Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday August 11th 2020
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Settembre… si ricomincia!

Non so voi ma per me Settembre è sinonimo di anno nuovo. Forse per via del mio lavoro, che conclude l’anno scolastico il 31 agosto e fa cominciare le nuove fatiche il giorno dopo.

Settembre è sostanzialmente come gennaio: un mese di buone intenzioni e ottimi propositi. Andrò in palestra, mi metterò a dieta, leggerò di più, studierò con impegno e via di questo passo. Quanti di questi buoni intendimenti arrivano ad Ottobre? Ben pochi, di sicuro.

Quello che più mi tocca il cuore sono i Remigini ovvero i bambini e le bambine che entrano a scuola per la prima volta. Quando ancora la scuola primaria si chiamava scuola elementare e l’Europa non imponeva i suoi ritmi travolgenti, la campanella suonava per tutti i bimbi d’Italia il primo di Ottobre, giorno dedicato a San Remigio. Ecco perché i debuttanti nell’ambiente scolastico sono detti Remigini.

Mi fa tanta tenerezza vedere questi batuffoli, che hanno lasciato alle spalle da poco tempo il pannolino, calarsi sotto il peso di zaini traboccanti di materiale vario e variabile a seconda della classe: quaderni con gli anelli di tutte le tinte e disegni, album a fogli lisci e ruvidi, diari, astucci che contengono il kit del piccolo amanuense e più colori della tavolozza di Raffaello. La cartella pesa più dei cuccioli che la trasportano.

Quando li vedo così mi sento prendere dal magone. Così piccini e già così vincolati agli obblighi e alle scadenze. Quando entri in prima elementare sei invischiato – che ti piaccia o no – nel circuito produttivo in microscala e  avanzerai come un bravo soldatino classe dopo classe inesorabilmente fino al diploma o alla laurea magistrale e arrancherai fino alla pensione scalino dopo scalino.

Può sembrare un’offesa contro il corpo docente ma lo dico da testimone che lo vive sulla propria pelle ogni giorno. Sono entrata a scuola a nemmeno sei anni e non ne sono più uscita. Non so quanto bene faccia ai nostri bambini dare loro tanti impegni, scadenze, studi, corsi extrascolastici e sportivi fino a non lasciar più un minuto libero.

Comunque le mie restano solo considerazioni più o meno condivise. L’incubo della scuola però era, è e sarà presente ieri, oggi e domani per tanti piccoli e grandi scolari.

Navigando in Internet è spuntato fuori un tema scritto da  un alunno genovese di terza elementare. Il ragazzino faceva genovesamente di cognome Oddone ed è stato iscritto tra il 1909 e il 1910. Anche ammettendo che possa essere una bufala una peculiarità gliela dobbiamo riconoscere: rende bene lo stile del tempo.

Titolo del componimento: Come hai trascorso le vacanze estive (giuro che ancora oggi questo titolo diabolico gira per le classi). Svolgimento:

Le vacanze le ho passate come quelle dell’anno scorso che erano come quelle di due anni fa. Stavolta in più ho aiutato mio barba Berto che ffa il caigaro e gli facevo deslenguare la peisce nel cassuolino; così mio barba un giorno mi ha portato giù  a Voltri che c’erano i banchetti e sui banchetti c’erano i sigari, i pescetti ei recanissi che me ne ha comprato uno che me l’ho sussato ben bene prima di mangiarmelo.

Dalle galline non ci sono andato tanto perché mi hanno beccato e ci ho dovuto mettere il diacolone, mentre dai conigli ci ho fatto anche il barconetto con il mio papà. M’è piaciuto quella volta a S. Pietro, quando mia mamma ha fatto le lumasse e piumpò me le mangio tutte. Tutti i depiurdinari andavo a pescare nel beo; una volta ho preso una salaccata che sono andato a bagno perché sono montato sullo scoglietto che è sempre insavonato dove mia mamma e mia lalla ci roscentano i patelli.

Però queste vacanze sono state belle perché siccome ero promosso mio papà mi ha accattato una messoietta per segare l’erba e io mi sono demorato tanto che n’avrò segato per così.

E’ bello stare in vacanza perché botte ne prendo solo a casa e no anche dalla signora maestra e poi se vado a scuola desprendo di fare i massetti di radicione.

Se però bisogna venirci a scuola dico: Va ben è bello anche imprendere a leggere e scrivere.”

E come siamo lontani dai giorni odierni! Il piccolo Oddone praticamente lavora come aiutante dello zio in cambio di un bastoncino di liquirizia, si occupa degli animali di casa e riesce a ritagliarsi un po’ di spazio per fare il bambino e giocare. Quello che mi colpisce allo stomaco è la contentezza di restare a casa perché le botte sono solo domestiche e non si aggiungono  a quelle della “signora maestra”.  Dietro alle parole antiche si legge la povertà, la fatica di andare avanti ma anche la voglia di crescere presto e andare a lavorare perché i grandi sono fortunati: a scuola non ci vanno, vanno a lavorare!

Fuori dai cancelli della scuola, noi invece abbiamo ragazzi annoiati, già stanchi prima di entrare e cui importa poco di quel che accade intorno a loro. La bellezza della cultura ha ormai perso il suo fascino. Mi viene la voglia di dire: “Tolgo il disturbo” perché non sono un’animatrice turistica e non posso impressionarvi con effetti speciali da quattro soldi che fanno tanto “sciato”. Quello che posso offrire io è garantire la fatica dello sforzo continuo, della crescita personale costante e l’apertura mentale.

Ormai tutto ciarpame superato che non serve più.

                      CATERINA DE FORNARI

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