Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday June 3rd 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

US Bavari sugli scudi, è suo il Trofeo Interzone

L’US Bavari fa il colpaccio e si aggiudica il Trofeo Interzone AICS. Piegata in finale per 4 a 1 una delle squadre più forti del campionato. Esultanza in campo e sugli spalti per la prima coppa finita nel suo Palmares. Mister Ratto: «è la vittoria del calcio all’italiana».

L’atmosfera, alle 15.30, è quella delle grandi occasioni. Un centinaio di tifosi gremiscono gli spartani spalti di San Desiderio. Il settebello blaugrana entra in campo concentratissimo. Sa di non partire col favore del pronostico, ma proprio questo spinge il Leone a fare onore al suo stemma araldico.

L’avversario è di quelli che non ti augureresti mai di incontrare. Piedi buoni, ottima visione di gioco, genio e sregolatezza in abbondanza. Sono sudamericani trapiantati a Genova, hanno il calcio nel sangue e lo giocano come si usa fra i latinos: votati all’attacco e inclini ai funambolismi.

Ma non hanno fatto i conti con la spietata concretezza del Bavari, che dopo appena cinque minuti dal fi­schio d’inizio passa inopinatamente in vantaggio con una punizione di Abelli, che coglie impreparato l’estremo difensore. Il Velier macina gioco, insidia più volte la porta di Bergamasco, ma i Leoni si di­fendono col coltello fra i denti e laddove non arriva il reparto arretrato, arrivano i pugni del portierone bavarese. L’arrembaggio sudamericano è sterile e i blaugrana replicano con qualche pericoloso contro­piede.

Al 20°, un’altra punizione calciata da Abelli e un altro non impeccabile intervento del portiere avversa­rio, consegnano al Bavari un vantaggio di due reti a zero, sul quale si chiude il primo tempo. La ripresa si apre con un Bavari assediato nella sua metà campo; e al 5°, inevitabilmente, una rasoiata in diagonale del Velier riapre il match. Per un attimo nei cuori dei bavaresi, giocatori e tifosi, si materializzano i peg­giori fantasmi.

Ma il turbamento dura solo qualche minuto. Il Bavari lotta strenuamente, salgono in cattedra i suoi se­natori, capitan Croci, l’indomito Taddei, il sempreverde Lastrico, che presidiando l’area mediana del campo e la tre quarti avanzata permettono alla squadra di reggere l’urto degli attaccanti latinos e di mettere in atto un gioco di rimessa tanto cinico quanto remunerativo. A qualcuno saltano un po’ i nervi e fiocca qualche cartellino di troppo, ma nel complesso la partita si mantiene leale.

Mancano dieci minuti quando Cretella sbatte in porta il gol del 3 a 1. Il Velier, visti frustrati tutti i ten­tativi di riequilibrare le sorti dell’incontro, è visibilmente a terra. Il Leone, a una manciata di minuti dal triplice fischio, riesce così a infilare, con l’incontenibile Abelli, il quarto sigillo che impreziosisce ancor più la vittoria.

Sono le 16.40 quando l’arbitro sancisce la conclusione delle ostilità e decreta il successo di Bavari; an­cor più bello perché nient’affatto scontato. Ancor più bello perché riscatta del tutto una stagione non esaltante.

Il momento della premiazione

I giocatori si stringono attorno a mister Ratto e corrono gioiosi sotto la “curva” amica. In una cornice di pubblico festante, Fulvio Croci, il capitano, la “freccia dorata” delle nostre cronache di dieci anni fa, solleva al cielo la meritata coppa. C’è tempo per una dichiarazione del mister, che battezza il trionfo come «la vittoria del calcio all’italiana, quel calcio che dovremmo sempre giocare». Il resto è orgoglio e giubilo, nonché qualche litro di spumante tracannato dal calice della “Coppa Italia” AICS. Una bella giornata di sport.

ALESSANDRO MANGINI

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