Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday June 3rd 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

San Desiderio, un cammino di fede da Bavari in Francia (e oltre)

Tra storia e leggenda, la tradizione ricorda la figura di Desiderio da Bavari, pio contadino della Valle Sturla, divenuto nel IV secolo vescovo di Lingone, nella Gallia romana, morto martire durante un’invasione barbarica.

La vicenda di san Desiderio ci riporta alle origini stesse del cristianesimo e ai primi passi della sua diffusione nel continente europeo, mentre tramontava, in occidente, l’unità politica, amministrativa, culturale assicurata per secoli dall’Impero Romano e un nuovo “sistema” di governo civile e spirituale (il feudalesimo di matrice franco-carolingia) non le era ancora subentrato.

Apparizione della Vergine a San Desiderio nei campi, in Valle Sturla.

Difficile, in casi come questi, distinguere tra storia e leggenda. La tradizione, suffragata dalle ricerche di diversi studiosi di cose ecclesiastiche, racconta che Desiderio nacque tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C., nelle campagne di Bavari, nel genovesato, in una località denominata Fràvega (suppergiù nella zona dove oggi sorge la chiesa parrocchiale di San Desiderio in Valle Sturla).

Desiderio doveva essere uno dei primi cristiani del luogo (è noto che il cristianesimo raggiunse in prima battuta le città e solo in un secondo tempo si diffuse nelle campagne, rimaste a lungo pagane). Si dice che frequentasse un santo eremita, ritiratosi a far vita di preghiera e di penitenza su quelle colline, a distanza di sicurezza dal caotico centro urbano.

Langres ai giorni nostri

Alla morte del suo secondo vescovo, la comunità cristiana di Lingone (oggi Langres), piazzaforte della Champagne francese, non riusciva ad accordarsi sul nome del successore. Voci celesti si udirono proclamare: “Desiderio è il prescelto, Desiderio sarà il vostro vescovo!”. Ma a Langres nessuno si chiamava Desiderio. Fu così che una rappresentanza di clero e fedeli decise di recarsi a Roma, per far dirimere la questione a papa Giulio I; il quale, anziché nominare il nuovo vescovo, avrebbe dato un responso sibillino: “Sulla strada del ritorno il vostro desiderio sarà esaudito”.

Rimessisi in cammino verso la madrepatria, i langresi, giunti a Sturla, cominciarono a risalire la val­letta omonima (forse per approvvigionarsi), fino ad at­traversare una zona colti­vata dove un aratore era intento a stimo­lare i suoi buoi re­calci­tranti, escla­mando a viva voce: “Per la vita di De­siderio, an­drete!”. Quel nome calamitò la loro at­ten­zione sul villico. Avvi­cinatolo, egli si qualificò come “Deside­rio, servo di Gesù Cristo”. I pellegrini compresero all’istante che quello era l’uomo designato da Dio come loro pastore. Ma egli si schermì, al punto di piantare di colpo il ba­stone in terra col dire: “Amici, io sarò vo­stro ve­scovo quando questa verga fiorirà”. Ed ecco che il pezzo di legno si sa­rebbe immediatamente ricoperto di foglie, fiori e frutti, in­du­cendo Desiderio a obbedire alla mani­festa vo­lontà divina. Con­sulta­tosi con l’ eremita, ottenne la sua benedizione. Fu pertanto accompagnato a Langres, dove ricevette l’ordine sacro.

San Desiderio, la statua esposta al culto nella parrocchia del paese omonimo

Del suo ministero episcopale si sa poco. Il grande padre della Chiesa s. Atanasio di Alessandria, campione dell’ortodossia cattolica, lo menziona fra i partecipanti al concilio di Sàrdica (l’odierna Sofia, in Bulgaria), durante il quale i vescovi occidentali proclamarono nuovamente la retta fede nella Trinità e il primato del vescovo di Roma, contro l’eresia ariana che li negava.

La sua vita fu troncata in maniera cruenta, allorché Langres venne accer­chiata da un’orda barbarica. Durante l’assedio, Desiderio si affacciò dai ba­stioni della città per im­plo­rare i barbari di ri­spar­miare i suoi abitanti, ottenendone in cam­bio oltraggi e mi­nacce. Il vescovo allora, per evitare stragi e distruzioni, si offrì in ostaggio, a ri­scatto della salvezza dei suoi concittadini. Uscito fuori delle mura, accompagnato da alcuni preti e diaconi, i barbari gli misero le mani addosso, lo torturarono e lo decapitarono insieme ai suoi compagni. Antiche agiografie tramandano: «Il martirio è circondato da segni pro­digiosi: una porta della città crolla; le gocce di san­gue perfo­rano un li­bro che il santo teneva in mano, senza can­cellarne i ca­ratteri; infine, an­che per lui si narra il mi­ra­colo dei cefalo­fori, cioè portatori nella mano del proprio capo».

Sulla scorta dei dati a disposizione, è lecito af­fer­mare che un Desiderius episcopus visse nella piaz­zaforte gallica di Lin­gone, verso la metà del IV secolo. Cadde vittima nel corso di un’invasione bar­ba­rica. Una tradi­zione basso­medie­vale – attestata sia in Fran­cia sia in Ita­lia – lo vuole originario di Ge­nova, nativo di un borgo campa­gnolo poco di­stante dalla città marinara.

La memoria e il culto di san Desiderio, vescovo e martire, oltre a propagarsi in diverse regioni a cavallo tra Francia e Italia, sono rimasti vivi sino a oggi tanto nella sua antica diocesi, quanto nella terra che gli diede i natali. Proprio lì, poco sotto Bavari, a meno di 10 chilometri dal centro di Genova, l’antico borgo di Fràvega, estesosi e ramificatosi in rioni e frazioni, da secoli è diventato l’attuale paese di San Desiderio in Valle Sturla. La sua ricorrenza liturgica cade il 23 maggio.

L’epitome latina di un agiografo secentesco, il genovese Cal­cagnino, rias­sume in poche parole la vita del santo: DANT LIGURES ORTUM, MITRAM DANT NUMINA, PAL­MAM VAN­DALUS, AT TUMULUM LINGONES, AS­TRA DEUS. I liguri gli danno i natali, gli angeli la mitra, il bar­baro gli dà la palma (del marti­rio), i langresi il sepol­cro, Dio gli dà il cielo.

ALESSANDRO MANGINI

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