Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday September 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

1° novembre, Bavari ricorda i Caduti

La memoria della Grande Guerra sopravvive ormai negli ingialliti documenti di un secolo fa e in qualche pionieristica e consumata pellicola in bianco e nero. I protagonisti e i testimoni, grandi e piccoli, per le leggi inesorabili di Crono, non sono più da tempo in mezzo a noi. Nonostante ciò a Bavari si continua a perpetuarne il ricordo, consapevoli che, come recita la scritta apposta al monumento ai Caduti, «la guerra è la rovina dei popoli».

Mossi da questa intenzione, la mattina di martedì 1° novembre un discreto numero di cittadini, insieme alle Associazioni locali promotrici (Croce Azzurra, Società Mutuo Soccorso e Circolo ACLI, presenti con i rispettivi vessilli) si sono riuniti sul sagrato della Pieve di San Giorgio: dopo il canto della Leggenda del Piave, la cui melodia è stata diffusa dagli alto­parlanti della torre campanaria per gentile concessione della parrocchia, il prof. Luca Valerio, a nome del Municipio Levante e in rappresentanza del Presidente Nerio Farinelli, ha tenuto l’orazione ufficiale (che riportiamo in calce all’articolo), mettendo in luce gli aspetti positivi e negativi degli eventi di cento anni or sono.

È stata quindi fatta pubblica menzione dei nomi dei Caduti di tutte le guerre, dopo di che alcune alunne delle classi IV e V della Scuola Primaria «Gioiosa», Anna Carpanese, Alice Parodi e Noemi Gennarini, preparate dalle maestre Franca Taddei e Stefania Erbolaio, hanno dato lettura dei loro elaborati sulle figure di alcuni soldati bavaresi morti al fronte ad esito dei combattimenti sostenuti e delle ferite riportate. Il contributo della Scuola è stato reso possibile grazie alle ricerche compiute dal dr. Marcello Villa, da anni appassionato cultore di queste “pa­gine” di storia locale.

Un rappresentante dell’Arma dei Carabinieri (Stazione di Molassana), intervenuta alla manifestazione, ha poi deposto una corona d’alloro al monumento ai Caduti. Le note del silenzio, suonate dal trombettiere, e la susseguente benedi­zione impartita dall’arciprete p. Riccardo Saccomanno hanno concluso questa prima parte di commemora­zione. Quindi, in composto corteo, i presenti sono saliti fino al locale cimitero, dove, dinanzi al sacrario dei Caduti, si è svolto un momento di preghiera in suffragio di tutti i defunti officiato da padre Riccardo.

(Redazione)

 

Orazione Ufficiale

Vorrei iniziare citando una poesia di Ungaretti, Veglia, perché davvero incarna lo spirito della prima guerra mondiale, di coloro i quali andarono in trincea. E Ungaretti andò due volte in trincea, prima sul fronte ita­liano, poi su quello francese, avendo vissuto egli stesso a Parigi.

Un’intera nottata / buttato vicino / a un compagno / massacrato / con la sua bocca / digrignata / volta al plenilunio / con la congestione / delle sue mani / penetrata // nel silenzio / ho scritto / lettere piene d’a­more / Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita.

Nelle parole di Ungaretti c’è la morte, l’orrenda morte della guerra, la granata che arriva e che colpisce il compagno e che se ne va con la faccia straziata, ma paradossalmente c’è anche l’amore, l’amore per chi muore, e per chi c’è. Altrettanto paradossalmente c’è la vita: lo stesso poeta lo afferma: “non sono mai stato tanto attaccato alla vita”, dopo aver visto la morte.

Morte e vita, quindi, all’interno della dimensione-guerra. La prima guerra mondiale fu metafora e allegoria di questo fenomeno. La guerra di trincea ne è l’esempio, da quello che riportano le cronache e i giornali dell’epoca. Penso alle battaglie dell’Isonzo, che fossero quelle “trionfali” del 1915 o la disfatta Caporetto. Si avanzava o s’indietreggiava di millimetri quotidianamente. Si stava in condizioni igieniche oltre il limite della sopportazione, magari solo per tre mesi, come teoricamente era il periodo di ferma nelle trincee del nord-est. Si condivideva tutto con i compagni di trincea. TUTTO, dal gelo al caldo. E si stava di fronte a un nemico che, comunque, era un UOMO.

Ma si combatteva. Si combatteva fino in fondo. Si combatteva per una Patria che stentava, a 55 anni dall’Unità d’Italia, ad avere un volto preciso. Quando si è di fronte a un monumento che celebra i caduti per la patria, come ora, abbiamo il dovere morale di fermarci e di riflettere. Persone hanno combattuto per un’idea. Sono da rispettare e da omaggiare. L’Italia ha raggiunto la sua vera identità finale nel 1918, ed era forse dal 476 d.C., cioè dalla fine dell’impero romano d’Occidente, che si reclamava l’unità della nostra na­zione.

Viva l’Italia!

Luca Valerio – Consigliere Municipio IX Ge-Levante

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