Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday August 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Pasqua a tavola, c’era una volta

Tempo di Pasqua! Tutte le massaie degne di questo nome hanno da affrontare il solito dilemma delle feste comandate: “Cosa metto in tavola?”. Tutti i giorni mangiamo benissimo e trovare qualcosa di sfizioso e par­ticolare per i nostri cari diventa una sfida improba. Non parliamo poi di chi ha problemi con il cibo: chi è in­tollerante al glutine, chi al lattosio (la sottoscritta), chi è vegano e chi è vegetariano. Da venir matti!

Le nostre bisnonne non avevano questi problemi perché la fame si faceva sentire e picchiava duramente, quindi tutto quello che si portava in tavola di particolare era “un di più” sempre benvenuto e poi la tradi­zione imponeva delle portate di rigore che da sole indicavano la festa e la solennità.

L’uovo di Pasqua, simbolo di rinascita

Proviamo insieme e riscrivere un menù pasquale. Tanto per cominciare occorrono moltissime uova. Eh già! L’uovo è simbolo di fertilità e di rinascita dai tempi del mondo e la Resurrezione di Cristo è una rinascita dalla morte, quindi i vecchi simboli si vestono di nuovi e profondi significati.

L’uovo di cioccolato è spettacolare ma risale alla fine della Seconda guerra mondiale. O meglio, scambiarsi uova era normale a Pasqua, ma quelle di cioccolato erano riservate agli alto borghesi e ai ricchi in generale. Al top abbiamo lo zar di Russia che regalava alla zarina sua moglie uova preziose di Fabergè in oro, diamanti e rubini. Torniamo al nostro pranzetto, va’!

Dicevamo che le uova di cioccolato erano per pochi. E gli altri? Era usanza scambiarsi i cavagnetti, ovvero cestini di pasta che racchiudevano un uovo colorato; somigliavano a piccoli cestini con il manico e da qui il nome. Si regalavano ai bambini, se li scambiavano i fidanzati e a tavola ognuno aveva il suo bel cavagnetto davanti al piatto.

Incominciamo a portare in tavola l’antipasto: uova sode ripiene con trito di olive e capperi.

Per il primo: due ravioli non si disdegnano mai con un bel tocco preparato con tutti i sentimenti (anche se sarebbero più adatte le leitughe pinn-e, lattughe ripiene in brodo).

Secondo: qui ci possiamo sbizzarrire. L’agnello con patate è un classico. Già la Pasqua ebraica nella Bibbia è legata all’agnello, ma in questi tempi forse è meglio lasciar scorrazzare le tenere bestiole su un prato e tro­vare qualche alternativa gustosa, quindi una bella cima bella ripiena e saporita.

La classica torta pasqualina

Finalmente arriva l’ospite più desiderata: la torta pasqualina che si presenta con le sue trentatré sfoglie in onore agli anni di Gesù. Profumata e fragrante, invoglia tutti a chiederne una bella fettona.

E per dolce? Ognuno guardi davanti a sé, afferri il proprio cavagnetto e se lo sgranocchi di gusto. Colomba e cioccolato? Ubbìe da ricchi… magari tanto sciato toccherà ai nostri nipoti.

Qui – nella mia cucina del 1928 – tante storie non si fanno. Sentite? Le campane suonano a festa… il pro­fumo del mare entra dalla finestra aperta e mio marito dalla poltrona mugugna che c’è ancora da mettere tavola. Scusate ma devo tirar fuori la tovaglia di piquet, quella bella del corredo nuziale. Oggi è festa! Festeggiamo anche noi la Resurrezione dai peccati e dal male. Oggi è Risorto! È risorto davvero! Buona Pasqua!

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