Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday December 1st 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Mamma, li Turchi… ma che chìffari!

La mattina a colazione le alternative sono due: focaccia per chi ama il salato e brioche per gli amanti del dolce. A Genova nei bar e nelle panetterie più che dire brioche si chiede il Chìffaro. È una parola usata sol­tanto qui da noi. Fuori regione gli esercenti strabuzzano gli occhi e il zeneize di turno deve indicare con il di­tino la merendina nell’espositore di vetro.

Da dove viene il termine «chìffaro»? Si racconta che arrivi da molto lontano. Nel 1683 Vienna – capitale dell’impero austroungarico – non se la passava bene per niente. Era cinta d’assedio dalle truppe turche che si apprestavano a conquistare la città per espandersi poi in Europa. Scar­seggiavano farina e provviste e il pane si preparava con quel che si trovava.

Una notte buia e scura i fornai viennesi mugugnavano preparando l’impasto per la mattina.  Erano tal­mente esausti e sfiduciati che i borbottii si sentivano appena, a mezza voce. Mentre stanno lavorando odono  degli strani colpi, delle vibrazioni provenire dal pavimento. Sorci? Talpe? Qualche strano mostro di ferro e fuoco?

Il più sveglio dei fornai, Pietro Wendler, capisce al  volo: «Vuoi vedere che gli Ottomani stanno scavando nottetempo una galleria sotterranea per passare oltre le mura ed entrare in città?». Intuizione esatta. Molla tutto, infarinato e con il grembiulone corre al quartier generale, fa tirare giù dal letto il comandante e spiega la faccenda. Si mobilita l’esercito e con una manovra azzeccata l’impero austriaco e Vienna sono salvi.

I Turchi si ritirano e spariscono all’orizzonte. Giovanni III, re di Polonia, per celebrare l’evento chiede di pre­parare un dolce speciale. I fornai ci pensano su e creano una brioche a forma di mezzaluna chiaramente ispirata alla bandiera turca. In tedesco si chiama Kifferl. In Francia è detto brioche o croissant.

Eppure il chiffaro sembra francese perché diviene molto noto grazie all’arciduchessa d’Austria e Lorena Ma­ria Antonia, andata sposa al futuro re di Francia Luigi XVI. Noi la conosciamo con il nome di regina Maria Antonietta. Fu lei a portare la moda del chiffaro a Versailles. E sempre a lei venne attribuita l’infelice detto: «I Francesi non hanno pane? Mangino brioche». Questo è un bel falso storico, perché la frase fu pronun­ciata da una zia di Luigi XVI, la bisbetica Madame Vittoria.

Anche la storia del chiffaro viennese forse non è del tutto vera. La città di Budapest assediata dai Turchi nel 1686 ne rivendica l’invenzione. In ogni caso poco importa: l’importante è un momento di dolcezza che ci rimetta in pace con il mondo.

CATERINA DE FORNARI

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