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Saturday July 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Una genovese in poesia: Luigia Pallavicini

Ugo Foscolo

Quanti di noi a scuola si sono scervellati sulla parafrasi dell’ode : «A Luigia Pallavicini caduta da cavallo sulla riviera di Sestri» scritta da Ugo Foscolo? Direi che tutti siamo stati portati ad odiare la gentile amazzone e ad imprecare contro quel donnaiolo di Foscolo che i fatti suoi non se li faceva mai. Su Foscolo abbondano le biografie ma chi era la signora Luigia?

Era nata nel 1772 a Genova da Angela Maschio e Antonio Maria Ferrari. La famiglia veniva originariamente dallo spezzino ma la piccola vide la luce in una casa  nella zona di vico Valoria. Il padre non era nobile ma guadagnava molto bene con la professione notarile. Luigina da subito dimostrò di essere una gran bellezza ed all’epoca la venustà era una merce preziosa, da capitalizzare, in una figlia.

Venne spedita a tempo debito in convento per acquistare la cultura che potesse rendere maggiormente appetibile la ragazza. Quel po’ di francese, letteratura, danza, disegno, ricamo e quel tanto di matematica per tenere in ordine i conti di casa. In realtà la scolara imparò assai più di ciò che competeva alle donne dell’epoca.

Gli anni passano e la giovinetta viene prelevata dal chiostro e riportata a casa per contrarre uno splendido matrimonio. Lo sposo  è Domenico Pallavicini, ultraquarantenne sì, ma con un nome tra i più antichi e nobili della città. Fu un matrimonio senza amore, dettato dal prestigio di lui e dalla dote cospicua e dalla bellezza di lei. Il frutto dell’unione fu una figlia unigenita. Non dimentichiamo che in quest’epoca Genova viveva sotto l’influsso – o per meglio dire – la dominazione della Francia rivoluzionaria.

Luigia, bellissima e intrepida, amava particolarmente i cavalli ed acquistava specialmente quelli di razza e con un caratterino da domare. Era un’amazzone spericolata e niente poteva darle più gusto di una bella corsa sulla spiaggia.

Carta topografica di Genova nella 2.a metà del ’700

Il barone Thiébault soggiornava a Genova  per un periodo di convalescenza;  dopo qualche tempo fu richiamato in patria, nella douce France, e per evitare un trasferimento dispendioso di equini mise in vendita la propria scuderia. Nel “parco cavalli” vi era uno stupendo stallone arabo con un carattere bizzoso ed ombroso. Il barone conosceva bene Luigia e la definiva: «una delle più graziose donne e la migliore amazzone d’Italia»; fu quindi naturale  informare la signora della vendita degli animali. Luigia chiese subito di provare il  pericoloso cavallo arabo. Il proprietario ed altri signori la sconsigliarono vivamente e promossero l’acquisto di bestie più mansuete.

Niente da fare! Luigia voleva proprio quel cavallo intrattabile e prima di comprare voleva provarlo a tutti i costi. Niente e nessuno la ridusse a più miti consigli. Sembravano i capricci di una bambina ormai ventottenne e madre di famiglia. O quello o niente!

Luigia saltò in sella e partì come il vento uscendo dalla porta di Ponente.  Il cavallo filava velocissimo tanto che nessuno degli accompagnatori riuscì a stargli dietro. Sulla spiaggia di Sestri Ponente Luigia si ritrovò sola. Il cavallo non rispondeva più ai comandi delle briglie e in un momento disgraziato si impennava disarcionando l’amazzone. Il tacco dello stivale della donna rimase agganciato alla staffa. Il destriero, libero dal peso umano, aumentò l’andatura ma nella corsa si trascinò dietro la donna che si ritrovò con il viso dilaniato dalle pietre appuntite della spiaggia.

Luigia Pallavicini

All’epoca non esisteva la chirurgia plastica. Le cicatrici che deturpavano il bel volto sarebbero rimaste  per sempre, un occhio sarebbe rimasto sporgente ed alterato, una parte della volta cranica sarebbe stata sostituita da una calottina d’argento. Luigia non avrebbe mai più potuto mostrare il viso fuori di casa. Con il tempo riprese a vivere nascosta dietro ad un fitto velo nero che fu definito: “la tomba della bellezza”.

Rimasta vedova, a quarantasei anni si risposò con Stefano Perriére, segretario della legazione francese. Luigia visse poi a Villa Rosazza, l’edificio che ospita Casa America, e  sembra che regalasse le caramelle ai bambini ed alle bambine che le recitavano qualche strofa dell’ode che Foscolo le aveva dedicato.

Morì il 19 dicembre 1841. La sua bellezza così sciaguratemente perduta, eternata in una poesia, forse non svanirà mai.

CATERINA DE FORNARI

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