Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Monday February 19th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Divano e pantofole, se questo è Bavari…

Ma dov’è finita, a Bavari, la partecipazione? Il gusto e il bisogno della cittadinanza attiva? Il desiderio di “esserci”, quando si discute e ci si confronta sul bene comune, su quello spazio pubblico – fisico e civico – che tutti riguarda e che a tutti dovrebbe interessare?

Solo nell’ultimo mese la popolazione era stata invitata a interrogarsi su un tema sensibile (la sicurezza, con la proposta di installazione su strada di videocamere di sorveglianza) e, più in generale, sulle problematiche e le necessità del territorio, avendo a disposizione tutti – diconsi tutti – i candidati alla presidenza del Municipio Levante. In entrambe le occasioni, gli autoctoni intervenuti superavano a stento le due decine.

È desolante constatare come la stragrande maggioranza dei cittadini bavaresi di tutto ciò che è d’interesse pubblico platealmente e quasi spavaldamente se ne infischi, salvo poi, magari, gridare “al lupo, al lupo” quando si profila all’orizzonte qualche sgradevole imprevisto o quando là dove si puote ciò che si vuole si fa finta che periferie e delegazioni non esistano.

Assistiamo oggi all’ultima fase di quel vasto fenomeno di riflusso nel privato che prese il via nel corso degli anni Ottanta: qui come altrove, sia chiaro. Ma qui da noi, qui a Bavari, fa più male. Fa più male perché siamo pochi e dunque già di per sé con scarsa possibilità di incidenza; perché almeno in parte siamo ancora divisi da steccati più o meno storici (e sempre più privi di significato), che un sano pragmatismo avrebbe dovuto contribuire ad abbattere da un bel pezzo; perché ci eravamo illusi che la nostra società civile, specialmente quella engagé, l’associazionismo insomma, fosse in grado di mantenere alta la “tensione civica” della comunità nel suo insieme. E si badi: crisi della partecipazione significa tout court crisi della democrazia, con tutti i rischi annessi e connessi. Il “me ne frego“, non a caso, non è certo uno slogan indice di cultura democratica, a differenza di quell’”I care” (ho a cuore, mi importa) di felice memoria che fu il motto di don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana, nella quale una certa pedagogia della politica rientrava fra le materie fondamentali.

Così non va. Così non si fa altro che vanificare e delegittimare gli sforzi di chi ancora crede in una politica dal basso, fatta di valori e di impegno concreto. Così si dichiara collettivamente la propria resa a un sistema che di questo gode, visto che non ha davvero alcun interesse a stimolare il dibattito sociale e il protagonismo dei cittadini, anzi si fa forte nel ricevere – quando ancora la riceve – una delega in bianco che lo autorizza a fare e a disfare a proprio piacimento. Non si dà così nemmeno un bell’esempio ai giovani, che infatti appaiono sempre più slegati dallo stesso contesto nel quale crescono e si formano e sempre meno inclini ad assumersi responsabilità verso gli altri.

Non lanciamo invettive, dunque, contro i potenti e i tiranni, non inneggiamo al cambiamento o a chissà quale improbabile rivolgimento epocale, se poi, ai momenti di riflessione, di condivisione, di mobilitazione, preferiamo di gran lunga le pantofole e l’ignava comodità di un divano. Se questo è Bavari…

GRISU’ – Il Drago Buono

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