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Thursday October 18th 2018
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È arrivato l’imperatore: Carlo V a Genova

L’imperatore Carlo V

Il 12 agosto 1529 spuntò a Genova un visitatore molto speciale: Carlo V, re di Spagna, imperatore del Sacro Romano Impero, sui cui territori «non tramontava mai il sole».

Con lui arrivano sessanta navi comandate dall’ammiraglio Andrea Doria, amicissimo dell’imperatore. Sul molo tutto il popolo a festeggiare. Sono state innalzate per l’occasione colonne, statue inneggianti al monarca e, sotto metafora, al padrone di Genova in incognito, Andrea Doria. Alcune di queste opere tanto belle ma effimere erano state create da Perin del Vaga, uno tra i più famosi scultori dell’epoca.

Fu un tripudio ma non fu l’unico. Quattro anni più tardi l’imperatore Carlo si ritrovò a passare dalle nostre zone per imbarcarsi per la Spagna. Essere imperatore era un lavoraccio! Il sovrano girava praticamente tre quarti d’Europa portandosi appresso una corte itinerante con nobili, segretari, impiegati e la manodopera necessaria per mandare avanti con eleganza e sfarzo una popolazione nomade di una città sempre in cammino.

Carlo, stavolta, arriva a cavallo da Rivarolo e viene ricevuto  dal doge Battista Lomellino e altri senatori che lo aspettano a Capo di Faro, ovvero alla Lanterna. Tra l’altro il cavallo di Carlo è un purosangue ed è troppo possente per alcuni passaggi stretti della città. Si risolve il problema: si dona all’imperatore un magnifico asino bardato riccamente. Del resto Gesù era entrato a Gerusalemme in groppa ad un asinello, quindi anche l’imperatore può sentirsi lusingato.

Il Palazzo di Andrea Doria

Andrea Doria intrattiene il regale amico per dodici giorni nella sua villa di Fassolo, appena fuori le mura di San Tommaso (oggi è il Palazzo del Principe). Feste, balli, allegria e banchetti da favola. Uno in  particolare colpì la memoria.  La nave ammiraglia addobbata viene portata in  mezzo al porto e usata come una splendida sala da banchetto.

«Imperrocchè le mense quivi come per incanto nel mezzo e vago giardino imbandite, venivano rallegrate da melodiosi concerti di suonatori e cantori trasformati in deità marine, e le vivande recate in vasellami d’argento di gran prezzo; i quali tolti poi dalle tavole ad ogni nuova portata, e scaraventati nell’onde, si raccoglieano in fondo d’una larghissima rete appositamente distesa».

Siam genovesi, facciamo scignorate e in quanto a sciato non ci batte nessuno. Alla faccia delle stoviglie usa e getta!

CATERINA DE FORNARI

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