futuro, dire no alla guerra fratricida in Europa, l’Italia ha saputo crescere, dimenticare le sofferenze e unirsi consapevole che non c’è differenza fra un italiano e un francese, non c’è differenza fra un italiano e un tedesco, noi siamo tutti europei. La storia che abbiamo imparato a scuola lo dimostra, sappiamo molto di Alessandro il Macedone, di Cesare e Augusto, di Napoleone, dell’invincibile armata spagnola, della regina Vittoria d’Inghilterra, di Federico il grande di Prussia e sappiamo poco o niente di cosa accadde in Cina, in Giappone o in Brasile in quegli stessi anni. La nostra è una cultura comunitaria europea.

L’Europa è importante perché è il nostro futuro. Il 25 maggio ognuno di noi è chiamato a scegliere, ognuno di noi dovrà decidere se tornare ai passati nazionalismi come desiderano i pentastellati e i forzisti, se andare avanti e fondare una nuova Europa federale come vuole Scelta Europea, o se conservare quest’Europa come vuole il Partito Socialista Europeo. Le europee di maggio sono un passaggio fondamentale per il nostro futuro, sono importanti per la rinascita dell’Europa e degli Stati membri dell’Unione. Per la prima volta si eleggerà il candidato alla presidenza della Commissione Europea, voteremo un uomo o una donna e le nostre scelte avranno delle ripercussioni importanti sulla direzione che prenderà l’Unione Europea nei prossimi 5 anni.

 

Definisci la tua posizione politica e spiega, in questa logica, a quale “famiglia” europea aderisci.

Stefano Cevasco (FARE-SCELTA EUROPEA)

Io sono un social-liberale. In poche parole non sono un liberista e non sono un socialista, io credo nell’uomo e nella famiglia e sostengo l’economia sociale di mercato. Credo in uno Stato forte e di diritto, in cui tutti abbiano le stesse reali possibilità di potersi difendere contro i colossi economici e contro i potenti. Sono per uno Stato-comunità, che dia a tutti le stesse opportunità alla partenza della vita ma che sappia premiare chi ha fatto meglio di altri attraverso la meritocrazia. Il merito individuale come sprone ed esempio per tutti, per spingere verso un circuito virtuoso la società, far avanzare scuola e ricerca, far rientrare i nostri cervelli migliori, che troppo spesso preferiscono emigrare. Io credo che il cittadino debba contribuire al benessere della società pagando dei contributi, ma ritengo che questi oneri debbano essere minimali e concorrenziali: la tassazione minima indispensabile per mantenere le funzioni essenziali dello Stato: Giustizia, Difesa, Scuola, Sanità ed una struttura minima amministrativa dello Stato.

 

“Social-liberale” sembra quasi una contraddizione in termini. Liberismo e socialismo, presi in senso assoluto, stanno l’uno agli antipodi dell’altro, no?

Il simbolo elettorale di Scelta Europea, cartello formato da movimenti liberaldemocratici affiliati all’ALDE

Il liberismo-jungla che vuole uno Stato minimo, in realtà nasconde l’aspirazione alla non-legge, per perpetrare il dominio del più forte, che sempre ha necessità di vuoti normativi mascherati da libertà. Il socialismo-asfissiante che vuole uno Stato dominante nell’economia e nel mercato, in realtà nasconde la soppressione degli stimoli naturali di ciascun uomo che nella concorrenza e nella libertà trova la sua naturale propensione al miglioramento continuo. La vera libertà e la vera uguaglianza risiedono nella parità delle risorse iniziali e nelle regole uguali per tutti. Ecco perché voglio uno Stato forte che sappia garantire questi principi. Voglio costruire una comunità solidale ma intorno all’individuo. Voglio abbattere la contrapposizione: individualismo / statalismo. Io credo che l’individuo si realizzi appieno solo all’interno della società, ma nello stesso tempo la comunità deve avere come obiettivo finale dei suoi sforzi l’esaltazione massima delle potenzialità individuali. Solo così si possono superare le false contrapposizioni tra i due concetti. In una frase: individualismo solidale, comunità incubatrice del merito. Da questo motto discende la liberazione dalle altre false contrapposizioni: imprenditori / lavoratori, stato / mercato, merito / egualitarismo. Voglio la vera liberazione dell’individuo, attraverso i servizi ed i valori della sua comunità: libero dal bisogno dell’istruzione (istruzione accessibile a tutti), dal bisogno di curarsi (sistema sanitario per tutti), dal bisogno del lavoro (mercato capace di riassorbire velocemente chi lo perde), dalle catene delle discriminazioni, dei pregiudizi, dei monopoli, delle ingiustizie. Solo questo è il mio scopo e credo che solo questo nuovo modo d’intendere il liberalismo porti alla realizzazione dell’uomo, laddove chiaramente hanno fallito altre idee ed altre ideologie. Per questi valori, per questi principi io mi sento di appartenere alla terza famiglia politica Europea, l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE) alla quale Scelta Europea appartiene. Per questo motivo sostengo la candidatura di Enrico Musso e Paolo Marson al parlamento europeo.

