Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday April 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Crocifisso alla parete? Bene, se mette al centro l’uomo, non la “tradizione”

È cosa arcinota: il crocifisso (negli spazi pubblici) è motivo di contrasto. L’ultima polemica in ordine di tempo è scaturita dalla decisione del Municipio Levante (governato dal centrodestra) di collocare il sim­bolo della cristianità sulla parete dell’aula consiliare. Per di più, il simulacro adottato non è quello tipico, semplice ed essenziale, in uso in scuole, uffici, tribunali eccetera, ma una fedele riproduzione del “crocifisso di San Damiano”, quello che, narra la leggenda, parlò a Francesco d’Assisi. Per stile e dimensioni, non passa proprio inosservato.

La motivazione di questa scelta? La difesa delle tradizioni e la preservazione dell’identità nazionale. Tradi­zioni e identità non sono elementi secondari, tutt’altro, ma – ci chiediamo – siamo sicuri che la loro promo­zione competa, in modo così peculiare e prioritario, ai pubblici poteri e agli enti della civica amministra­zione?

Capita abbastanza spesso di fare confusione tra il concetto di Stato e l’idea di na­zione/patria. Lo Stato non è la nazione. Lo Stato è un’entità giuridica, la nazione (o patria) è l’insieme di terra, lingua, storia, cultura e costumanze di un popolo. Per intenderci: il nostro Stato è la Repubblica Ita­liana, la nostra nazione è l’Italia. Ne consegue che tradizioni e identità siano patrimonio della Nazione, non dello Stato, e che pertanto la loro promozione competa piuttosto alla società civile (al “popolo”), che non alla macchina statale e ai suoi piccoli o grandi ingranaggi.

L’Italia è una nazione a maggioranza cristiana-cattolica (almeno nominalmente), ma la Repubblica Italiana è, per volontà della nazione stessa, esplicitata nella Costituzione, uno Stato laico e acon­fessionale. È da questo principio che occorrerebbe partire.

Ciò detto, aggiungo un altro paio di considerazioni. È vero, il crocifisso non è solo un’icona religiosa, è anche un simbolo (e un retaggio) culturale. Ma non può essere ridotto unicamente a questo. È scorretto (blasfemo, in un’ottica di fede) farne una griffe da appuntarsi al bavero o un’arma con cui menar fendenti a destra e a manca. Perché al di là dell’icona e del simbolo, esso rimanda a un’umanità storica e concreta: quella di Gesù di Nazareth. Il quale non morì certamente su quella croce per fomentare battaglie identita­rie o per benedire questa o quella fazione politica.

Il crocifisso non è un ideogramma politico. È semmai, al netto della sua valenza religiosa, uno stigma etico, sociale, umanistico. Rappresenta – senza eccezioni – tutti i crocifissi della storia. I poveri, gli sfruttati, gli emarginati, i falliti, le vittime dell’odio, dell’egoismo, dell’ intolleranza. In quanto tale, è ben degno di comparire sulle nostre pareti pubbliche e private, ma solo alla condizione che il nostro agire, la nostra prassi (pubblica e privata), siano volti per intero, senza finzioni o accomodamenti, al servizio di quell’umanità dolente e abbandonata che l’Uomo confitto in croce riassume e incarna.

Affiggiamo pure il crocifisso alla parete del Municipio, dunque, se ci pare. Ma, per favore, in ordine a una motivazione di altra natura. Non “per tradizione” o per “salvaguardia dell’identità”; ma per mettere al cen­tro l’uomo – ogni uomo – e la sua originaria e irrevocabile dignità.

ALESSANDRO MANGINI

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