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Monday March 8th 2021
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Un giallo storico: la spada d’oro di Andrea Doria

Con l’estate e le vacanze si cerca un momento di quiete dal duro lavoro annuale. Chi parte per la campagna, chi va la mare, chi in montagna e chi più semplicemente resta in città. Tutti però cerchiamo un po’ di tranquillità e riposo anche per le meningi. Sotto l’ombrellone o sui prati si moltiplicano i divoratori di libri gialli con le loro trame avvincenti che costringono il lettore ad affiancarsi all’investigatore di turno per trovare l’assassino, il rapitore o il ladro.

La chiesa di S. Matteo, chiesa gentilizia della famiglia Doria

Proprio di un caso di furto volevo scrivere. Non un furto come gli altri ma speciale e unico. Il luogo: la chiesa di San Matteo, nell’omonima piazza. Da sempre tempio religioso della famiglia Doria.  Per celebrare la gloria e i fasti del clan sulla facciata a righe bianche e nere sono incise le gesta militari dei vari ammiragli.

Nella cripta è stato sepolto Andrea Doria con la moglie ed il nipote Giannettino, ucciso nella congiura dei Fieschi.

Proprio ad Andrea, faro che diede lustro più di tutti gli altri ai suoi natali, venne donata da papa Paolo III, nel 1535, una spada d’oro: onore grandissimo riservato solo ai migliori condottieri della cristianità.

L’arma  aveva il pomo e la cintura d’oro. L’elsa recava inciso lo stemma pontificio, era incrostata di gemme. La lama recava il nome del donatore e sul fodero era riportata la scritta “con raro artificio scolpito”.

Nel 1560 Andrea Doria morì e seguendo le volontà testamentarie la spada venne sistemata accanto alla sepoltura dell’Ammiraglio.

Andrea Doria, il “Principe”, ritratto sulla facciata di Palazzo S. Giorgio tra i grandi genovesi di ogni tempo

Nel 1566 l’arma sparì dalla sua sede, trafugata da mano ignota. Il capo della famiglia, Giovanni Andrea Doria offrì una taglia di duecento scudi: una somma favolosa per l’epoca. L’importante era recuperare l’oggetto e riportarlo nella sua sede. Il bottino sembrava essersi volatilizzato.

Il ladro invece venne acchiappato. Qualche spiata nelle giuste orecchie ed i birri riuscirono a prendere il mariuolo: Mario Calabrese. Non proprio un perdigiorno ma  il sottocomito di una galera della Repubblica di Genova.

Venne giustiziato nel luogo dove il furto era stato commesso ovvero piazza San Matteo. Visto che aveva rubato qualcosa di prezioso anche la condanna fu eseguita seguendo lo stesso criterio: venne impiccato con una corda d’oro , proprio come in una ballata cantata da De Andrè e rivolta ad un certo Geordie.

Della spada non si seppe più nulla ma la lama – solo quella – fu recuperata nelle fogne di ponte Calvi  tempo dopo. Non venne più ripristinata nel suo originale splendore e un’elsa dipinta prese il posto di quella incrostata di gemme.

Rimase fino ai tempi moderni  infissa sul baldacchino dell’altare maggiore  e poi è passata nelle mani delle Belle Arti. Da lì non si hanno più notizie… che sia l’inizio di un nuovo giallo?

CATERINA DE FORNARI

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