 

Quale candidato presidente e quale programma sostiene la tua famiglia politica?

Guy Verhofstadt, belga, candidato ALDE alla presidenza della Commissione Europea

Il mio candidato presidente è Guy Verhofstadt, già primo ministro belga dal 1999 al 2007, poi presidente del gruppo ALDE in Europa candidato con Scelta Europea. In una recente intervista egli ha dichiarato: «Siamo l’alternativa, agli euroscettici, ma anche ai conservatori e ai socialisti, responsabili per l’attuale stato dell’Europa. Ci vuole un altro approccio. Servono ricette adeguate alle sfide, non il ritorno al nazionalismo, ma un’altra Europa». Credo che Guy Verhofstadt sia il presidente più qualificato per i risultati che ha ottenuto per il suo paese nei nove anni del suo governo. Il debito pubblico Belga era notoriamente uno dei più alti d’Europa in rapporto al PIL del piccolo paese nordico. Durante i governi di Guy Verhofstadt il rapporto Debito PIL passò dal 113,6% del 1999 (superiore a quello Italiano) all’84% del 2007. Negli stessi anni Berlusconi e Prodi hanno portato l’Italia alla rovina. Verhofstadt è un vero presidente.

Il programma dell’ALDE lo potete trovare al seguente indirizzo: http://libmov.it/manifesto-alde-elezioni-europee-2014/, ora io mi limiterò ad indicare i punti determinanti:

Creare lavoro e opportunità: Noi crediamo nel potere e nel successo del Mercato Unico Europeo. Noi crediamo nelle piccole e medie imprese (PMI) che guidano la crescita in Europa. Faciliteremo la creazione di più posti di lavoro attraverso un più facile accesso al credito, regole per i fondi di investimento più semplici per supportare imprese nuove e innovative in tutta Europa e opportunità per i giovani imprenditori. Crediamo che la più grave emergenza sociale ed economica che l’Europa sta ora affrontando sia la disoccupazione, specie tra i giovani. Vogliamo che i diplomi di apprendistato e i titoli universitari vengano liberamente riconosciuti oltre i confini nazionali per creare opportunità per tutti. Sosteniamo il concetto di “quinta libertà”: la libertà di movimento della conoscenza – compresa una maggiore mobilità per gli studenti, gli accademici e i ricercatori – attraverso i Paesi dell’Unione, in modo da incoraggiare le invenzioni e le scoperte. Vogliamo un modello di sviluppo sostenibile e per questo lavoreremo per un sistema di commercio delle quote di emissione che riduca le emissioni di CO2 e lo rafforzeremo per farne un volano di d’innovazione e di soluzioni energeticamente efficienti. Un mercato del carbone efficiente e ben funzionante è la chiave per ridurre l’effetto serra in maniera effettiva.

Stabilire nuove priorità: Noi vogliamo ripensare l’intero processo di formazione del bilancio europeo. Vogliamo un’ampia riforma del sistema finanziario dell’Unione, sia sul versante delle entrate che su quello delle uscite, in modo che nessun Paese contribuisca in maniera sproporzionata. Vogliamo ridurre e semplificare le regole europee in modo che sia più facile applicarle per evitare sprechi ed errori. I fondi strutturali europei devono essere orientati alla creazione di posti di lavoro, specie per i giovani, e ad una maggiore innovazione.

Ristabilizzare i conti pubblici: Proprio come ci si aspetta che i cittadini e le cittadine dell’Unione facciano quadrare il bilancio familiare e vivano secondo i propri mezzi, noi dobbiamo assicurare che i conti pubblici siano in salute. Vogliamo un’Unione in cui i criteri del Patto di Stabilità siano rispettati sia dall’Unione che dagli Stati. L’unione monetaria può essere sostenibile solo se la solidarietà è unita ad una solida responsabilità fiscale.

Più forti nel mondo, più sicuri a casa: Mentre alcuni vogliono evidenziare ed esasperare le differenze nazionali, noi crediamo che i nostri comuni valori e l’unità ci consenta di difendere meglio i nostri interessi nel mondo e i diritti individuali a casa nostra. La nostra forza ci aiuterà a creare più posti di lavoro e a migliorare la vita delle persone in Europa.

Per un’Europa efficace e trasparente: L’Unione e le sue istituzioni hanno bisogno di maggiore trasparenza e meno burocrazia. Continueremo i nostri sforzi per semplificare le regole europee e renderle meno opprimenti. L’Unione Europea deve essere più forte, più semplice e più democratica. 

 

Qual è l’emergenza numero 1 da affrontare in sede di Parlamento e Commissione Europei?

La mia priorità è affrontare meglio le serie sfide economiche che si presentano in tutta Europa. La recessione e la disoccupazione da record, compresa quella giovanile, minacciano il prossimo futuro. Un’Europa stabile e prospera deve essere costruita su migliori scelte politiche. Io credo in un’Europa Unita, federale, non voglio che singoli paesi finiscano come l’Argentina, io voglio un’Europa che dia soluzioni e lavori per i cittadini come ha fatto Mario Draghi negli ultimi anni evitando il crack finanziario dell’Italia investendo 100 miliardi di euro in debito pubblico Italiano, consentendo pertanto minori tassi di interesse che altrimenti ci avrebbero condannato al fallimento.

