Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Friday February 23rd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Una porta per una città

Ebbene sì, lo ammetto: mi piace passare del tempo al computer cercando – grazie ai motori di ri­cerca – vecchie immagini di una Genova che non c’è più. A volte sembra che ben poco sia cambiato; certe vie sono rimaste suppergiù tali e quali, mentre altre hanno stravolto radicalmente la propria imma­gine. Puntualmente mi intenerisco e mi commuovo.

Una domanda mi affiora tra le sinapsi: ma un uomo medievale come avrebbe potuto distinguere una città da un paese? Quali caratteristiche avrebbe colto? Rimuginando e ricercando sono arrivata ad un punto di svolta: un homo del basso medioevo alla domanda: «Zena è una città?» avrebbe risposto sicuramente così: «Certamente». Il suo ragionamento sarebbe basato su alcuni fattori: è una città per­ché c’è la sede vescovile e le mura fanno la differenza con il contado. Le mura salvano dai peri­coli esterni, limitano la libertà di uscita di cittadini e forestieri e filtrano il movimento di uomini e merci.

Porta Soprana

Uno dei simboli di Genova, insieme alla Lanterna, è Porta Soprana, che dal 1276 è stata l’ingresso orientale alla città del medioevo. Fa parte di una serie di porte collegate alle Mura che furono erette  per difendersi dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1155. Oggi voglio puntare gli occhi sulla So­prana in particolare. Pare che l’ingresso che noi oggi conosciamo sia un rifacimento di una vecchia porta di epoca romana. Ai tempi era detta Superana perché era più alta di 14 metri rispetto alla porta di ponente detta Sottana.

La Soprana nel XIII secolo chiude una città compresa tra Castello, Civitas e Burgus. Ai nostri tempi, molti palazzi racchiusi in quest’area continuano ad essere funzionanti e abitati. Passando sotto l’arco d’entrata in una lapide sono rimasti i nomi degli artisti che costruirono l’opera d’arte e anche i nomi dei consoli. Del resto questo capolavoro fu un eccellente mezzo di propaganda per le autorità.

Visto che «semmo a Zena» i nostri progenitori non vollero smentirsi. Per edificare questo monu­mento raccolsero e riutilizzarono il materiale che poteva essere riciclato da preesistenti manufatti; le due colonne marmoree che incorniciano l’arco vengono quasi sicuramente da Oltremare,  dove le colo­nie genovesi erano sempre più potenti e forti.

L’esterno della Soprana è arrotondato per assecondare le leggi della fisica che permettono a un colpo di ballista di “scivolare” su una superficie curva. La parte interna invece è piana e per questo vista dall’alto osserviamo una forma a ferro di cavallo.

Il tocco finale è l’epigrafe accanto al fòrnice. La porta parla di se stessa come se fosse una persona e si racconta in latino  per essere da tutti compresa:

Sum munita viris, muris circumdata miris,

et virtute me apello procul hostica tela.

Si pacem portas, licet has tibi tangere portas,

si bellum quaeres tristis victusque recedes.

Auster et Occasus, Septentrio novit et Ortus

quantos bellorum superavi Ianua motus.

La lapide con cui Porta Soprana presenta se stessa

Nei vari testi che si occupano della storia cittadina viene riportata questa versione tradotta: “Sono mu­nita di uomini, circondata da meravigliose mura, / e per il mio valore ricaccio lontano le armi nemi­che. / Se porti la pace ti è consentito toccare queste porte, / se cercherai la guerra ti ritirerai tri­ste e sconfitto. / Austro e Occidente, Settentrione e Oriente sanno quanti tumulti di guerre io Ge­nova (cioè: io porta, lat. “ianua”) ho superato.” (1)

Siamo nel XXI secolo e ancora sta lì a veder passare il mondo che le sfila di fianco. Ne avrebbe da raccontare: storie di personaggi noti – re  e imperatori – e storie di persone comuni che insieme fanno la storia.

Mi consola pensare che semplicemente e senza rumore veglia sulle giornate e sui sogni di tanti ze­neixi proteggendoli ancora e sempre a modo suo.

CATERINA DE FORNARI

 (1) AA. VV., Porta Soprana, Genova città inaspettata, Genova, Sagep, 1998, p.3.

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