Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday July 12th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Cinghiali ovunque, c’è chi dice “basta!”

In corso di costituzione il “Comitato per l’eradicazione dei Cinghiali e dei Caprioli a Genova e in Liguria”

Cinghiali come caterpillar: distruggono le colture, provocano danni totali agli orti e alle recinzioni, demoliscono le piante da frutto, attaccano anche i vigneti; portando danni agli agricoltori e ai cittadini che coltivano la terra demolendo anche i muri a secco tipici della nostra Liguria, creando danni anche per svariate centinaia di migliaia di euro.

E non mancano le capatine esplorative, da parte dei cugini del maiale, in città e nelle delegazioni cittadine: sempre più frequenti sono gli avvistamenti, tra paura e stupore, vicino ai centri cittadini e lungo le strade dei comuni della Liguria e della città di Genova.

E i cinghiali come se nulla fosse continuano a nascere a moltiplicarsi  e a devastare tutto ciò che incontrano. Formano vere e proprie colonie che nell’ultimo decennio si sono insediate nelle zone collinari, con una crescita esponenziale. Incontenibile.

I cinghiali sono mammiferi artiodattili della famiglia dei suidi, dalle straordinarie doti di resistenza ed adattabilità, al giorno d’oggi considerati una delle specie di mammiferi a più ampia diffusione. Ed è proprio Lui, il cinghiale, una delle specie faunistiche che sta causando i danni maggiori e più estesi nei terreni dell’area ligure.

E a complicare ulteriormente il quadro della situazione, già grave di suo, si aggiungono politiche di gestione inadeguate e carenti sotto il profilo tecnico e organizzativo. Va evidenziato come la Politica, fino ad oggi in Liguria, abbia sottovalutato il problema e la Regione si trovi sprovvista delle indispensabili basi tecnico-scientifiche e di un’adeguata programmazione e coordinamento degli interventi e di mitigazione del danno.

Non è strano leggere, sui quotidiani locali, il rimbalzo di competenze e di responsabilità tra i vari enti interessati, su chi debba intervenire e su chi debba risarcire i danni subiti dagli ungulati.

Di una cosa però siamo certi noi cittadini: riuscire a gestire una popolazione di cinghiali significa adattare la sua consistenza e la sua struttura alle capacità dell’ambiente, minimizzando nel contempo i danni economici ed ecologici che essa può arrecare e i conseguenti contrasti sociali.

Quindi, sarebbe auspicabile che venga adottata una strategia regionale di gestione del cinghiale basata su un’opportuna armonizzazione e coordinamento degli interventi che si eseguono nelle aree protette, nelle aree contigue, negli ambiti territoriali di caccia. Oggi invece la situazione risulta complessivamente caratterizzata da una carenza di criteri di gestione venatoria omogenei ed uniformi che permettano un controllo programmato e “responsabile” della specie.

A tale scopo (e per rendere sensibile a tale problematica le istituzioni) è in fase di costituzione il Comitato per l’eradicazione dei Cinghiali e dei Caprioli a Genova e in Liguria. Tale Comitato si prefigge di diminuire la densità di cinghiali, caprioli, daini sul territorio regionale ligure, specie in quelle aree dove la loro presenza crea gravi problemi al mantenimento dell’equilibrio naturale del territorio, alle coltivazioni e alla sicurezza sulle strade (che è diventata un’emergenza improcrastinabile).

I danni alle coltivazioni agricole, i danni provocati dall’attraversamento delle sedi stradali, causati dal sovradimensionamento di queste specie selvatiche, non sono più tollerabili. La crescita inarrestabile ed esponenziale di questi animali è tale che il disequilibrio dei nostri sistemi, se non interveniamo, è destinato ad aumentare.

Il nostro obiettivo finale è quello di tutelare la sicurezza delle persone, salvaguardare le produzioni agricole, i nostri muri a secco e, soprattutto, di preservare la biodiversità.

Anche alla luce dei dati sull’incidentalità e sui danni provocati da questi animali che stazionano oramai giornalmente in città, nei campi dedicati all’agricoltura e in prossimità di arterie stradali (extraurbane e autostrade), si propone di procedere con l’eradicazione di tali specie per un perimetro di 15 km dai centri abitati: nelle zone boschive sarà tollerata una densità di caprioli e daini di due unità per ogni cento ettari e di un capo per i cinghiali.

Per raggiungere tale scopo si propone una caccia di selezione per tutte le specie interessate e per un periodo ampio del calendario.

Inoltre si chiede che venga data la possibilità agli agricoltori e ai cittadini proprietari di un orto, di poter gestire le catture sulla proprietà fondiaria mediante l’uso di chiusini forniti direttamente dalle autorità competenti. L’affidatario avrà la facoltà di provvedere allo spostamento dei chiusini e all’abbattimento dei soggetti catturati. Dovrà poi conferire i capi abbattuti al centro di lavorazione delle carni autorizzato per i controlli previsti dalla normativa.

Per quanto riguarda invece la quantificazione, rifusione e prevenzione dei danni, si auspica la creazione di un unico contraente, poiché è impossibile a tutt’oggi relazionarsi con i vari enti preposti (Amministrazioni provinciali, Enti parco, Ambiti territoriali di caccia, Aziende faunistico-venatorie).

ANDREA CEVASCO

(primo firmatario del Comitato)

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