 

Politica, economia, società civile. Come si rapportano tra sé questi decisivi campi dell’agire umano?

Le relazioni che legano queste tre entità sono molteplici perché l’una è parte dell’altra. I cittadini eleggono i politici (anch’essi cittadini), i quali definiscono le regole che vengono applicate alla società e pertanto anche al mercato. Ma il mercato stesso è costituito da cittadini che compongono la domanda e producono l’offerta. Vi è però una differenza fondamentale: il mercato è costituito da una moltitudine di cittadini mentre lo stato e i politici sono un numero molto limitato.

È probabilmente per questa ragione che vorrei che aumentassero le libertà della moltitudine di cittadini che compongono il mercato e diminuisse il potere assegnato ai politici seppur liberalmente eletti. Cerco di spiegare meglio il mio pensiero. Io ritengo l’uomo un individuo che si è migliorato naturalmente nei secoli facendo leva sulle sue qualità e i suoi meriti, all’interno di un contesto concorrenziale che lo ha stimolato a cambiare e in questo modo a progredire. Io credo che la leale concorrenza fra individui è determinante per la crescita della società.

Il merito, valutato in base ai risultati ottenuti, è per me il più importante fattore per premiare un individuo. Io sono contrario ad ogni forma di premio dato per appartenenze lobbistiche, familiari o di casta economica. Io credo che il mercato inteso come molteplicità di individui che operano in regime di piena concorrenza sul mercato economico sia il giudice più imparziale per valutare il merito. Ogni forma di valutazione del merito non verificata dal giudizio del mercato è per me fuorviante ed è foriera di ingiustizie, crea privilegi ingiusti e ingiustificati.

Io vorrei uno Stato arbitro e mai giocatore. Io vorrei che lo Stato intervenisse nel libero mercato solamente nel caso in cui l’impresa economica vada oltre le possibilità dell’iniziativa privata o là dove la concorrenza non abbia più modo di operare come nei regimi di monopolio o oligopolio. Io vorrei uno stato regolatore, uno stato strumento della comunità che non assuma alcun potere che possa entrare in conflitto con i diritti fondamentali dei cittadini e con le condizioni indispensabili per una vita responsabile e creativa di ogni individuo. Ad ogni individuo dovrebbero essere garantiti pari diritti e possibilità iniziali. Ogni individuo dovrebbe essere lasciato libero di crescere e di raggiungere i suoi personali obbiettivi. Lo Stato deve garantire i diritti fondamentali dell’uomo, la salute, l’istruzione, la giustizia, la sicurezza, la libertà e deve rimuovere gli ostacoli che rendono i cittadini diversi all’inizio della loro vita sociale, della loro collaborazione attiva alla costruzione della società, poi deve farsi da parte e lasciar liberi gli uomini e le donne di scegliere il loro destino.

 

Genova e l’Europa. Quale ruolo per la nostra città nel complesso contesto continentale?

Enrico Musso, senatore genovese, candidato al Parlamento di Strasburgo per Scelta Europea

Il ruolo di Genova, il futuro di Genova sarà frutto della capacità dei suoi cittadini di essere vincenti nel contesto globale. Per essere vincenti domani è necessario saper cambiare oggi. Per essere vincenti domani serve sostenere lo sviluppo oggi. Genova vanta una grande storia, agli inizi del secolo scorso era fra i centri economici più importanti di tutta la penisola e uno fra i più importanti dell’Europa intera. Genova aveva le sue linee ferroviarie costruite a metà dell’800, Genova avrebbe presto avuto la sua “strada camionale”, la Genova-Serravalle allora chiamata “Autocamionale Genova – Valle del Po’” e Genova soprattutto aveva il suo porto. Ancora oggi l’economia portuale è la più importante per la città e non è possibile immaginare Genova vincente domani senza una grande porto a sostenerla. Ma per rendere il porto vincente domani servono le giuste infrastrutture oggi, serve il terzo valico ferroviario, serve il corridoio Genova-Rotterdam che riporti Genova in Europa. Presto il continente africano inizierà a crescere, sta già accadendo in alcuni paesi nordafricani come il Marocco e la Tunisia. La via nel Mediterraneo ritornerà ad essere importante come lo è stata in passato. Non sono fantasie, questo è futuro.

Oltre al porto, Genova deve sviluppare le sue conoscenze in campo tecnologico. L’Istituto Italiano di Tecnologia IIT deve essere volano di crescita economica per tutta la regione. I risultati della ricerca devono servire a rilanciare la competitività della città, la sua immagine e con essa la sua economia. Nei servizi ad alto valore aggiunto sta la crescita delle città occidentali e l’alto valore aggiunto si ottiene solo attraverso la conoscenza. Il futuro di Genova sarà radioso se la conservazione della politica genovese lascerà il passo al cambiamento, il vero cambiamento verso il futuro.

(A cura di LORENZO PERINOT)

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