Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday July 8th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Farinata, un piatto tutto d’oro

Nei negozi di casalinghi fanno bella mostra delle grandi teglie in rame che lasciano perplessi i turisti sul loro utilizzo. Una pizza così grande?  Per venti persone? No, bisogna spiegare ai foresti che quelli sono tién per la farinata.

È un piatto povero a base di farina di ceci, acqua, sale e olio; il calore del forno fa il resto.

Già presso i Greci o i Romani erano conosciute certe pappette, «puls», a base di ceci e acqua. Si sa, i poveri non se la passano bene in qualunque evo storico e si arrabattano come possono per mettere insieme un pasto decente, magari gustoso… se ci riescono.

La farinata nostrana ha una storia gloriosa, ammantata da leggenda. Il fatto certo è questo: i Genovesi vinsero a mani basse nella battaglia na­vale della Meloria contro i Pisani, il 6 agosto 1284.

Il mito racconta che durante l’epico scontro le scorte alimentari dei Ge­novesi, depositate nelle cambuse delle navi, andassero incontro ad av­versa fortuna, ovvero si rovesciarono i sacchi con la farina di ceci e le giare d’olio andarono in pezzi; il tutto era stato spruzzato abbondante­mente di acqua di mare salata.

I cuochi erano disperati: gli equipaggi vittoriosi e affamati reclamavano a gran voce cibo da mettere sotto i denti. Che fare? Quei poveri chef di bordo, terrorizzati di finire in pasto ai pesci, fecero l’unica cosa possibile: servirono scodelle di pappetta informe ai marinai, che rifiutarono platealmente quel cibo lasciandolo sul ponte sotto il sole.

Miracolo! Ad agosto fa un caldo tremendo e quella brodaglia immangia­bile diventò bollente  e croccante spandendo un profumino che invogliava i succhi gastrici a lavorare. L’equipaggio agguantò le scodelle e via alla guerra dei cucchiai. Era nata la farinata!

Poiché i Genovesi sono fieri e con senso dell’umorismo, in spregio ai pi­sani il nuovo piatto fu battezzato: «l’oro di Pisa».

La storiella è carina ma non spiega  perché questa prelibatezza sia diffusa in tutto il Mediterraneo.

In Costa Azzurra la chiamano socca, a Tolone invece è cade.  In Versilia e nella zona di Pisa è detta cecina, mentre nel livornese è la torta di ceci e a Massa Carrara si chiede la calda calda. In Piemonte rifanno il verso a quelli di Massa perché è detta bella cauda. A Sassari sono legati alla pa­rola genovese perché è detta fainè. A Carloforte – dove sono genovesi d’asporto – è la fainò.

In giro per il mondo la farinata è andata al seguito degli emigranti e la tro­viamo in Argentina e Uruguay dove i zeneixi di terza o quarta generazione mangiano la fainà.  A Gibilterra, dove si era sistemata una colonia geno­vese nel XVIII secolo, è la calentita.

Ci sono anche le versioni rivisitate e corrette. In Sicilia le panelle – frittelle del palermitano – sono preparate con gli stessi ingredienti della farinata e poi fritte nell’olio. Uno spuntino da re è il panino con le panelle.

Insomma: tutto il mondo è paese!

CATERINA DE FORNARI

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