Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday August 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

1966-2016. È morto Govi, evviva Govi!

50 anni fa si spegneva Gilberto Govi, insuperato caposcuola del teatro dialettale genovese, popolarissimo simbolo della Superba

«Ma quante ghe veü pe’ moî!». Ma quanto ci vuole per morire. Sono le ultime parole di Gilberto Govi, che  il 28 aprile di cin­quant’anni fa, nel cordoglio generale di un’intera città, usciva dalla scena di questo mondo. Con lui se ne andava l’interprete per antonomasia non solo del teatro dialettale genovese, ma di tutto un certo tipo di genovesità novecentesca, ai nostri giorni pressoché sparita.

Il «mito di Govi» sorse lui vivente e lo trasformò da modello di recitazione in simbolo cittadino, accanto a san Giorgio, alla Lanterna, a Cristoforo Colombo e al Grifo: Govi non fu più il mattatore del palcoscenico, il caratterista che pre­stava corpo, voce e mimica (superlativa) ai personaggi delle “sue” commedie, ma l’incarnazione stessa del zeneize piccolo-borghese, guardingo, un po’ cinico, spesso e volentieri troppo at­taccato al peculio, furbo, disincantato e sardonico quanto basta.

“Govi”, come simbolo, è la sommatoria dei suoi personaggi e la loro quintessenza. Presi singolarmente, essi sono quasi sempre stereotipi o al massimo allegorie: emblematico, in quest’ultimo senso, il Felice Pa­storino di «Pignasecca e Pignaverde», esasperata raffigurazione del vizio capitale dell’avaritia. Raramente il Nostro si cimentò in ruoli di maggiore spessore drammatico o sociale e quando lo fece («Colpi di timone» o «Metallurgiche Tiscornia», per esempio) la risposta del pubblico fu ambivalente, non incoraggiante. La crisi di un uomo a cui è diagnosticato un male incurabile o il tema scottante della cogestione operaia della fab­brica, arricchiti di pathos ma depo­tenziati di vis comica, non destarono entusiasmo. Con suo forte scorno, peraltro, dato che, come tutti i comici, avrebbe desiderato affrancarsi – almeno qualche volta – dalla comicità.

Al suo pubblico piacevano macchiette tal quali l’esilarante e stranito sciü Steva dei «Manezzi pe’ majâ ‘na fig­gia», l’istrionico Faustin di «Quello bonanima», lo sfortunatissimo Fortunato Tavazza dell’«Indimenticabile agosto del 1925» o il buffo, stravagante, poetico portinaio Pellegro de «I Guastavino e i Passalacqua». Po­tremmo andare avanti a lungo. Ma non serve: “Govi” è la spremuta e il succo di tutte queste ma­schere, concepite dall’estro di autori come Niccolò Bacigalupo, Emerico Valentinetti, Luigi Orengo, Umberto Morucchio e tanti altri, poi indossate e riplasmate dal genio del capocomico nato sotto la Lanterna da una coppia di emi­liani in cerca di fortuna nel capoluogo ligure (già, incredibile a dirsi, non fu affatto un genovese d.o.c.!).

Oggi come ieri, quando un attore interpreta una parte che fu sua, s’usa dire: «fa Govi». È senza dubbio un limite, che però dimostra a chiare lettere come il punto di partenza e di riferimento, per chi faccia teatro genovese, è e resta lui, il mae­stro senza successori.

Sì, perché nessuno degli attori venuti dopo (penso soprattutto al sanremese Carlo Dapporto, che per anni si cimentò nel repertorio goviano, nonché al “nostrissimo” Gianni Barabino, forse il migliore della genera­zione successiva al grande Gilberto), pur con le proprie peculiarità, è riuscito ad andare oltre il dejà vu.

Mentre Govi, di concerto con i suoi autori, creò ex nihilo una letteratura teatrale comica in dialetto, dimo­strando il coraggio della novità e dello sperimentalismo (benché il suo archetipo rimanesse il “teatro borghese” affermatosi con Goldoni a fine ’700), chi venne dopo in sostanza si limitò a riproporre, mutatis mutandis, quanto ricevuto dalla tradizione precedente. Fedeltà senza innova­zione, in altri termini. Con la scomparsa, nel 1999, di Barabino, per di più, sembrava finito pure un certo modus professionistico di fare teatro in vernacolo, che ebbe in Govi il suo iniziatore e caposcuola. Da un paio di lustri si nota una reviviscenza soprattutto ad opera e per merito del bravo Maurizio Silvestri (anch’egli, come i predecessori, ancorato al repertorio goviano classico).

Proprio nella sua qualità di simbolo di Genova, Govi sbarcò anche in radio, sul grande schermo (duettando con un Alberto Sordi e un Walter Chiari alle prime armi) e all’interno dei primi rudimentali programmi tele­visivi (è rimasto celebre il suo Bàccere Baciccia, personaggio di «Carosello»). Ottima accoglienza ebbe, a li­vello na­zionale, la trasmissione in tv delle sue commedie (se ne sono conservate sei, più un atto di «Im­presa Tra­sporti»).

Govi, con la sua arte scenica, la sua mimica irresistibile, la sua voce chiara, rotonda e cantilenante, godette di una immensa popolarità a Genova, in patria e all’estero (memorabili le sue trionfali tournée sudame­ri­cane in mezzo alle centinaia di immigrati di origine ligure). Una popolarità che, pur ridimensionata da un’epoca – la nostra – spaparanzata in un presente ritmato soltanto dal crepitio del progresso tec­nologico, mira­colosamente sopravvive.

Per tanti genovesi, Gilberto Govi è «uno di famiglia». Se la Genova “ufficiale” gli volesse (e si volesse) an­cora un po’ di bene, non si limiterebbe a celebrarlo adesso per mero obbligo formale, ma rispolvererebbe un po’ più di frequente il suo ritratto, non per gusto archeologico, semmai con l’intenzione di conservare e tramandare un retaggio, un patrimonio, una cultura. Per non fargli fare la fine (in questo caso proprio im­meritata) di quel fedi­frago «bonanima» che, incorniciato e suffragato con ceri, sospiri e preghiere, lo faceva dar di matto sul proscenio.

ALESSANDRO MANGINI

 

Per un esauriente profilo biografico di Gilberto Govi, rimandiamo alla pagina web dedicatagli dall’enciclopedia online Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Gilberto_Govi

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