Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday December 12th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Quel “pasticciaccio brutto” delle elezioni regionali

Da un anno a questa parte i mass-media genovesi e liguri non fanno altro che parlare delle elezioni regionali 2015. Nella stragrande maggioranza dei casi associandole a ciò che accade in casa PD e dalle parti del centrosinistra in genere. Ebbene, ormai ci siamo (le elezioni sono fissate per dome­nica 31 mag­gio): i fari sono sempre e comunque puntati soprattutto sul partito che stravinse le euro­pee dello scorso anno. Ma tutta questa attenzione sui democrats nostrani che cosa significa? Che vinceranno a man bassa? Nient’affatto. La strada del Partito Democratico ligure, da gennaio a que­sta parte, è stata in salita. Un continuo calvario.

Raffaella Paita, candidata PD

A gennaio le primarie hanno incoronato Raffaella Paita candidata presidente del centrosinistra, con più di 4000 voti di vantaggio sullo sfidante Sergio Cofferati. L’ex leader CGIL e attuale europarla­mentare nel gruppo socialdemocratico – convinto che nella consultazione si fossero consumate gra­vissime irregolarità – ha rotto col partito e stracciato la tessera. È stata la scintilla che ha appiccato l’incendio.

Sinistra e Libertà, attraverso una dichiarazione a botta calda di Stefano Quaranta (ex DS genovese e ora deputato), ha avvisato il PD che mai e poi mai avrebbe sostenuto la Paita nella corsa per la pol­trona più importante di Piazza De Ferrari. Rete a Sinistra, associazione politica radunante le varie anime del progressismo ligure, è scesa in campo annunciando la propria volontà di individuare un candidato alternativo all’assessore regionale alla Protezione Civile. Dopo una lunga e tormentata ri­cerca, questa figura ha preso corpo nella persona del sindaco di Bogliasco (e deputato dem) Luca Pastorino, che ha di conseguenza seguito l’esempio del “Cinese” lasciando il PD e ponen­dosi a capo di uno schieramento di centrosinistra (più di sinistra che di centro) contrapposto a quello degli ex compagni di partito (più di centro che di sinistra).

Luca Pastorino, candidato di Rete a Sinistra

A Genova lo sconquasso del post primarie ha avuto effetti di una certa portata anche nell’ambito della civica amministrazione: tre consiglieri municipali (Alessandro Mangini e Barbara Torazza del Levante, Igor Turatti del Medio Levante), un consigliere comunale (Gianpaolo Malatesta) e la presidente del Municipio Valpolcevera Iole Murruni hanno lasciato il Partito Democratico riposizionandosi come indipendenti di sinistra. Ma è nel corpo vivo del PD che la lacerazione è più profonda: stando ai sondaggi e all’accreditato parere di numerosi opinionisti, sono molti di più i militanti dem privi di cariche che nel segreto dell’urna volteranno le spalle alla Paita e voteranno per Pastorino, magari avvalendosi in modo massiccio dello strumento del voto disgiunto (voto a un candidato presidente e contemporaneamente a una lista che non lo appoggia).

I democratici del Levante, almeno quelli fedeli alla linea, puntano le loro carte soprattutto sulla ri­conferma in Consiglio di Pippo Rossetti, sull’ex sindaco di Mignanego Michele Malfatti e sulla giovane imprenditrice Sara Di Paolo. Fra i dem non renziani il candidato consigliere di riferimento è invece il segretario regionale Giovanni Lunardon. Mentre i supporter di Pastorino gravitanti nella nostra zona potranno esprimere la preferenza per il già citato Gianpaolo Malatesta (lista civica) o per Agostino Gianelli, presidente del Municipio Media Valbisagno (Rete a Sinistra), storico esponente di Rifon­dazione Comunista.

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Giovanni Toti, candidato del centrodestra

Fuori dell’alveo del centrosinistra, il diretto competitore, cioè il centrodestra, presenta la candida­tura a presidente – per la verità calata dall’alto – del non ligure (è toscano) Giovanni Toti, sostenuto da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e Area Popolare (UDC+NCD). Fra gli aspiranti consiglieri regionali ben noti dalle nostre parti troviamo la forzista Lilli Lauro, il leghi­sta Francesco Bruzzone, araldo dei diritti dei cacciatori, l’ex presidente del Municipio Levante Francesco Carleo, nella lista del partito di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa e il consigliere muni­cipale NCD di Media Valbisagno Paolo Aimè.

Enrico Musso, candidato di Liguria Libera

In posizione intermedia tra centrodestra e PD si è incuneato Enrico Musso, che si candida presi­dente sostenuto dalla lista moderata Liguria Libera, un cui acceso militante è il bavarese Andrea Cevasco (però non candidato; si era presentato, con scarso successo, alle regionali del 2010). Il ca­polista in Consiglio, Lorenzo Pellerano, avvocato trentaduenne, è abbastanza conosciuto anche nella nostra zona.

Alice Salvatore, candidata del M5S

C’è poi la parziale incognita del Movimento Cinque Stelle. I pentastellati puntano le loro carte sulla trentaduenne Alice Salvatore. I sondaggi non li stimano molto oltre il 20%, ma il probabile alto tasso di astensio­nismo, insieme con il malcontento popolare e la diffusa voglia di cambiamento (palpabile tra i più giovani e fra i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi economica che nell’ultimo quinquennio ha seriamente penalizzato la Liguria), potrebbero riservare importanti sorprese.

Come se non bastasse, completano questo già frastagliatissimo quadro Mirella Batini, figlia di Paride compianto ex Console della CULMV, soste­nuta da Fratellanza Donne; Antonio Bruno, presentato dal cartello di estrema sinistra L’Altra Ligu­ria; Matteo Piccardi del Partito Comunista dei Lavoratori.

Che cosa potrebbe verosimilmente accadere? Si fa strada l’ipotesi che nessuno dei principali con­tendenti riuscirà a superare la fatidica quota del 37% che sola potrebbe garantire, insieme con la vittoria, anche la maggioranza dei seggi nell’Assemblea consiliare. Ciò obbligherebbe il nuovo pre­sidente a formare un governo di minoranza, vincolato dai numeri a cercarsi una maggioranza su ogni singolo provvedimento legislativo. Oppure a formare un governo di maggioranza, aprendo a una politica di larghe intese. Che dire. Forse che una regione economicamente e moralmente depressa come la nostra meriterebbe di meglio, anche sul piano politico. Non l’ennesimo pasticciaccio brutto.

Sarà Raffaella Paita (in favore della quale molto si stanno spendendo sia il governatore uscente Claudio Burlando, sia lo stesso premier Matteo Renzi) a trovarsi in queste non esaltanti condizioni? Per saperlo, non resta che aspet­tare il 31 maggio (o per meglio dire il 1° giugno). Attorno a quella data l’ardua sentenza.

LORENZO PERINOT

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