Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday June 3rd 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Un mistero chiamato Sindone

Volto sindonico (negativo fotografico)

Domenica 26 aprile, in concomitanza con la festa patronale di San Giorgio, la parrocchia di Bavari ha ospitato una riproduzione a grandezza naturale della Sindone di Torino, il telo funebre che, secondo i cattolici, avrebbe avvolto la salma di Gesù e sopra il quale si sarebbe impresso il sembiante del Nazareno crocifisso con una duplice impronta, frontale e dorsale.

Nel pomeriggio, una conferenza tenutasi nel salone del Circolo Acli ha fatto il punto sui dati storici e archeologici attualmente in possesso. Benché la comunità scientifica non abbia ancora dato una risposta definitiva al riguardo, gli indizi attestanti l’autenticità del telo sono numerosissimi.

Attualmente, per volontà del papa, la Sindone è in esposizione all’interno della cattedrale di Torino. Il 3 maggio un pellegrinaggio di fedeli genovesi, al quale prenderanno parte diversi parrocchiani di Bavari, si recherà in visita al Sacro Lino.

(Redazione)

 

La Sacra Sindone – Il testimone muto della Resurrezione?

Impronta frontale della Sindone (negativo fotografico)

Nella cattedrale di Torino è custodito un telo funebre che per le sue caratteristiche rimanda, in modo sconcertante, all’evento storico della crocifissione di Gesù di Nàzaret. Sia Mt che Mc informano che il cada­vere di Gesù, calato dalla croce, fu avvolto in un lenzuolo. Lc non si li­mita a menzionare il lenzuolo, ma parla anche di “fasce”. Gv, alle “fa­sce” – ossia all’insieme dei lini funebri – aggiunge il “sudario”, un fazzo­letto che si poneva sul volto del defunto. Tradizioni concorrenti asse­gnano ora a Simon Pietro, ora a Gia­como il Giusto, ora ad altri disce­poli o simpatizzanti (come Giuseppe d’Arimatea) la custodia della sin­done.

Ma come si può essere sicuri che il telo torinese sia in effetti quello che avvolse la salma del profeta naza­reno? Un approccio interdiscipli­nare allo studio della sindone conduce a conclusioni che suonano come una conferma dell’ autenticità:

-        la sindone non è un dipinto e le macchie scure che presenta sono tracce di vero sangue, mortale e po­stmor­tale; l’immagine è tridimensionale ed è come proiettata ortogonalmente su di un piano bidimensio­nale;

-        l’uomo della sindone fu percosso sul volto, flagellato con la tipica fru­sta romana, il flagrum, incoronato con un casco di spine e infine costretto a trasportare, legato sulle spalle, il trave orizzontale della croce (patibulum): durante il transito cadde più volte, come atte­stano le escoriazioni sulle ginocchia;

-        sul luogo dell’esecuzione, fu inchiodato ai polsi e un solo chiodo gli tra­passò i piedi, il sinistro sopra il de­stro;

-        morì per emopericardio (rottura del cuore), a seguito di tutto il complesso di eventi traumatici e letiferi a cui era andato soggetto (stress psicofisico, abbondante perdita di sangue e disidratazione, choc da do­lore insopportabile, febbre tetanica, insufficienza respira­toria e asfissia);

-        a morte avvenuta, una lancia gli trafisse il costato: ne uscì sangue e siero;

-        il cadavere rimase avvolto nel lenzuolo per non più di 40 ore, per­ché sono del tutto assenti segni di putre­fazione (ad es. emissione di gas ammoniacali dalla cavità orale);

-        il criminologo tedesco Max Frei scoprì sul tessuto la presenza di pol­lini di piante tipiche dell’area palesti­nese: ulteriore indizio della provenienza mediorientale del telo;

-        la sindone presenta una caratteristica stupefacente: è un negativo fotografico. Sulla pellicola impressio­nata si distingue invece con chiarezza l’immagine positiva.

Nel 1988 alcuni test di laboratorio eseguiti applicando il metodo del C14 attribuirono alla sindone un’età massima di settecento anni: tuttavia altri studiosi, sia laici che credenti, obiettano che il lenzuolo, essendo fortemente contaminato, non può offrire risultati precisi attraverso quel sistema di datazione.

Inoltre, nessuno è ancora riuscito a spiegare in maniera convincente il meccanismo di formazione dell’immagine. Sta imponendosi l’idea che esso sia conseguenza di un effetto foto-radiante, a detta di alcuni il flash della re­surrezione.

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