Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday August 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

“Butta la pasta che arrivo!”

Stamattina stavo preparando il minestrone alla genovese, quello dove pianti il cucchiaio di legno e lui sta lì, diritto come un soldatino di buone intenzioni.

A questo punto si è accesa un’animata discussione sulla filosofia del mondo, o meglio del mio mondo casa­lingo: ”Bricchetti o scuccuzun?”. Mi sono fermata a riflettere quanti siano i formati di pasta per noi geno­vesi.

I bricchetti che ricordano i fiammiferi di cui portano il nome nella forma e nella lunghezza. Gli scuccuzun ovvero puntine di pasta che si ottengono sfregando le mani tra loro. Derivano il loro nome da cous-cous a cui effettivamente somigliano.

Da bambina ricordo che per scuocerli bisognava lasciarli in pentola a fuoco vivo per due giorni! Oggi, dopo venti minuti son cotti. Brutti tempi anche per loro.

Le trenette, pasta lunga  a sezione quadrata sia fresca sia secca.  Sono piuttosto ruvide e si sposano bene con il tocco. Lunghe e avvolgenti con quel buon profumo di uova fresche. Mia nonna le preparava con i fa­giolini e le patate; sembrava un arricchimento del piatto, ma in realtà si trattava di un risparmio. Aggiun­gendo la verdura – meno pregiata – si buttava meno pasta all’uovo e c’era la sua “bella convenienza”. Le trenette co-o pesto sono una delle tante eccellenze della nostra cucina.

Esistono pure le trenette avvantaggiate ovvero quelle con farina integrale. Il vantaggio?  Economizzare sulla materia prima ovvero la farina di grano duro.

Dulcis in fundo…come scordarsi le nostre care trofie?  Nel dialetto ligure la parola trofia  in realtà vuol dire gnocco e trofietta è uno gnocchetto.  L’etimologia non è ben chiara. Potrebbe derivare dal genovese stru­fuggiâ cioè strofinare, ovvero il movimento che compie la mano per arricciolare la pasta sul piano di lavoro. C’è chi la vede sotto una luce più colta e crede che derivi dal greco trophe cioè nutrimento.

Sono comparse anche delle versioni colorate: nere per il nero di seppia, marroni perché contenenti farina di castagne. Quest’ultime condite con il sugo di noci sono una festa per il palato.

Confesso che il mio condimento preferito è il profumato e gustoso pesto; con le trofie bianche è un piatto da re. Del resto, cosa vuol dire la parola basilico? Erba del re!

Quindi mettiamoci seduti e incoroniamoci re della tavola.

CATERINA DE FORNARI

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