Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday January 24th 2021
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Bianca, una miss di tanti anni fa

In ogni località marina che si rispetti in questo periodo si tiene un concorso o anche più d’uno per eleggere la bella dell’occasione. “Miss” di questo o di quello e via dicendo.

L’albero della libertà, simbolo dei valori rivoluzionari

Non sono mai stata favorevole alla bellezza fine a se stessa e credo che un libro  non si giudichi dalla copertina come una persona non debba essere giudicata per la sua forma esteriore.  Sinceramente trovo riduttivo giudicare una ragazza in base al famoso criterio: 90-60-90. Eppure in un mondo in cui l’apparire è meglio dell’essere ci sono migliaia di adolescenti disposte a qualsiasi cosa per due minuti di notorietà. La fama porta con sé soldi, ammirazione e magari anche un marito ricco…

Come si dice?  Niente di nuovo sotto il sole se torniamo indietro con la memoria.

Nel 1797 Genova era ormai caduta nell’influenza rivoluzionaria francese. Il 14 luglio di quell’anno una sfilata con carri allegorici parte dal Palazzo Nazionale – ex Ducale – per attraversare il centro e ricordare agli spettatori il glorioso anniversario della presa della Bastiglia.

Fu un trionfo in particolar modo per un carro  intitolato il Trionfo della libertà.

Ora seguendo Dante che dice: «libertà va cercando che è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta» restiamo comunque interdetti da quest’onda di popolarità crescente. Leggendo le cronache dell’epoca tutto si fa più chiaro. Degli splendidi cavalli tirano il carro e fanno gran figura.  La protagonista del carro era una ventenne “mezza nuda” secondo le voci del tempo. Ecco spiegato il mistero!

La ragazza indossava “metà di una veste bianca e cinta da una piccola corazza d’acciaio con un elegante elmetto in testa”. Chi lo sa…. magari si intravedeva un ginocchio o un pezzetto di polpaccio, ma apriti cielo! Siamo nel 1797!

Il nome della Libertà era Bianca Calvi, una splendida ventenne. Ricevette complimenti, fiori, moine e si immaginavano fior di aspiranti alla sua mano in coda per un’occhiata o un cenno. Passata la festa, gabbato il santo. Nessuno si presentò alla porta di Bianca con un anello in mano ed una proposta, l’unica, che una donna anelasse a sentire: “Cara, vuoi diventare mia moglie?”.

Magari qualche giovanotto ci sarebbe anche stato, ma chi si sarebbe messo in casa una ragazzina che aveva mostrato impunemente le gambe in pubblico?  Il giudizio sarà stato impietoso… se non una donnaccia quanto meno una femmina leggera e scriteriata per giunta!

Allegoria della Dea Ragione, impersonata da una ragazza, portata in trionfo durante una festa rivoluzionaria

E il “fattaccio” non fu dimenticato nel tempo. Sei anni dopo, nel 1803 la Calvi era ancora nubile e le sue coetanee già spose e madri. Finalmente la poveretta trovò qualcuno disposto a sposarla e le cose cominciarono a sistemarsi. Sorge un problema: Bianca è povera e ha bisogno di un po’ di denaro per mettere insieme un minimo di corredo e qualche mobile. Si rivolge al padre Luigi Serra per una supplica ben scritta che muova i capi della città alla commozione ed alla concessione di qualche spicciolo. Del resto, la sua performance avrà avuto il merito di ricevere un compenso?

Purtroppo le autorità cestinarono la sua domanda; senza denaro il fidanzato disposto a soprassedere sulla piccola virtù della sposina sparì dalla circolazione e Bianca scivolò nell’abbietto zitellaggio.

Sono passati almeno due secoli, ma l’aspirazione delle ragazze di oggi non è così lontana da quella della Libertà dei tempi andati. Speriamo che le nostre ragazze non facciamo la stessa fine con una vita amara per il rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato.

CATERINA DE FORNARI

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