Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday June 3rd 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Non c’è Natale senza Presepe. A Bavari poi è anche vivente.

Giunto quest’anno alla sua terza edizione, il presepe vivente di Bavari non ha perso nulla della sua fre­schezza e della sua poesia. I parrocchiani dell’antica pieve di San Giorgio gli hanno dato vita sia la notte di Natale, sia la mattina dell’Epifania: in entrambi i casi la sacra rappresentazione – svoltasi tra il piazzale anti­stante la chiesa parrocchiale e il grande giardino alberato della canonica – è spiritualmente (e material­mente) confluita nella celebrazione dell’Eucaristia.

Nella sua semplicità, il presepe vivente ha seguito con scrupolo la narrazione evangelica: Maria e Giuseppe (interpretati da due coppie di sposi – una per ciascuna festività – divenuti genitori nell’ultimo anno) dap­prima hanno adempiuto il dovere civico del censimento presso un funzionario imperiale a ciò preposto; poi hanno domandato invano ospitalità presso la locanda di Betlemme; infine hanno trovato ricovero in una modesta ca­panna adibita a stalla. Lì si è misticamente rinnovata la nascita del Bambino Gesù, salutata dal canto degli angeli e dalla recita di alcuni versi poetici. Il giorno dell’Epifania, ha fatto inoltre seguito l’arrivo e l’adorazione dei Magi, dopo il loro incontro con il sospettoso e malintenzionato re Erode.

Il borgo di Betlemme era animato da tanti figuranti, uomini, donne e bambini, ciascuno impegnato in qualche arte o mestiere: l’oste (prodigo nel mescere vin brulè e cioccolata calda), il panettiere, il bottaio, l’arrotino, il fabbro, il legnaiolo, il calzolaio, il pescivendolo, il caldarrostaio, l’erbivendola. Non mancavano le lavandaie, le filatrici, natural­mente pastori e pastorelli con tanto di capre e pecore al pascolo, nonché la scuola con maestra e alunni. Quest’anno, eccezionalmente, il presepe è stato arricchito persino da un ponte tibetano.

L’obiettivo dell’iniziativa (ideata nel 2014 da fr. Giuseppe Vaja) è sempre lo stesso: rappresentare dal vivo il momento centrale della storia, la venuta nel mondo di un Dio che, per amore dell’umanità, ha voluto presentarsi come un bimbo povero e indifeso, facendosi simile alle sue creature per indicare loro l’unica via da percorrere: quella verso la luce della verità e la vita senza fine.

(Redazione)

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