Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Monday February 19th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Neppure Bavari è più un feudo PD

Queste regionali lasciano segni profondi anche nelle realtà locali e periferiche. Intanto, sul piano dell’affluenza alle urne. Alle europee di un anno fa (non certo una consultazione di grande richiamo per il cittadino medio: per lui l’Europa è un iperuranio) a Bavari aveva votato il 59,1% de­gli aventi diritto. Quest’anno, alle regionali (ossia a elezioni legate a doppio filo al governo del territorio), solo il 54,8%. Un calo secco di quattro punti e mezzo o poco meno. Come si spiega? Il cittadino arrabbiato o deluso ha due modi per esprimere in modo legittimo il suo dis­senso: votare per le opposizioni o astenersi dal voto. Anche stavolta i più hanno optato per la se­conda possibilità; e a lungo andare rappresenteranno la maggioranza silenziosa (ma fino a quando?). È un fenomeno variegato e preoccupante che questa classe politica e dirigente – autoreferenziale e poco seria – si ostina a non degnare della minima considerazione.

Veniamo alle forze politiche in lizza. La cocente sconfitta del Partito Democratico è sotto gli oc­chi di tutti. Il seggio 590 (Bavari) lo vede crollare dal 46,7% delle europee 2014 al 28,3% (PD + ci­viche) delle regionali 2015. Preso atto che le liste di Luca Pastorino sono state votate dal 9,4% degli elettori, il tonfo dem non è affatto giustificabile con la sola presenza disturbante del sindaco boglia­schino. In termini assoluti, il PD passa dai 237 voti del maggio ’14 agli appena 111 di quest’anno. Ne perde più della metà. Ciò significa che, scissione o meno, l’astensionismo ha soprattutto pena­lizzato il principale partito al governo del Paese e della Regione. Tanti elettori PD hanno scelto di starsene a casa. Punto. È un voto recuperabile? Forse sì. Ma solo a costo di una radicale messa in discus­sione dell’operato del partito. Nella crisi di consensi che lo ha colpito si coglie infatti un giudizio nega­tivo globalmente esteso a tutti i livelli politici e istituzionali.

Alla sua prima prova, l’area del malcontento di sinistra, impersonata da Pastorino, mette a segno un risultato rispettabile. Se le sue liste, a Bavari, si fermano a un passo dal 10%, il voto complessivo all’ex PD civatiano tocca il 12,6%. Alle europee di un anno fa la Lista Tsipras aveva racimolato un non esaltante 2,9% e i Verdi (oggi con Pastorino) un miserevole 0,6%. Il candidato di Rete a Sini­stra ha, con tutta evidenza, beneficiato di un afflusso di voto “PD dissidente” stimabile almeno al 6-7%. È un voto di protesta? Un semplice campanello d’allarme? O davvero c’è lo spazio politico, qui come altrove, per la creazione di una nuova forza democratica e socialista alla sinistra del PD ren­ziano? Molto dipenderà dallo stesso PD. Quello locale, con le sue inerzie, le sue chiusure e la sua in­capacità di leggere la realtà ha fatto di tutto per rafforzare quella che, fino ad avant’ieri, era una pura ipotesi di scuola.

I vincitori di questa tornata sono senza dubbio la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle. La prima, la cui debolezza, a Bavari, era stata sancita dal 4,7% alle europee ’14, oggi incamera un tesoretto del 16,9%, quasi triplicando i suoi voti reali (24 l’anno scorso contro gli attuali 66). I temi della campagna elettorale posti all’ordine del giorno, con spasmodica veemenza, dal leader padano Mat­teo Salvini (lavoro e sicurezza in primis, in tutti i loro risvolti) hanno fatto breccia in buona parte dell’elettorato arrabbiato e in allarme. D’altronde, quando le risposte da parte delle istituzioni non arrivano o sono lacunose, inadeguate e inefficaci, va da sé che il cittadino, scosso e impaurito, si ri­volga al banditore di una proposta critica e “forte”.

Per quanto riguarda il resto del centrodestra, Forza Italia a Bavari resta un esule in terra stra­niera. Il risultato di Giovanni Toti (qui al 25,3%, appena lo 0,4% meno di Raffaella Paita) è frutto in misura prevalente dell’apporto leghista. FI con il suo modesto 7,6% non ha fatto granché. Signi­ficativo però il 3,3% riscosso da Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale: la destra post-missina è viva. Analogo, senza infamia e senza lode, il peso elettorale di Enrico Musso, che tuttavia era esterno alla coalizione di Toti.

I pentastellati gioiscono e ne hanno ben donde. Per la prima volta nella sua storia il M5S è il primo partito (chiamiamolo così per comodità) in tutta Genova (Bavari compreso, dove il sorpasso non era riuscito per un soffio alle politiche 2013). Le loro parole chiave (onestà, legalità, partecipa­zione), nell’atmosfera asfittica e nel deserto etico della politica odierna, sono state recepite come una boccata d’aria pulita. Con il suo 32,6% Alice Salvatore sbanca il seggio di Bavari e pone altresì un’ipoteca sul futuro, dato che è premiata dal voto di tanti giovanissimi e giovani adulti, mentre il PD limita i danni solo grazie al voto abbastanza compatto degli over 65. Mentre quest’ultimo ap­pare ormai il referente dei pensionati e dei garantiti (cioè delle categorie meno interessate dalla crisi), il M5S è visto come l’ultima spiaggia da studenti, lavoratori a rischio, precari, disoccupati. A tre anni dalle comunali 2012, il voto “grillino” è sì ancora di protesta e di lotta alla partitocrazia, ma sta strutturandosi pure come scelta alternativa per un governo di cambiamento.

Due anni scarsi ci separano dalle prossime comunali. Quello sarà il test decisivo per comprendere se il vento, a Genova, è veramente cambiato. Il PD sarà in grado non solo di leccarsi le ferite ma di rinnovarsi nel vero senso della parola, azzerando le cariche, cambiando registro, confrontandosi con il Paese reale, badando al sodo e non all’apparenza? Lega e M5S sapranno fidelizzare e consolidare il vasto consenso riscosso, oppure a loro volta deluderanno le aspettative dei propri sostenitori? Sta­remo a vedere.

ALESSANDRO MANGINI

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