Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Friday May 25th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Deportazioni ante litteram: i Liguri nel Sannio

Ci scandalizziamo tanto davanti alle crude immagini di genocidi e crimini contro l’umanità. Non sappiamo però che una delle prime deportazioni della storia ci toccò proprio sul vivo e la sentimmo sulla nostra pelle.

Lo stanziamento delle tribù liguri prima della conquista romana

La tribù dei Liguri Apuani era indomita e fiera tanto da tenere testa all’esercito romano. La potenza di Roma mal digeriva un tale affronto e nel 180 a.C. decise di piegare una volta per tutti quei caparbi montanari, stanziati nell’odierno territorio spezzino.

Si presentarono, con folte legioni al seguito, due consoli che da poco avevano lasciato la massima carica dell’Urbe:  Publio Cornelio CetegoMarco Bebio Tanfilo. Gli Apuani si arresero immediatamente. Stupore da parte romana: ci si aspettava una maggiore resistenza e si sperava di usare queste tribù contro i rivali Celti.

Che fare di un popolo che si è arreso? I due consoli hanno una gran bella pensata: per mettere fine una volta per tutte alla contesa la cosa migliore è sradicare dal territorio gli Apuani e sistemarli da qualche altra parte, dove le reti di contatto devono essere tessute da zero, le alleanze valutate in un tempo lunghissimo e il territorio, completamente sconosciuto, deve diventare familiare.

La deportazione dei Liguri Apuani dal porto di Luni

Detto fatto: quarantamila Apuani, ovvero guerrieri, donne, bambini, vecchi, insomma un intero popolo, viene letteralmente fatto sbaraccare e deportato – sì, esattamente così – nel Sannio. Tito Livio scrive: «I Liguri, pregando ripetutamente che non li obbligassero a lasciare i luoghi dove erano nati, i loro Penati e le tombe dei loro avi, promettevano in cambio armi e ostaggi; ma resisi conto che non riuscivano a ottenere nulla e non avendo forze sufficienti per ribellarsi, finirono con l’obbedire all’ordine». Furono deportati a spese dello Stato romano, trattati come coloni, affidati loro pezzi di terra e consegnata una somma di denaro: il tutto gestito da una commissione di sovrintendenza romana.

I due consoli ottennero di poter sfilare in trionfo per le vie di Roma. E sai che vittoria! Niente schiavi per il sacrificio, ma solo animali che sfilavano davanti al cocchio: un trionfo di serie B. I più malcontenti furono i soldati, che da quest’occasione non ottennero niente come ricompensa e bottino. Niente schiavi da rivendere, niente tesoro da spartire tra commilitoni.

Gli Apuani – per massimo scherno – persero il nome. Furono ribattezzati Ligures Baebiani e Corneliani (dal nome dei due artefici del misfatto); rimarranno nell’Agro Taurasino per secoli, dimentichi del proprio valore e del proprio passato e dividendo il Pagus Æquanus degli Irpini con la colonia di Benevento.

Mi domando se una ricerca del DNA nel Sannio dimostrerebbe ancora l’ancestrale presenza degli Apuani.

CATERINA DE FORNARI



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