Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday August 12th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Me vegne in cheu… o Trallalero!

Me vegne in cheu quande… e così parte il treno al binario dei ricordi. La persona a cui devo di più nella mia vita è la mia Lalla. No, non era una zia ma la mia tata o, come si dice oggi, babysitter. In realtà è stata una nonna, una guida, una maestra con la sua semplicità, il suo gran cuore e l’enorme affetto nei miei con­fronti.

Era una donnina piccina e rotondetta che cantava sempre, in ogni momento della giornata. Mi ha insegnato che essere zeneize non dipende dal luogo di nascita ma dal cuore e dal carattere. Mi ha insegnato ad amare la mia città e le sue contraddi­zioni e a sentirmi parte di essa. E cosa più importante: mi ha insegnato a cantare. Non in senso accademico ma a cantare le nostre canzoni nella nostra bella lingua genovese.

Vecchia squadra di “Trallalero”

E così mi sono tornati in mente dei suoni che non sento da tanti anni. Chi di noi rammenta le squadre di canto? Forse i meno giovani; gli altri non hanno idea di cosa si stia dicendo.

La scuola genovese dei cantautori è famosa in tutto il mondo ma qui ci troviamo in ambito più popolare. Il trallalero deriva dal canto a crocchia di antica tradizione po­lifonica. Si tratta di gruppi vocali esclusivamente maschili che, solo con le voci,  creano una vasta gamma di sonorità vocali e strumentali.

Detta così sembra una roba accademica, in realtà si tratta di squadre di canto che si riuniscono per cantare insieme. Forse questo tipo di musica è nata sui moli dove gli operai del porto – naturalmente uomini – alleggerivano la fatica del lavoro dandosi slancio con le corde vocali.

Ogni squadra può essere composta da sette a dodici elementi. I cantori si mettono in cerchio per assimilare meglio le voci e per seguire i segnali di colui che porta a squaddra cioè dirige i compagni.

Le voci – indipendentemente dal numero dei componenti – sono cinque. Il tenore  detto o primmo intona il canto e guida l’esecuzione dando la giusta tonalità. Il con­tralto che gode di svariati appellativi come contræto, segóndo o in maniera birichina bagascetta perché canta in falsetto. Il baritono che insieme alla chitâra  mantiene il ritmo. La chitâra si riconosce perché è colui che tiene il dorso della mano davanti alla bocca per creare un particolare effetto sonoro, cioè una specie di corda pizzi­cata. I bassi divisi in “profondi” e “cantabili” sono sempre in un bel numero.

Era bello vedere questi cerchi – a volte improvvisati – di canterini di squadre diverse che, finita la competizione, si univano in un unico circolo e mischiavano le voci arri­vando dall’altra parte del mare.

Navigando nei social network ho scoperto un vecchio filmato con il sottofondo di una squadra di canto. La squaddra, detta alla genovese, era quella della UITE, cioè i tranvieri di una volta. Oggi la società si chiama AMT, ci scarrozza in giro con i bus e i tram sono diventati un nostalgico ricordo. Anche il dopolavoro degli autisti aveva il suo trallalero.

Il nostro canto è una tradizione antichissima. Già Plinio il Vecchio nelle sue Naturalis Historiæ diceva che «Ligures còncinant» ovvero i Liguri cantano, hanno la cantilena.  Avete mai fatto caso quanti cori ci sono in questa nostra terra ligure? Tantissimi, spaziando dalla musica sacra, all’opera al gospel e via cantando.

Del resto, quando vogliamo dire a qualcuno che ha un accento zeneize particolar­mente marcato lo si apostrofa così: «Berettino, che còccina!» e còccina vuol dire, in genovese: accento, cantilena. Deriva dal latino còncino, -is, concinui, concìnere che vuol dire “cantare insieme”.

Eh sì! Purtroppo i nostri zueni non possono immaginare l’allegria di quei tempi in cui si aveva poco da cantare ma si cantava comunque per sconfiggere i tempi grami della povertà e della fame.

Oggi siamo di nuovo in crisi? E se per dare un po’ di gioia tornassero i trallalero di una volta? Sarebbero un raggio di sole in un’epoca decisamente grigia.

CATERINA DE FORNARI

Lascia un messaggio

Tu devi essere loggato Inserire un commento.



Better Tag Cloud