Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Saturday July 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

I maneggi per maritare una figlia

Govi, indimenticabile protagonista de “I manezzi pe’ majà ‘na figgia”

Prendo spunto da una commedia recitata da Govi per ricordare con una punta di nostalgia i bei tempi andati.

È capitato anche a me – come credo a tanti di voi – di dovere smantellare la casa avita. Non si può salvare tutto e il cuore piange a dover separarsi da oggetti che da sempre abbiamo avuto intorno.

Quando ho dovuto mandare a gambe per aria la dimora dei miei genitori mi sono passate per le mani non so quante cose che da sempre hanno fatto parte della mia vita. Ho salvato i bicchieri di  finissimo cristallo e i piatti del matrimonio di mamma e papà.  Un bicchiere e un piatto sono finiti  in pezzi ma dopo sessant’anni non poteva andare altro che così. Che pena aprire gli armadi profumati di lavanda e trovare le lenzuola ricamate dalla mia mamma e prima ancora dalla mia nonna.

Pensare a quanti sogni su quelle tele: comprare le matassine di seta bianca per il ricamo risparmiando sulla paga da operaia di lanificio, orlare  e ricamare alla luce del lume a petrolio e ogni punto un palpito pensando allo “sposo dei sogni sognati”.

Il corredo delle spose di un tempo

E l’orgoglio di portare “in dote”, come si diceva, tutto l’armamentario per gestire una casa dal giorno del matrimonio all’eternità a venire. Si cominciava da bambine ad agucchiare e si finiva praticamente quando l’abito bianco – o quello della festa – era già appeso nell’armadio: la fierezza di mostrare alla suocera – a volte un tantino altezzosa aprendo le colme cassapanche – pezze di tessuti confezionati e ricamati. Sapere che si entrava in una nuova famiglia portando il necessario e il di più perché non c’era vergogna maggiore che presentarsi “con la sola camicia indosso”.

In una scatolina ho rinvenuto perfino delle fasce ricamate per avvolgere quelli che sarebbero stati i futuri figli che il destino avrebbe loro mandato.

Arrivata in fondo al ripiano in alto dell’armadio, in piedi su una seggiola, allungando la mano per controllare che non ci fosse più nulla mi sono punta il dito con un filo di ferro: era il bouquet da sposa della mia mamma. Ormai un fantasma raggrinzito di un amore che fu ed è ancora poesia in un posto dove il tempo non conta più.

Guardo le foto di una giovane coppia di sposi innamorati nel 1956… sembra ieri. Che malinconia!

CATERINA DE FORNARI

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