Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Saturday July 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

8 marzo, la festa della donna comincia dal rispetto. Come nel 1300 a Genova.

L’autunno scorso all’Archivio di Stato di Genova si è tenuta una mostra documentaria molto bella e interessante legata all’esposizione di documenti notarili genovesi.

Forse perché mi trovavo in congedo matrimoniale o forse perché davvero aveva un valore unico e speciale, un documento mi ha particolarmente colpito. Si tratta di un atto del 20 giugno 1303. Una procura generale e un testamento di un certo Buscarello Ghisolfi, il quale conferisce alla moglie Grimaldina  la suddetta procura per l’amministrazione dei beni, il recupero dei crediti e le liti che potrebbero insorgere. Messer Ghisolfi non era un commerciante qualunque ma un mercante ricco e ben fornito di sostanze che – in quel frangente- veniva mandato in Oriente in missione diplomatica.

Cosa mi ha fatto accelerare il cuore?  Sicuramente la gran fiducia che Buscarello ripone in Grimaldina. Non è solo la consorte; egli fa di lei la capofamiglia  che può liberamente in tutto e per tutto agire come se fosse il marito lontano. Può amministrare il patrimonio, comprare, vendere, permutare, riscuotere crediti,  rilasciare quietanze, cedere diritti, prendere denaro a prestito, nominare arbitri, andare in giudizio, contrarre obbligazioni in nome del coniuge. E’ facoltà della signora scegliere uno o più procuratori che lavorino in sua vece e sta a lei decidere quale e quanto  potere affidare loro. Può muoversi e comportarsi come se il marito fosse presente e la approvasse in ogni gesto giuridico.

Dopo aver steso questa testimonianza scritta, il notaio prosegue l’atto redigendo il testamento di messer Ghisolfi. All’epoca si sapeva di partire ma non si era certi di tornare, quindi meglio premunirsi. Buscarello lascia a Grimaldina la tutela dei quattro figli maschi anche dal punto di vista economico e sociale. Altresì lascia alla moglie la cura e la scelta del destino – matrimonio o monacazione – per le due figlie femmine.

Colpo di scena nelle clausole testamentarie: la vedova non sarà ritenuta in nessun obbligo di rendicontazione per l’amministrazione dei beni del marito e delle spese per i figli. Può disporre dei beni del coniuge con la sua sola autorità senza possibilità di contestazione da parte degli eredi.

Cosa dedurre? Che la moglie era una donna con la testa sulle spalle e che di sicuro sapeva leggere, scrivere e far di conto speditamente: un capitano d’industria in gonnella nel XIV secolo.

Ciò che mi ha più colpito? Una considerazione che Buscarello fa riportare nel proprio testamento, ovvero il rimpianto del sempre troppo poco tempo trascorso a casa tra una missione e l’altra: un vero attestato di stima, amore  e rispetto coniugale.

Come diceva un proverbio saraceno?  Non ricordo le parole precise ma la sostanza era questa:  le donne sono come sassi. Alcune sono macigni legati alle tue caviglie, altre sono pietre preziose che pendono sul cuore .

Devo dire che Grimaldina è diventata il mio esempio. Vorrei essere una moglie come lei, ovvero una donna rispettosa del proprio ruolo ma anche un sostegno per il coniuge. Trovo in questo documento del XIV secolo molto dello spirito che dovrebbe permeare l’8 marzo e trovo che Buscarello – mercator medievale- sia rispettoso della donna e della sua essenza più di tanti uomini contemporanei che in questo giorno comprano mimosa solo per obbligo o per quieto vivere.

Forse è colpa  anche nostra: permettiamo che l’immagine della donna sia quella di una bella bambolina di cristallo da mostrare in giro, ma troppo fragile per fronteggiare le burrasche della vita. Non tutte le donne sono così. Molte sono fiori d’acciaio… affrontano le burrasche e come navi forti e veloci tornano in porto con le vele lacerate ma pronte ad affrontare ancora una volta il mare aperto.

CATERINA DE FORNARI

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