Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Saturday July 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Genova, gli errori-orrori della toponomastica

Quante volte nel tradurre da una lingua a un’altra facciamo errori di trascrizione o semplicemente attribuiamo un vocabolo di una  ad un altro idioma? Simili errori sono capitati e capiteranno ancora. Alcuni sono impressi nelle targhe della città.

Salita della Tosse

Passando da San Vincenzo si incontra un’erta che si chiama: Salita della Tosse.  In cima cosa ci sarà: slargo della bronchite? Piazza della Broncopolmonite? Mah… In realtà, per i nostri avi quella era la  Montâ da Tuscia. Si tratta di un retaggio antico, risalente addirittura ai Romani. Sotto l’imperatore Augusto ci fu una divisione delle province e la VII Regio comprendeva Lazio, Umbria, Gallia Cisalpina e Mar Tirreno: era la regione della Tuscia. Con lo stesso nome viene ribattezzata la marca longobarda di Lucca.

Così per secoli, dai piani del Bisagno si arrivava in cresta ai monti proprio passando per la Montâ, che permetteva di uscire dalla città e raggiungere le proprie destinazioni. Gli impiegati piemontesi – burocrati sabaudi – non si fecero tante domande e italianizzarono ogni vocabolo dando così il nome di Salita della Tosse. E fosse stato il loro unico errore…

Il bellissimo borgo marinaro di Boccadasse si chiama così perché vista dal mare l’insenatura ha proprio la forma di una Bócca d’âze cioè una bocca d’asino. Ecco italianizzato il tutto in: Boccadasse.

Pure la bella terra sarda non  è riuscita a ripararsi da queste “asinerie”. Il famoso Golfo Aranci non ha mai visto un albero d’arance in vita sua. Per i locali era il: Golfo li ranci cioè golfo dei granchi. Anche qui un solerte travet ha lasciato la sua impronta.

Dopo questi macroscopici sfondoni direi di non arrabbiarci più se la burocrazia ci fa trottare da un ufficio all’altro. Potrebbe fare di peggio!

CATERINA DE FORNARI

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