Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday July 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

1926. Gli ultimi giorni del Comune di Bavari. E oggi?

90 anni fa la «Grande Genova». 90 anni dopo resta la grande questione del decentramento. Più poteri e risorse ai Municipi per un rilancio dell’azione amministrativa sul territorio.

Con il regio decreto legislativo n. 74 del 14 gennaio 1926, firmato dal re d’Italia Vittorio Emanuele III e con­trofirmato dal capo del governo Benito Mussolini, veniva ufficialmente istituita la cosiddetta «Grande Ge­nova». Il succo del provvedimento era questo:

«Art. 1. I Comuni di Apparizione, Bavari, Bolzaneto, Borzoli, Cornigliano Ligure, Molassana, Nervi, Pegli, Pon­tedecimo, Prà, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Rivarolo Ligure, San Pier d’Arena, San Quirico, Sant’Ilario Ligure, Sestri Ponente, Struppa e Voltri sono riuniti nell’unico comune di Genova.»

Il decreto, superata l’indifferibile trafila burocratica (sarà perfezionato, dopo il successivo passaggio parla­mentare, con ulteriore regio decreto del 15 aprile 1926), sarebbe poi diventato operativo con decorrenza dal mese di luglio.

L’insieme delle vecchie municipalità che nel 1926 costituirono la “Grande Genova”

Dunque, proprio novant’anni fa vedeva la luce, territorialmente parlando, la Genova che ci siamo abituati a conoscere; ma moriva, assorbito nel capoluogo in compagnia di altre diciotto municipalità, il Comune di Bavari. Finiva così una lunga storia di “autonomia controllata” nei confronti del vicino centro urbano, durata se­coli.

Fu un bene? Fu un male? Il tema del decentramento e di tutto ciò che gli ruota attorno è quanto mai d’attualità, ed è da leggersi nel quadro d’insieme di una città metropolitana che, prese pure per buone tutte le giustificazioni possibili, certo non brilla nel campo della civica amministrazione.

Negli ultimi vent’anni, anzi meno, ben due riforme sono state varate a riguardo: nel ’97 l’accorpamento di 25 mini-circoscrizioni (già ex consigli di quartiere) in 9 macro-circoscrizioni; nel 2006 la trasformazione di queste macro-circoscrizioni in Municipi. La cittadinanza ne ha tratto beneficio? Ne è derivata una migliore gestione della cosa pubblica? Caliamo un velo pietoso.

La grancassa mediatica suonata da Palazzo Tursi aveva dato a intendere, dieci anni fa, che i nuovi Municipi sarebbero stati, a tutti gli effetti, dei piccoli Comuni (neanche tanto piccoli, a dirla tutta, se è vero che la media dei residenti in ciascuno di essi fa il pari con il totale degli abitanti del Comune di Savona).

Peccato che la sbandierata riforma restò lettera morta proprio al capitolo delle cose che contano: poteri decisionali e risorse economiche. Le deliberazioni dei Municipi non hanno valore vincolante. Le somme che essi gestiscono – parametrate al bilancio comunale – sono niente più che residuali.

Il machiavello sta tutto nella loro definizione statutaria come “organismi di partecipazione”. Che cosa vuol dire? Semplicemente che i Municipi sono configurati come un’associazione pubblica finalizzata a mediare tra il cittadino e Via Garibaldi (o il Matitone, poco cambia). Altro che piccoli Comuni! I Municipi dovrebbero essere, perlomeno, un’agorà; si riducono invece a essere uno sportello, uno sfogatoio, una camera di com­pensazione. In certi casi, non rari, persino una sala d’attesa «dove l’umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno» (forse).

Ricostruzione moderna dell’antico gonfalone comunale di Bavari

Perché il Comune di Genova insiste, con una caparbietà degna di miglior causa, nel non voler cambiare le cose né ora né mai? Perché non pianifica e mette in atto, finalmente, una riforma strutturale del decen­tramento che valorizzi a dovere questi enti di base, il cui personale – dirigenziale, amministrativo e finan­che politico – spesso e volentieri ha poco da invidiare a quello operante, per dirla con un’altra citazione dantesca, «colà dove si puote ciò che si vuole»?

Mettere i Municipi in condizione di operare sul serio e con più autonomia comporterebbe per assessori e dirigenti comunali la perdita di un po’ di potestas. Verissimo. Ma questo non significa “rivoluzione”; signi­fica “sussidiarietà”: è quel principio regolatore per cui se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può sostenerne l’azione. Nutriamo la ragionevole cer­tezza che Municipi che funzionano rappresenterebbero una marcia in più per l’intera città.

Insomma, Bavari (che in realtà comprendeva, oltre il paese omonimo, Fontanegli, S. Eusebio e Montesi­gnano) dalla bellezza di novant’anni non inalbera più lo stemma comunale. Viva la Grande Genova, per ca­rità, nessuna nostalgia del tempo andato; epperò, caro Sindaco e cari tutti che state in Comune, che ne direste di studiare, possibilmente insieme, metodi di governo e strumenti di partecipazione nuovi e utili a dare una scossa, almeno dal punto di vista amministrativo, a quella bella addormentata che se ne sta distesa da Nervi a Vol­tri fra le braccia del Bisagno e del Polcevera? Noi il sasso nello stagno l’abbiamo tirato. Attendiamo reazioni.

GRISU’ – Il Drago Buono

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